Riqualificazione e rigenerazione. La sostenibilità urbana, uno dei più incalzanti compiti che l’umanità deve affrontare

Questi quartieri andrebbero certamente riqualificati,  ma anche “riconnessi” con il resto della città; letteralmente “ricuciti” tra loro e con il nucleo centrale della città realizzando dei nodi di interconnessione quali ad esempio parchi, orti urbani, centri sportivi e così via.

Greta Polimene, 28 anni di Termoli. Laureata in Sviluppo locale e globale; attualmente vive a Milano e lavora presso Fondazione AVSI ONG dove gestisce il rapporto tra l’Italia e alcuni Paesi in via di sviluppo per il progetto di Sostegno a Distanza e le attività che lo riguardano. Molti dei suoi principali interessi ruotano attorno al mondo della cooperazione e dello sviluppo, diritti umani, politiche sociali ma è anche appassionata di fotografia.

 

Uno dei temi più cruciali e attuali su cui si incentra il dibattito internazionale circa i traguardi che gli Stati dovrebbero raggiungere affinché il mondo sia sulla strada dello sviluppo sostenibile, riguarda proprio la crescente intersezione tra la questione urbana e la questione ambientale. Questo perché le città non solo rappresentano il centro dello sviluppo economico e sociale, ma sono anche le fonti principali dei maggiori problemi ambientali.

I problemi delle città, la loro crescita disordinata, il loro degrado sociale ed economico comune, così come il loro risanamento e il rinnovo urbano sono oggetto da molto tempo di una vasta letteratura scientifica e popolare. Secondo Saskia Sassen, sociologa ed economista statunitense: La sfida ambientale globale diventa tangibile e urgente nelle città. Pertanto, è fondamentale comprendere le capacità delle città di trasformare quello che oggi è un impatto ambientale negativo in uno positivo. Dobbiamo rendere le città parte della soluzione. Un punto di accesso a questa domanda è vedere le città come un tipo di sistema socio-ecologico, le cui complesse capacità sistemiche e multi-scalari forniscono un enorme potenziale per un’ampia gamma di articolazioni positive con le ecologie della natura. Come possiamo iniziare a utilizzare queste articolazioni per produrre risultati positivi – risultati che consentono alle città di contribuire alla sostenibilità ambientale?” (Sassen, Cities are at the center of our environmental future, S.A.P.I.E.N.S, Vol.2/n°3, p.3, 2009)

Non è dunque l’urbanizzazione di per sé la fonte dei danni ambientali ma sono le pratiche quotidiane che vengono portate avanti in ambito sia politico che economico a perpetrarli. Di conseguenza, è all’interno della stessa complessità del “sistema- città” che è possibile trovare le soluzioni e le formule per riconfigurare il sistema socio-ecologico che costituisce l’urbanizzazione, rendendolo così rispettoso dell’ambiante e dunque sostenibile.

Ancora oggi, il nostro Paese risulta essere lontano dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) che riguardano povertà, disoccupazione, disuguaglianze, degrado ambientale. Non solo. L’Italia è, infatti, in ritardo anche nell’adozione di strategie fondamentali come quelle relative all’energia, alla lotta al cambiamento climatico e all’economia circolare, al fine di garantire il benessere e un futuro alla generazione presente e a quelle che verranno.

Nell’ultimo Rapporto dell’Asvis, la più grande rete di organizzazioni che si occupano di sostenibilità in Italia, si legge: “Nonostante le  azioni messe in campo negli ultimi anni, le misure adottate non appaiono essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. Per educazione e lotta al cambiamento climatico, la situazione in Italia rimane infatti sostanzialmente invariata. Al contempo si registra un peggioramento per sei aree: povertà, alimentazione e agricoltura sostenibili, acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari ed ecosistemi terrestri”.

 A causa dell’esaurimento delle risorse energetiche e delle pessime condizione del patrimonio edilizio costruito in Italia nel dopoguerra, il tema della rigenerazione urbana sostenibile è divenuto una questione prioritaria nelle politiche di sviluppo del nostro Paese. Questione da intendersi non solo come materia rilevante nella pratica urbanistica, ma come una politica per uno sviluppo sostenibile delle città, limitando la dispersione urbana, riducendo gli impatti ambientali insiti nell’ambiente costruito e promuovendo l’occupazione e l’impiego dell’imprenditoria locale.

