Un ‘virus’ chiamato fantacalcio: mascherine, distanziamento ma emozioni intatte

Tra regole vecchie e norme nuove, in molti hanno rinnovato l’annuale tradizione – nata nell’ormai lontano 1994 – con uno degli hobby preferiti dagli italiani. Niente strette di mano o abbracci per congratularsi con il ‘collega’ che ha fatto il colpo dell’anno o per deridere il ‘bidone’ più grande. Le abitudini della vita quotidiana entrano anche nella pratica che ha appassionato generazioni di ragazzi. E non solo.

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Correva l’anno 1994 e la Gazzetta dello Sport lanciò, su un modello americano riguardante il baseball, uno ‘strano’ gioco: il Fantacalcio. 26 anni sono passati da allora e per molti è diventato l’hobby della vita, la passione che non conosce età, l’attività preferita dopo il… calcio. Ed è stato impossibile non ascoltare il richiamo, una sorta di ‘canto delle sirene’ per Ulisse, anche in tempi non proprio agevoli.

E allora, su le mascherine, distanziamento in linea di massima assicurato, sala abbastanza grande per non essere ‘ammucchiati’ come succedeva in tempi ‘normali’, e si parte. Via all’asta, quella che ti mette dentro un’adrenalina tale da farti restare sveglio pure se la mattina ti eri alzato all’alba. Una, due, tre, quattro, cinque ore e più per concludere la propria rosa di giocatori: sarà la volta buona? Chissà.

Alcune regole interne. Chi è deputato a leggere calciatore per calciatore può non indossare la mascherina, purché gli altri lo facciano e restino a distanza di sicurezza, quel metro di stacco ormai entrato come un mantra nelle nostre teste. Ed è giusto così. Niente abbracci, strette di mano per congratularsi per l’affare più grande. Al massimo qualche pacca ironica per ‘sfottere’ il collega di turno che ha preso il bidone…

La birretta non può mancare. A differenza degli altri anni che ci si scambiava pure la bottiglia della bionda preferita ognuno si conserva la propria. Accorgimenti necessari, a cui ormai ci si è pure abituati. Magari si fa qualche pausa in più per prendere una boccata d’aria e liberarsi per qualche minuto della mascherina. Ma rinunciare al fantacalcio no, sarebbe troppo.

Per il resto, i riti scaramantici, le strategie, le emozioni, restano le stesse. Tutti i fantallenatori pensano e sperano di aver allestito lo squadrone che sbaragli la concorrenza, o quanto meno non faccia la figuraccia dell’anno precedente, sarebbe già molto. I pezzi da novanta arrivano sul gong, quando le energie stanno per finire ma si dà il colpo di reni decisivo per assicurarsi il bomber.

I più pagati? Gli stessi da un paio di anni a questa parte: Cristiano Ronaldo, Immobile, Lukaku. Ma occhio alle sorprese, a quelle scommesse che possono trasformarsi in certezze. Alcuni puntano tutto sulle ‘provinciali’, la maggior parte sull’usato sicuro, immaginandosi nella propria testa pure il numero di reti che sono in grado di garantire.

Eccolo qua il gioco virtuale che piace tanto agli italiani e fa tornare un po’ bambini. Generazioni cresciute all’ombra del fantacalcio, non c’è mascherina che tenga pur di rinnovare l’annuale tradizione e passare qualche ora sospesi tra ‘palco’ e realtà.    FdS

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