Raddoppio ferroviario, ingegnere termolese ai Trasporti incalza: “Decisivo per turismo ed economia”

Francesco Barile, cittadino termolese ma soprattutto ingegnere dei trasporti, ha messo nero su bianco le argomentazioni a favore dell'opera pubblica oggetto di annosi ritardi. "Il binario singolo ci penalizza. Eliminando questa atavica e anacronistica strozzatura si potrebbe realizzare sulla dorsale adriatica la cosiddetta ‘autostrada viaggiante’, strumento che consentirebbe di instradare su ferrovia gran parte del traffico pesante che grava sull'A14 e che inquina i territori e le città da questa serviti". E tanto altro

Il raddoppio della tratta ferroviaria Termoli-Lesina, al centro di innumerevoli polemiche e ritardi, come volano per lo sviluppo – anche turistico – della cittadina molisana bagnata dal Mar Adriatico. Ne è convinto Francesco Barile, cittadino termolese ma soprattutto ingegnere dei trasporti, che ha messo nero su bianco le argomentazioni pro-raddoppio.

Raddoppio ferroviario, ecco cosa ci guadagna Termoli

Il progetto, come noto, è stato approvato in via definitiva nonché inserito nell’elenco delle 30 opere strategiche dal Decreto Semplificazioni del Governo, il che ha come diretta conseguenza che l’iter avrà una accelerata. Anche se non passa giorno (è una iperbole naturalmente, ndr) che non giungano notizie di osservazioni contrarie all’opera il cui iter pare aver assunto ormai i connotati di un’odissea.

Dopo aver illustrato (leggi sopra) i vari collegamenti – attuali e futuri – sulla dorsale Adriatica del Belpaese, l’ingegner Barile passa alle conclusioni: “Tutte le più importanti città e regioni che si affacciano sul mar Adriatico saranno collegate tra loro e con le più importanti città d’Italia da servizi veloci, compresa la Puglia che, anche nell’ipotesi di un mancato potenziamento della Termoli/Lesina, verrebbe comunque servita dalla linea Alta Velocità Milano/Roma/Napoli/Foggia/Bari”.

E Termoli? E il Molise? “Continuando ad impedire e a porre ostacoli al raddoppio della Termoli/Lesina e giustificando ciò con le più svariate motivazioni, Termoli e il Molise diventerebbero ancor di più marginali al sistema di comunicazioni tra Nord e Sud della Penisola”.

Eppure si vorrebbe fare – ancor meglio di com’è allo stato attuale – di Termoli e del Molise luoghi di attrazione turistica nonché centri economici di importanza strategica. “Ma come si può pensare questo relegandoli ad una marginalità della rete ferroviaria nazionale?”, l’osservazione chiara e forte di Barile.

Questa la sua spiegazione: “Il singolo binario penalizza fortemente la possibilità di far circolare più treni e quindi di trasportare non solo più persone, ma anche merci. Eliminando questa atavica e anacronistica strozzatura si potrebbe realizzare sulla dorsale adriatica la cosiddetta ‘autostrada viaggiante’, strumento che consentirebbe di instradare su ferrovia gran parte del traffico pesante che grava sull’A14 e che inquina i territori e le città da questa serviti. Beneficio non da poco se si considera che l’A14 ha ormai assunto il ruolo di asse di collegamento urbano che va sgravato da tale tipo di traffico. Ormai la riviera adriatica è di fatto un’unica conurbazione che si origina dalla riviera romagnola e prosegue senza soluzione di continuità fino a Termoli: chiunque di noi l’abbia percorsa si è sicuramente imbattuto in lunghe, pericolose e inquinanti file di TIR”.

Quanto alle questioni, molto dibattute, della stazione in centro vs stazione decentrata e della questione rumori/barriere e simili, l’ingegnere commenta così: “C’è una ormai consolidata consuetudine italica di considerare le opere pubbliche qualcosa di cui sospettare perché foriera di impatti ambientali non sostenibili e apportatrice di malaffare e corruzione. Abbandoniamo questo approccio e vediamo di ragionare”.

E dunque: “E’ palese che le stazioni ferroviarie assolvono alla loro funzione se si trovano al centro delle città (Milano Centrale/Roma Termini in meno di 3h con il Frecciarossa): chi prende il treno ha interesse ad arrivare il più presto possibile sul luogo di destinazione. Chi viene a Termoli ha quindi interesse, appena sceso dal treno, a trovarsi in centro città e non a Pantano Basso, mi sembra ovvio.

E poi? Il rumore. Bene, per il rumore esistono soluzioni tecnologiche che abbattono il rumore alla fonte (in questo caso con opportune accortezze tecnologiche già utilizzate per le metropolitane) o che mitigano i suoi effetti su persone ed edifici circostanti (le cosiddette barriere, appunto, antirumore, che a tale riguardo possono essere disposte in modo intelligente e non eccessivamente invasivo). Inoltre  il rumore è naturalmente mitigato dal fatto che lungo il tratto che percorre la nostra città i treni o si fermano in stazione, in quanto Termoli è località di servizio (cosa che avviene nella maggior parte dei casi) o diminuiscono la loro velocità nel caso in cui transitano senza fermarsi.

A me sembra che i treni percorrono ed attraversano tantissime città in riva all’Adriatico (Rimini, Pesaro, Ancona, Civitanova, San Benedetto, Pescara, Foggia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari… solo per citarne alcune) senza che ci siano state alzate di scudi, impatti ambientali da rivedere, nidi di uccelli sensibili allo sferragliare del terribile mostro di acciaio o altre manifestazioni che finiscono solo per ricordare i detrattori della vaporiera ai primordi della civiltà industriale e che impediscono di perseguire il miglioramento di un servizio pubblico, come quello del trasporto ferroviario, destinato a tutta la collettività, non solo a quella di Termoli e del Molise.

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E allora cosa preferiamo fare? Spostare la stazione? Interrarla? Impegnare milioni di euro per queste opere quando magari quelle risorse potrebbero essere utilizzate per altri urgenti interventi sul nostro territorio (sistemazione antisismica, dissesto idrogeologico, sistemazione delle reti stradali interne che sappiamo versare in condizioni  indescrivibili, solo per citarne alcune)?”

Quindi la chiosa: “Pubblica opinione, comitati civici, movimenti ambientalisti riflettano e con un po’ di buon senso comprenderanno che evitando discussioni sterili e autoreferenziali, focalizzando i problemi e indirizzando al meglio le risorse (ahimè sempre scarse) si potrà dare quella spinta decisiva per permettere di portare a termine i lavori con beneficio di tutti”.

L’ingegnere termina il suo intervento con una suggestione: “Proviamo ad immaginare questo scenario: prendere per un weekend in Molise il Frecciarossa a Milano, arrivare direttamente in centro a Termoli in 4/5 ore, salire su un moderno autobus, giungere in uno dei nostri bellissimi borghi percorrendo una strada (ri)sistemata e (ri)asfaltata su un terreno messo in sicurezza da frane ed erosioni e soggiornare in un tipico edificio in pietra ristrutturato in funzione antisismica. Very cool, ma soprattutto progresso economico e sociale”.