Turni massacranti e visite a rischio contagio, gli operatori sanitari protestano. “È un campo di battaglia”

Stato di agitazione dei lavoratori dell’Asrem che lamentano turni di lavoro di 12 ore, promiscuità negli ospedali, carenza di strutture e mancato pagamento degli straordinari. Intanto il segretario Pd Facciolla accusa: “Virus fuori controllo”

I lavoratori del mondo della sanità regionale sono in stato di agitazione. Non ce la fanno più a sostenere turni massacranti per carenza di personale, mancanza di strutture adeguate, promiscuità negli ospedali che porta ad avere contagi anche negli ospedali di Isernia e Termoli.

Un grido d’allarme che non può passare inosservato e che conferma le voci circolanti da settimane. Con la recrudescenza dell’epidemia da coronavirus in atto, la sanità molisana rischia di collassare, anche per gli atavici problemi che si porta dietro da ben prima dell’arrivo di quell’incubo chiamato Covid-19.

“Avevamo detto che non sarebbe bastato separare i percorsi Covid all’interno degli ospedali ma che bisognava creare un ospedale Covid e lo avevamo individuato nel ‘Vietri’ di Larino.

Niente di tutto questo è stato fatto e adesso sta succedendo l’inevitabile con entrambi gli ospedali spoke di Termoli ed Isernia che sono al collasso a causa della presenza di pazienti Covid e si corre il rischio che tutti e due i nosocomi diventino, come già sono, promiscui e fonte essi stessi di infezione” è la pubblica denuncia del segretario Pd e consigliere regionale Vittorino Facciolla.

San timoteo tenda misericordia sae112

Stamane la notizia dello stato di agitazione proclamato congiuntamente dalle sigle sindacali Cgil Fp, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials-Confsal, Fsi-Usae e Nursing Up.

“Nelle nostre unità operative ospedaliere e territoriali, nelle sale operatorie, nei pronto soccorso degli ospedali di Campobasso, lsernia, Termoli ed Agnone, nelle postazioni del 118, non vi è personale a sufficienza per garantire la copertura dei turni h 24 con relativa assistenza sanitaria in emergenza/urgenza perché talvolta mancano spazi adeguati per visitare i pazienti in sicurezza”.

È una denuncia nuda e cruda. Così il diritto alla salute è evidentemente compromesso. “A volte sembra di essere in un campo di battaglia dove nessuno si può tirare indietro e gli unici operatori previsti nei turni di servizio o addirittura reperibili dovrebbero fare miracoli. La carenza di strutture, di strumentazioni adeguate e di personale sanitario, tecnico ed amministrativo aggravata dalle assenze per infortunio sul lavoro, malattia, congedi straordinari e limitazioni varie non permette più di programmare i turni di servizio facendo saltare puntualmente anche la programmazione dei riposi e delle ferie”.

A una situazione del genere, secondo quanto riferiscono le sei sigle sindacali “di contro I’Asrem obbliga il personale in servizio ad effettuare turni di servizio di dodici ore consecutive e dove non basta il turno ordinario, si ricorre a turni straordinari di reperibilità introdotti all’occorrenza”.

I sindacati si scagliano contro “la Regione Molise, la Direzione strategica dell’Asrem, la Direzione della salute ed il Commissario della sanità” poiché a detta loro “non intendono farsi carico concretamente a trovare le soluzioni definitive; ecco perché il sindacato si vede costretto a proclamare lo stato di agitazione di tutto il personale”.

Da qui la decisione di proclamare lo stato di agitazione “I professionisti della sanità: medici, lnfermieri ostetriche, oss, ausiliari, tecnici di radiologia e di laboratorio, fisioterapisti e dietiste, autisti di autoambulanza e personale amministrativo non possono più subire imposizioni di orari in contrasto con il Contratto collettivo nazionale di lavoro, lesivi della loro dignità professionale senza alcun riconoscimento economico.

Accuse anche dal segretario Facciolla che parla di virus fuori controllo. “Assistiamo quotidianamente al fallimento totale della gestione della Sanità regionale del duo Toma e Florenzano che invece continuano a dire che va tutto bene e hanno anche l’arroganza di parlare del virtuoso modello Molise. La situazione è al collasso, la percentuale degli infetti in proporzione alla popolazione molisana è spaventosamente alta. I casi di contagio sono ormai così tanti che di fatto si rinuncia persino al tracciamento e al tentativo di ricostruire le catene di contagi e si preferisce intervenire e fare i tamponi solo sui pazienti sintomatici. Questo significa che non c’è più alcuna possibilità di contenere il virus”.

La gravità di questa situazione rischia chiaramente di ricadere anche su tutto il resto dei servizi sanitari. “Nel contempo Toma e Florenzano hanno finalmente confessato (con un provvedimento del 23 ottobre 2020 a firma del dott. Florenzano), che i mezzi del 118 dovranno essere utilizzati anche per il trasferimento dei malati Covid, lasciando di fatto scoperti tutti i casi di urgenza ed emergenza.

Quando noi avevamo già individuato questo tipo di pericolo, ovvero che impiegare il 118 per il trasporto covid avrebbe lasciato scoperto il servizio di urgenza ed emergenza, sia Toma che Florenzano lo avevano negato. Adesso invece è inequivocabile che l’emergenza urgenza non è più garantita”.

Secondo l’esponente democratico occorre agire subito. “Possiamo ancora fare qualcosa ma serve invertire la rotta repentinamente. Innanzi tutto bisogna rimettere il 118 a servizio delle emergenze e le altre nosologie e coprire il trasporto dei malati Covid utilizzando le convenzioni con associazioni di volontariato.

Inoltre, nel minor tempo possibile, bisogna individuare nel Cardarelli di Campobasso l’unico ospedale Covid della regione e far sì che tutte le altre nosologie vengano curate negli ospedali spoke di Termoli ed Isernia dove dovranno essere trasferiti reparti e personale medico.

Toma può utilizzare parte dei fondi messi a disposizione dallo Stato per assumere nuovo personale medico e paramedico”. Infine il Pd fa sapere che intende interessare “il Ministero perché vengano a conoscenza di quello che sta accadendo in Molise e di questa gestione della Sanità totalmente fallimentare e folle“.