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Scuola, scongiurare la chiusura: sì a modalità alternative di organizzazione

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    di Leontina Lanciano – Garante Regionale dei Diritti della Persona – Regione Molise

     

    “Alla luce della situazione che si sta registrando in Italia sul fronte del Coronavirus, intendo rivolgere un appello a tutte le istituzioni interessate affinché si scongiuri il rischio di chiusura degli istituti scolastici. Lo si faccia trovando modalità alternative di gestione del sistema-scuola, sia per quel che riguarda l’organizzazione dell’attività didattica, sia sotto il profilo di un’ottimizzazione delle misure sanitarie, screening compreso”. A parlare è la Garante regionale dei Diritti della Persona che, proseguendo l’impegno portato avanti su questo fronte con le numerose iniziative intraprese dall’inizio della pandemia ad oggi, torna ancora una volta a ribadire l’importanza di non privare i minori di uno strumento insostituibile qual è quello della didattica in presenza. Per tutti gli studenti, ma soprattutto per i bambini più piccoli.

    Leontina Lanciano punta i riflettori su diversi aspetti che, a suo avviso, vanno considerati. Aspetti che riguardano, da un lato, i motivi di assoluta preminenza che impongono di fare il possibile per impedire il blocco della frequenza e, dall’altro, l’importanza di perfezionare le linee guida e i protocolli sanitari adeguandoli alle necessità dei minori in età scolare e delle loro famiglie.

    “Gli esperti – spiega la dottoressa Lanciano – a più riprese hanno paventato le conseguenze negative che la sospensione dell’attività didattica e l’isolamento hanno avuto sui minori. I medici dell’ospedale Gaslini hanno parlato di problemi comportamentali e sintomi di regressione nel 65% di bambini di età minore di 6 anni e nel 71% di quelli di età maggiore di 6 anni. Gli psicologi e gli psichiatri italiani hanno sottolineato come lo sviluppo della personalità dei più piccoli sia stato significativamente compromesso dall’impossibilità di relazionarsi con i coetanei. Senza contare, poi, che la didattica a distanza non può essere equiparata a quella fatta di persona e, in ogni caso, non sempre ha dato i suoi frutti, specie per i bambini più piccoli”.

    In questo momento, aggiunge l’Organo regionale di garanzia, “stiamo assistendo a una recrudescenza della diffusione del virus, ed è chiaro che ciò potrà comportare una nuova stretta con ulteriori limitazioni a livello generalizzato. Ma non si torni a penalizzare l’istruzione che, urge ricordare, resta uno dei diritti fondamentali del minore, come riconosciuto dall’ordinamento giuridico nazionale e sovranazionale. Finora dal Governo centrale non ci sono state indicazioni di chiusura, e il mio invito è rivolto a far sì che si proceda su questa direzione. In caso di necessità si valutino altre opzioni, quali ad esempio le lezioni organizzate per classi in turni giornalieri o settimanali. Cosa, questa, che andrebbe a ridurre anche il problema del sovraffollamento di scuolabus e autobus. In casi estremi, si potrebbe ad esempio prendere in considerazione l’ipotesi di un sistema misto di didattica in presenza e a distanza, per limitare la concentrazione di studenti nello stesso edificio, ma il blocco totale della frequenza va evitato”.

    Ciò, rimarca la Garante, “anche per salvaguardare i diritti dei soggetti più deboli, che finora hanno pagato più di tutti lo scotto della pandemia: si pensi agli studenti con disabilità, che non hanno potuto compensare l’assenza dalla scuola con lo strumento della didattica a distanza”.

    Per salvaguardare la scuola, conclude la dottoressa Lanciano, “sarebbe conveniente intervenire, infine, anche sulle linee guida e sui protocolli sanitari elaborati dal ministero della Salute, che non essendo pensati per i minori rischiano di complicare la situazione. In caso di sospetto contagio le procedure sono complesse e spesso poco chiare, cosa che comporta problemi per le famiglie e per gli istituti scolastici. A questo bisognerebbe porre rimedio, così come sarebbe auspicabile pensare a modalità differenti di screening. Screening che andrebbe effettuato in maniera adeguata sull’intera popolazione scolastica. Promuovendo il ricorso a metodi diagnostici più veloci, come i test salivari, si potrebbero monitorare tutti gli alunni, con indubbio vantaggio della salute collettiva”.

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