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50 operatori contagiati negli ospedali molisani. Il presidio: “Gestione sbagliata e zero assunzioni, un disastro”

La mobilitazione dei sindacati davanti all'ospedale simbolo dell'emergenza sanitaria, l'ospedale Cardarelli di Campobasso: "Il personale non è tutelato e sta svolgendo turni massacranti perchè non si procede con le assunzioni. Sbagliato non scegliere un centro covid". Assieme ai rappresentanti di Fials, Cgil, Cisl e Uil anche alcuni infermieri: "Lavoriamo 12 ore di seguito, senza poter mangiare nè bere. I negazionisti? A loro diciamo che il virus esiste".

Antonio è uno degli infermieri del 118 impegnati nell’emergenza covid. “Siamo sotto stress, lavoriamo in carenza di personale: molti colleghi si sono infettati e non sono stati sostituiti. Dobbiamo sopperire anche a quest’altra carenza”. Fa un esempio emblematico: “Ho fatto l’ultimo tampone lo scorso 20 marzo e sabato scorso ho trasportato in ambulanza un paziente positivo. Nell’ambulanza siamo rimasti 5 ore in attesa che venisse ricoverato”. Al suo fianco una collega che, racconta, di essere dimagrita molto durante questo periodo di emergenza: “Ho perso 10 chili, anche perchè svolgiamo turni di 12 ore durante i quali non possiamo bere nè mangiare. La cosa più brutta? Aver sete e non poter bere”.

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Ci sono anche gli operatori sanitari al presidio organizzato questo pomeriggio davanti all’ospedale Cardarelli di Campobasso dai sindacati Fials, Cgil, Cisl e Uil. Attualmente nelle corsie dei nosocomi lavora meno personale di quanto ne occorrerebbe. E chi c’è è allo stremo delle forze non solo per sopperire alle carenze di organico, insufficiente a gestire il gran numero di pazienti covid (circa 60) e per tamponare le assenze di medici, infermieri e oss che preso il virus e non possono lavorare. “Ci sono circa 50 operatori sanitari contagiati”, la denuncia di Carmine Vasile (Fials).

“Oggi oltre all’ospedale Cardarelli sono interessati dalla pandemia anche i presidi di Termoli e Isernia. Eppure – insiste Vasile – il presidente della Regione, il commissario e il direttore generale dell’Azienda sanitaria regionale hanno avuto nove mesi di tempo per individuare un ospedale da adibire a covid. Ma non è avvenuto e negli ospedali, che sono diventati pericolosi, ci sono percorsi che non garantiscono la sicurezza dei lavoratori e dei pazienti. Il dg ha sostenuto che il personale sanitario si infetta perché non sa indossare i dispositivi di protezione. Deve chiedere scusa per questa affermazione infelice che addossa le colpe sugli operatori di questa situazione”.

Poi la denuncia sulla carenza di personale: “Oggi abbiamo lo stesso organico di fine maggio, circa 50 operatori contagiati e un numero di reparti superiore da seguire”. Né convince l’impiego del Santissimo Rosario di Venafro: “E’ una Casa della Salute, non ha tutte le specialità presenti nei tre ospedali di Campobasso, Isernia e Termoli. E così rischiamo di compromettere il percorso di guarigione del paziente”.

Le assunzioni? Non sono andate in porto. “Per il personale dovevamo spendere 200 milioni di euro, ne sono stati spesi 180. E stiamo spendendo di meno perché sono mancati i piani occupazionali parametrati al tipo di assistenza sanitaria da offrire e il blocco delle assunzioni. Oggi in piena pandemia bisogna abbattere questi steccati. E’ stato fatto un avviso pubblico, hanno risposto 1500 infermieri. Bisogna fare subito le graduatorie e assumere subito, senza perdere altro tempo – incalza Vasile – non solo chiamare i lavoratori a partita Iva che stanno svolgendo un lavoro prezioso con un contratto di soli due mesi”.

 

Inoltre i sindacati nazionali – Cgil, Cisl e Uil – hanno sottoscritto un documento inviato al Governo per chiedere un incontro e tamponare le carenze degli organici con assunzioni immediate.

 

 

“Questa disorganizzazione sta provocando gradi disagi ai lavoratori e alle famiglie. Non siamo mai stati coinvolti nel piano dell’emergenza che fa acqua da tutte le parti – la denuncia della leader della Uil Molise – e che ormai coinvolge tutti e tre gli ospedali”.

“Gli ospedali del Molise sono al collasso a causa della crescita dei contagi tra i cittadini e gli operatori”, le parole di Amantini (Fp Cgil). Le conseguenze sono disastrosi: “Bisognava creare un unico centro covid perchè oggi abbiamo non uno, ma tre ospedali covid. E anche le persone con altre patologie ormai smettono di curarsi”.

Infine, anche gli stessi operatori che lavorano nella ‘trincea’ degli ospedali molisani lanciano un messaggio ai negazionisti che rinnegano l’esistenza del Sars-Cov-2: “Il virus esiste, noi lo viviamo tutti i giorni: ci sono colleghi e pazienti che si sono infettati. E possiamo dire che è un grosso problema”.