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La villa al mare del broker e socio di Frattura, misteri e devastazioni: via al processo per Torzi padre e figlio

Il 1 ottobre è iniziato il processo a carico del broker molisano Gianluigi Torzi accusato di ricettazione e favoreggiamento. Il socio dell'ex Governatore Paolo di Laura Frattura coinvolto nella vicenda della famosa villa al mare di Termoli. In una delle sue aziende ritrovate le porte e gli arredi dell'appartamento conteso tra la Pts Village, di cui lui e Frattura sono ancora soci, e le signore Maria Rosaria Cerio e Iole Varanese, rispettivamente affittuaria e proprietaria di una parte dell'immobile sulla spiaggia.

Ricettazione e favoreggiamento: sono queste le accuse a carico del broker molisano Gianluigi Torzi e di suo padre Enrico, entrambi imputati nel processo legato alla famosa “villa al mare” che qualche anno fa ha visto protagonista l’ex governatore della Regione Paolo di Laura Frattura.

Si tratta di una vicenda che, nel corso della precedente legislatura regionale, ha fatto parecchio rumore e oggi, con la prima udienza che si è svolta ieri al Tribunale di Larino, vale la pena ripercorrere.

Per capire come si è arrivati alle accuse di favoreggiamento e ricettazione bisogna andare indietro con la memoria di almeno sei anni e ricordare dello spoglio “violento e clandestino” ai danni della signora Cerio.

La donna era affittuaria di una parte della bella villa sulla spiaggia di Termoli, il sub 2, un grazioso appartamento mai passato di proprietà alla Pts Village, la società attraverso la quale Torzi e Frattura avrebbero voluto realizzare una redditizia operazione immobiliare. La vendita della villa da parte della famiglia Varanese non comprendeva il sub 2 ma solo il sub 1: questo ha permesso a Iole Varanese, anziana e battagliera proprietaria dell’appartamento interno alla villa, di affittare a Maria Rosaria Cerio la casa-vacanze.

A un certo punto della locazione, però, la signora Cerio trova il cilindretto del cancello d’ingresso cambiato e per più di un anno non riesce ad entrare nella casa che aveva in affitto: Frattura era già presidente e aveva eletto a dimora estiva la proprietà che gestiva con Torzi sul lungomare nord di Termoli. Sua l’iniziativa di farsi giustizia da sé impedendo alle controparti di fare ingresso nell’appartamento.

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Per quello spoglio “violento e clandestino”, come accertato anche in sede civile, c’è stato un procedimento seguito da un processo penale nel quale i due soci in affari (ancora oggi nella Pts village) furono indagati.

L’ex governatore si è tirato fuori dall’impiccio chiedendo di essere interrogato dai pm per sostenere, sostanzialmente, che lui con la vicenda non c’entrava nulla e che aveva fatto tutto il suo socio Torzi.

La posizione di Frattura, lo ricordiamo, è stata archiviata nell’agosto 2018 mentre Torzi è finito a giudizio per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Torzi gianluigi

Ma non è finita qui perché quando, dopo molti mesi, la signora Cerio è rientrata nell’appartamento (a riconoscerle il pieno diritto ad occuparlo è stato il Tribunale di Larino nell’ottobre 2015) lo ha trovato devastato. Nuove indagini, questa volta affidate alla squadra Mobile, e una scoperta a dir poco scioccante: porte e arredi erano custoditi nei locali di una delle società amministrate da Torzi (la Sacom di Larino). Da qui le ipotesi di ricettazione e favoreggiamento: la procura frentana sostiene, sulla base delle risultanze investigative della polizia, che i beni trovati lì dentro potessero servire a occultare altri reati.

Ieri, 1 ottobre, si è aperto il processo a carico di Torzi e suo padre Enrico difesi dagli avvocati Marco Franco e Egidio Iannucci. I legali Massimo Romano e Bruno Corsi difendono invece le signore Cerio e Varanese.

“Torzi, tramite i suoi legali – spiega oggi Romano – ha fatto una eccezione di difetto di legittimazione per non far ammettere le parti civili ma il giudice Scioli ha respinto la loro istanza ammettendoci al processo come pure le richieste istruttorie delle parti”.

La prossima udienza ci sarà il 20 maggio.