Scuole, tamponi, ospedali: “Errori e disorganizzazione”. Le proposte del Pd per l’emergenza sanitaria

Il bicchiere mezzo pieno del governatore Donato Toma non piace alla consigliera regionale Micaela Fanelli che in un articolato intervento ha elencato molte delle problematiche afferenti alla gestione dell’emergenza sanitaria in Molise. L’esponente del Pd ha contestato l’assenza di pianificazione e programmazione da parte della Regione e dell’Asrem puntando il dito contro chi afferma che tutto sommato qui le cose stanno andando bene quando invece “si avanza a tentoni e non si ascoltano i territori”.

“La crescente diffusione del virus in Italia e anche in Molise (solo ieri la 27esima vittima e altri 56 nuovi positivi che hanno fatto salire a oltre 500 il numero di persone malate di Covid19 nella nostra regione) non consente di continuare a dire, come fa il presidente Toma, che in Molise va, in sintesi, tutto bene e non sono necessarie misure più stringenti. Prevedere il servizio per effettuare i tamponi in più aree del territorio significa evitare che continuino ad esserci punti in cui si verifica una massiccia concentrazione, come è avvenuto negli ultimi giorni, dove le foto di chi era in fila aspettando il proprio turno parlavano da sole”.

Sconcertata per la notizia dei 200mila euro spesi per acquistare pensiline che evitino l’attesa per il test al freddo o sotto l’acqua “salvo scoprire che, poco dopo, qualcuno si è reso conto che bastava la prenotazione con un numero dedicato” la conclusione della Fanelli è una soltanto: “Questo dimostra che continuano a essere prese decisioni inconcludenti che, oltre a prevedere investimenti errati, non risolvono nemmeno i problemi”.

Poi, gli ospedali: “Sul territorio sono presenti le strutture e il personale (sul Veneziale di Isernia, i vecchi distretti mai diventati Casa della Salute, l’area particolarmente disagiata di Agnone e così dicendo per il Basso Molise). Spazi e personale non è vero che non ci sono. E sono professionisti che possono implementare la propria formazione in pochissimo tempo. Ogni garanzia potrebbe essere attivabile se solo si volesse, per poter fare i tamponi. E volendo anche per processarli in alcuni luoghi.  Mi riferisco a Isernia, dove sono attivi comitati, movimenti e partiti per chiederlo. Servono altri specialisti e mezzi? Sicuro! Ma senza indugio potrebbero essere individuati e attivati. In generale, basterebbe un minimo di formazione al personale e una nuova e migliore organizzazione. Basterebbe la volontà politica!”.

Fanelli, che a Riccia è stata a lungo primo cittadino e dunque ben conosce le problematiche di chi amministra i piccoli e medi comuni della regione, ha annunciato che “i sindaci dei territori interessati stanno indirizzando una richiesta formale ai vertici Asrem, a quelli della Regione e ai Commissari alla Sanità” perché le cose cambino presto.
“Anche senza attendere il piano previsto dall’art. 1 del Decreto Legge numero 34 del 19 maggio 2020, relativo all’assistenza territoriale di cui le altre regioni si sono dotate e che stanno attuando. Per noi, il piano di cui all’articolo 2 del decreto, relativo al riordino della rete ospedaliera in emergenza Covid-19, è arrivato tardi e non è nemmeno lontanamente in fase di attivazione, essendo poi anche in totale disaccordo con l’indirizzo del Consiglio regionale, che si era espresso per Larino centro Covid, al fine di non bloccare l’ordinario al nosocomio Cardarelli e separare i percorsi Covid da quelli non-Covid, così come prescritto dalle linee ministeriali. Ma nel frattempo secondo qualcuno, va tutto bene. Purtroppo, e lo dico davvero con rammarico, niente sta andando bene e non ci vuole un comitato scientifico a supporto per poterlo affermare”.

