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Casa per prostitute, il gip convalida il sequestro: indagini in corso per smantellare l’organizzazione

L'affittuaria riceveva dalle due inquiline duemila euro al mese per restare nell'appartamento e continuare a svolgere la loro attività. SI ipotizza che alla base ci sia un'organizzazione che opera tra la Campania e la Puglia

Il gip di Campobasso, nelle scorse ore, ha convalidato il sequestro penale dell’appartamento tra via Monte Sabotino e via Monte San Gabriele, disposto dalla procura del capoluogo il 20 ottobre scorso. In quella casa si svolgeva regolarmente e da mesi , attività di prostituzione.

Quando per l’ennesima volta è intervenuta la squadra mobile, dopo che lo aveva già fatto a luglio scorso mandando vie le tre donne che vi abitavano, gli agenti hanno riscontrato la stessa situazione dei mesi precedenti.

Soltanto che fino a quel momento alle verifiche non era seguiti provvedimenti che potessero restituire decoro e serenità agli inquilini della palazzina. Che a più riprese, in denunce e per ultimo in un esposto diretto al capo della procura, avevano lamentato una situazione di invivibilità sopraggiunta da quando la casa era stata data in affitto a donne straniere solite avere “frequentazioni” sospette e “rumorose”.

Dalla casa, infatti, era ravvisabile un continuo andirivieni di uomini di ogni età, ad ogni ora del giorno o della notte, con rumori fastidiosi e urla che disturbavano la quiete del palazzo.

La denuncia, l’esposto, l’intervento della mobile fino al sequestro penale della procura che è stato convalidato anche dal giudice per le indagini preliminari.

Ma le indagini non son chiuse. Tuttora gli investigatori della sezione della polizia di stato sono al lavoro per capire se a favorire il meretricio negli appartamenti di Campobasso ci sia  – come spesso accade in questi casi – una organizzazione vera e propria dedita al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione.

Ci sarebbero elementi importanti che traccerebbero una pista diretta in questa direzione, intanto il numero di telefono utilizzato per gli appuntamenti. Forse un call center, visto che al telefono era solita rispondere sempre una donna che non era la stessa che poi si incontravano in casa.

Poi i soldi dell’affitto. Le ultime due donne che allocavano nell’appartamento in questione, consegnavano duemila euro al mese alla donna che aveva precedentemente affittato l’immobile e che era poi stata allontanata a luglio scorso sempre per lo stesso motivo. Una sorta di subaffitto che, stando anche a quanto emerso in corso di convalida firmata dal gip, terrebbero fuori da presunti coinvolgimento il proprietario dell’appartamento che secondo l’autorità giudiziaria non poteva sapere.

Aspetti tuttavia da chiarire e che saranno verbalizzati  e definiti negli di un’indagini che è ancora in corso.