E’ oggi più che mai necessario garantire ai cittadini la qualità e la sicurezza dell’abitare per migliorare la condizione delle periferie degradate sia a livello edilizio che ambientale che sociale. In tale situazione, appare evidente come la partecipazione dei cittadini sia indispensabile per giungere a soluzioni condivise in grado di individuare, sostenere e sviluppare politiche in cui trovino equilibrio gli interessi sociali, ambientali ed economici. La rigenerazione urbana rappresenta, dunque, l’occasione per risolvere problemi come l’assenza di identità di un quartiere, la totale mancanza di spazi pubblici e l’elevata densità edilizia che rende impossibile gli allargamenti delle sedi viarie, la realizzazione di aree verdi e perfino la messa a dimora di alberature lungo i marciapiedi. Oltre alla riqualificazione urbanistica ed edilizia, con utilizzo di materiali sostenibili e ricorso a energie alternative, sono necessari programmi che favoriscano l’eliminazione del disagio sociale conseguente allo sviluppo che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, con interventi che hanno risposto quasi esclusivamente alla speculazione edilizia ed alla rivalutazione della rendita fondiaria.

Via dante e corso Umberto I

Un caso in tal senso emblematico riguarda Termoli, la mia città. Termoli è infatti costituita da un nucleo denominato “centro” circondato da quartieri che potremmo definire “satelliti” e che rappresentano dei veri e propri quartieri dormitorio. Questi quartieri andrebbero certamente riqualificati,  ma anche “riconnessi” con il resto della città; letteralmente “ricuciti” tra loro e con il nucleo centrale della città realizzando dei nodi di interconnessione quali ad esempio parchi, orti urbani, centri sportivi e così via. Andrebbero individuate dunque delle aree e degli spazi edificati ormai liberi, dismessi, per realizzare dei veri centri di aggregazione volti a restituire coesione ed identità. La riqualificazione degli spazi pubblici, incidendo sulla qualità della vita degli abitanti e sul loro senso di appartenenza ai luoghi può, infatti, costituire un fattore decisivo nella riduzione delle disparità tra quartieri ricchi e poveri, contribuendo a promuovere una maggiore coesione sociale.

Tra gli strumenti utilizzati per avviare la riqualificazione propedeutica alla rigenerazione, l’arte urbana si candida a mezzo fondamentale su cui si basano numerosi metodi, sperimentazioni e casi studio contemporanei.

Il contributo del colore all’interno dei processi di rigenerazione urbana è da diversi anni divenuta una prassi comune di molte amministrazioni pubbliche che utilizzano la urban art come strumento per riqualificare parti di città o rivitalizzare piccoli borghi. Un caso tutto molisano che mi piace citare è quello di Civitacampomarano, in provincia di Campobasso. Le strade di questo piccolo borgo si sono animate grazie al  Festival “CVTà – Street Fest”, una manifestazione nata nel 2016 grazie alla direttrice artistica Alice Pasquini e alla presidente della pro loco Ilenia Carelli. Il Festival ha permesso non solo di rivitalizzare angoli nascosti del piccolo borgo e di far conoscere il paese nel mondo, ma anche di valorizzare le identità e le tradizioni locali attraverso laboratori e attività collaterali che vedono il coinvolgimento attivo dei cittadini, di diverse fasce d’età, creando un’opportunità quasi unica di interazione tra diverse generazioni. Quando si parla del CVTà si può infatti parlare di un vero e proprio Festival di Comunità.

Civitacampomarano

Anche se la Street art da sola non basta, resta a mio parere un ottimo inizio! Il primo passo verso una riflessione più ampia, ove appare necessario ripensare il ruolo dell’arte urbana all’interno dei processi di rigenerazione, ridefinendola come un utile strumento a supporto di un programma di azioni ad ampio spettro, operanti su livelli materiali e immateriali e che auspicano il coinvolgimento delle comunità locali. Il tutto all’interno di un quadro di interventi e strategie che mira alla definizione di nuovi modelli operanti sul territorio e di sistemi sociali in grado di costruire uno sviluppo sostenibile, condiviso e integrato.