Tamponi e vaccini, la denuncia: “In Molise mancano medici sul territorio”

Appello del dottore Ernesto La Vecchia, segretario regionale di Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-FISMU, al presidente della Regione Donato Toma: “Rischiamo una situazione di caos sanitario".

Il sistema di prevenzione e il tracciamento dei contagi già in crisi, gli ospedali sotto pressione, la rete dei piccoli ambulatori dei medici di famiglia in affanno, superata dall’emergenza, serve un potenziamento di posti letto e delle unità di cure intensive e le USCA devono essere attivate al 100% e devono coordinarsi con gli altri attori della sanità pubblica. O si cambia rotta o si rischia un altro lockdown.

Questa la denuncia di Ernesto La Vecchia, segretario regionale di Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-FISMU che si rivolge al presidente della Regione Donato Toma: “Rischiamo una situazione di caos sanitario. Come abbiamo già detto più di una volta servono più medici sul territorio per contrastare l’epidemia di Covid19 e l’influenza. Si stabilizzino i camici bianchi precari, tra questi i cosiddetti camici grigi, per riattivare la medicina dei servizi, cioè per la prevenzione, le scuole, le campagne di vaccinazioni, la gestione dei tamponi e dei test rapidi”.

“Sulle vaccinazioni e sui tamponi in particolare – continua – è bene guardare al modello Veneto, dove con personale dedicato e in strutture pubbliche, sicure, sanificate e adeguate, sono già state avviate in questi giorni le campagne di prevenzione per i cittadini”.

“Questa epidemia – aggiunge il segretario regionale Fismu – purtroppo mette in evidenza l’importanza di una necessaria modernizzazione strutturale delle cure primarie, con strutture adeguate e sicure, risorse congrue e personale infermieristico e di segreteria. È urgente anche attivare strutture pubbliche di appoggio per le vaccinazioni: non è pensabile, con l’autunno iniziato, vedere ancora lunghe code al freddo o piccole sale di aspetto piene di cittadini, con i rischi connessi di contagio con pazienti asintomatici di Covid19, ma anche di altre patologie come la stessa influenza”.

Si potrebbe ipotizzare l’utilizzo delle Case della salute attivate sul territorio, locali presso ospedali dismessi o quasi, strutture distrettuali distribuite sul territorio, locali messi a disposizione dai comuni, sicuramente quelli con intensità di popolazione più numerosa, locali della croce rossa o di altre organizzazioni volontarie regionali.

“Infine – conclude La Vecchia – serve che in Molise le USCA siano attivate, non marginalizzate, ma coordinate con gli altri attori del sistema, a partire dalla medicina di famiglia e con il sistema 118 per evitare che gli ospedali finiscano sotto pressione, anche con ricoveri inappropriati di casi lievi, perché è mancato il filtro del territorio. Quindi si potenzino i posti letto e le unità di cure intensive. Questi interventi, insieme al potenziamento del personale e della medicina dei servizi e di prevenzione, che abbiamo prima richiamato, possono garantire il tracciamento dei casi e un migliore contrasto all’epidemia. Necessita una politica sanitaria sul territorio che possa finalmente mettere in rete tutte le valide professionalità mediche, dagli Specialisti Ambulatoriali passando dalla Medicina Generale, la Continuità Assistenziale, le Usca, e quello che rimane del servizio 118. Ci auguriamo che la politica, il presidente della Regione, tutte le istituzioni non restino sordi a questo nostro ennesimo appello. Se non ora, quando”.