Non va meglio in basso Molise: “Al San Timoteo la situazione è decisamente complicata, al Cardarelli tutto fermo per l’ex hospice, così come il passaggio per rendere strutturale la separazione dei percorsi, Covid e ordinari. Per l’hub Covid, dove l’Asrem è ora soggetto attuatore, i tempi restano lunghi e il progetto complesso vedrà la luce fra diversi mesi. Temiamo dopo il picco della pandemia. Del tutto ignota resta, infatti, la tempistica e la modalità per il potenziamento della terapia sub-intensiva e intensiva e del relativo personale, nonché i restanti fabbisogni”.

Infine sulle scuole: “Restano poi da potenziare i controlli, e, mentre per la tracciabilità arriveranno nuovi sistemi, i test rapidi o i cosiddetti test antigeni, in modo particolare per le scuole, dove in Molise davvero nulla è stato fatto per supportare l’immane lavoro dei dirigenti e di tutto il personale scolastico. Ma dove e quando? Nessuna azione e alcun intervento nel comparto dei trasporti, dove in attesa di assumere decisioni migliori, si sarebbe semplicemente potuto prevedere qualche corsa aggiuntiva con altri privati che non stanno lavorando nel proprio settore ordinario, quello turistico. Quantomeno nelle ore di punta di ingresso e uscita delle scuole. E continuiamo a chiederci anche che fine abbiano fatto in Molise i vaccini antinfluenzali per i bambini fino ai sei anni, che non sono ancora arrivati, come disperatamente evidenziano i pediatri”.

Dello stesso parere il consigliere regionale Vittorino Facciolla. Anche per il segretario Pd la sanità è disorganizzata.

“A Colletorto – fa notare Facciolla – il cluster che vede coinvolti diversi adulti e bambini ha già provocato la chiusura delle scuole e degli uffici pubblici. Sarebbe necessario, oltre che urgente, fare uno screening a tappeto per evitare l’ulteriore dilagare dei contagi. A Termoli, all’ospedale San Timoteo, i pazienti positivi vengano fatti stazionare in attesa di essere trasferiti a Campobasso.  Questo, ovviamente, può avvenire solo quando si liberano posti al Cardarelli.  Nel frattempo, la promiscuità tra malati Covid e pazienti con altre patologie sembra sia la causa di alcuni contagi avvenuti proprio tra le corsie dell’ospedale adriatico”.

Insomma, i 5 mesi per poter organizzare una rete sanitaria in grado di fronteggiare la nuova ondata del virus “perché, che ci sarebbe stata una nuova ondata Covid, era stato ampiamente previsto” non sono bastati all’Asrem e alla Regione per correre ai ripari.

“Ci siamo battuti con tutte le forze per far sì che l’ospedale ‘Vietri’ di Larino fosse scelto quale ospedale Covid. Se si fosse seguita questa strada a questo punto saremmo già un passo avanti nell’organizzazione di una rete sanitaria. E invece niente.  Toma ha preteso che il Cardarelli fosse anche ospedale Covid e tutti avevamo previsto che la semplice separazione dei percorsi non sarebbe stata sufficiente. Adesso infatti assistiamo al progressivo collasso dell’ospedale del capoluogo che non riesce più a garantire la normale assistenza ai pazienti perché alle prese con i casi Covid. Da giorni ci dicono che mancano anestesisti (impegnati nelle terapie intensive Covid) e che quindi sono sospese tutte le sedute operatorie”.

Oltre alle critiche ci sono anche proposte: “Chiediamo a gran voce e con fermezza al Presidente Toma di voler lasciare il Cardarelli esclusivamente come ospedale Covid e di trasformare i due nosocomi di Termoli ed Isernia in due spoke Covid free dove poter accogliere i pazienti con tutte le altre patologie garantendo assistenza ed interventi. Stavolta non ci fermeremo all’appello al presidente della Regione che ratificheremo con una interpellanza urgente, ma coinvolgeremo anche il Ministero della Salute al quale renderemo nota la situazione del Molise che secondo quanto dichiarato dal presidente Toma non può sostenere un secondo lockdown per non morire di povertà ma, aggiungiamo noi, non può neanche rischiare di morire di Covid se non si agisce in fretta”.