Paralizzato dai debiti, arriva l’ennesimo commissario al Consorzio: 15mila euro a Nico Romagnuolo per fare recupero crediti

L'ex consigliere regionale di Forza Italia, messo in quarantena politica da Toma dopo la cancellazione della surroga, è l'ennesimo commissario straordinario al Consorzio industriale di Campobasso-Bojano. L'incarico che gli ha affidato il governatore durerà sei mesi e verrà pagato 15mila euro (lordi): Romagnuolo dovrà cercare di recuperare i crediti dai Comuni morosi. "Anche chi è uscito dall'assemblea societaria dovrà saldare i debiti maturati negli anni passati con l'ente consortile, le sentenze che stanno arrivando ci danno ragione".

E’ stato nominato il mese scorso l’ennesimo commissario straordinario al Consorzio industriale di Campobasso-Bojano (Cosindcb): si tratta dell’ex consigliere regionale Nico Romagnuolo (Forza Italia) designato dalla giunta di Donato Toma il 18 settembre 2020 con delibera 338.

L’incarico della durata di sei mesi verrà retribito con poco più di 15mila euro (lordi) e peserà sul bilancio dell’ente consortile, già indebitato fino al collo. Lo hanno detto in tutte le lingue del mondo i vari commissari alla guida del Consorzio dalla fine del 2016: senza ripianamento dei debiti e una seria riforma dell’ente è impossibile fare alcunché.

Esattamente quattro anni fa, presidente era Paolo di Laura Frattura, è stato deciso lo scioglimento degli organismi direttivi per mano della Regione Molise. Da allora nulla è mutato.

Come si è arrivati a 3,5 milioni di euro di debiti è presto detto: quella del passato è stata una gestione costosissima, poco trasparente e piena di sprechi. La situazione è peggiorata negli anni a causa dei Comuni e degli altri enti (pubblici e privati) che hanno smesso di versare le loro quote associative ritenendo semplicemente inutile farlo. Infine per i costi elevati di funzionamento del depuratore che smaltisce gli scarichi delle aziende ancora presenti in quel nucleo industriale sorto tra San Polo Matese e Campochiaro negli anni Settanta.

Tutto questo lo abbiamo raccontato in una nostra inchiesta nel 2018.

In fuga dal Consorzio: tra scarichi fuori legge e debiti milionari. Non c’è ombra di riforma

A distanza di due anni non si riesce ancora a intavolare una discussione “perché – questa la conclusione a cui è giunto, dopo lunga riflessione, il commissario che ha preceduto Romagnuolo – i tentativi diretti alla ricostituzione degli organi consortili mediante la convocazione dell’assemblea dei soci finora non è stata realizzata non solo per le difficoltà oggettive e potenziali connesse all’emergenza Covid 19 ma anche per la mancanza di titolo a votare (art. 8 dello statuto) degli stessi non in regola con i versamenti”.

In sintesi: per far funzionare l’ente bisognerebbe che i soci scegliessero i suoi vertici. Ma siccome i soci sono gli stessi che non pagano da anni la loro quota, essi non hanno diritto di voto. E quindi è il classico cane che si morde la coda, un circolo vizioso che paralizza qualunque tentativo di risanare il Consorzio. O anche solamente di pensare di poterlo fare.

Basti dire che il sito internet – fino alla scorsa settimana – non era neppure aggiornato. Risultava ancora presidente (l’ultimo prima dello scioglimento) Gianluca Colalillo, uomo dell’ex governatore Michele Iorio. Dopo di lui ci sono stati: Remo Perrella (4 mesi, giusto il tempo di rendersi conto che quella era una missione impossibile), il sindaco di Guardiaregia Fabio Iuliano (il più longevo, nominato da Paolo di Laura Frattura e in carica fino a dicembre 2018), l’avvocato Antonio Galasso (quello della relazione con conclusione illuminata dalla ragionevolezza), voluto da Toma per ben due semestri (anche lui a 15mila euro a semestre) ma di fatto uomo di Vincenzo Cotugno (è stato candidato nella lista Orgoglio Molise).

E, dalla fine di settembre, Nico Romagnuolo.

L’ex sindaco di Casacalenda è uno dei quattro consiglieri supplenti della legislatura Toma messo alla porta del Consiglio regionale ad aprile 2020 quando è stata abrogata la surroga, il meccanismo che consentiva ai primi dei non eletti di subentrare ai consiglieri promossi assessori in giunta.

Insomma, la nomina dei commissari è sempre stata politica più che tecnica nonostante l’evidente necessità di scegliere qualcuno competente in materia di distretti industriali e sistemi produttivi locali.

Se la perdita della supplenza da parte di Romagnuolo – tra i quattro espulsi del centrodestra certamente il meno agguerrito con Toma – è stata ripagata con questa nomina a commissario, potrà dirlo solo il tempo. Per ora almeno il sito (è l’unico commissario ad averci messo mano) è in fase di aggiornamento. E di questo bisogna dare atto a Romagnuolo (che, però, non è presidente come già leggiamo lì sopra ma commissario).

Se riuscisse a centrare anche uno soltanto degli obiettivi per cui viene pagato 2500 euro al mese, avrà già fatto meglio di chi lo ha preceduto.

Sul punto la delibera è chiara: nei sei mesi di incarico il commissario straordinario deve attuare “gli adempimenti indispensabili per la convalida dei rappresentanti dei consorziati e la consequenziale elezione del Presidente del Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Campobasso Bojano (ex comma 2, dell’art. 7, della L.R. n. 8 del 2004)”.

Far partecipare i soci alla gestione dell’ente è condizione indispensabile, dunque, per “la funzionalità e l’operatività della gestione del Cosindcb”.

In fuga dal Consorzio industriale

Come riuscirà l’ex sindaco di Casacalenda a spuntarla lì dove altri commissari prima di lui hanno fallito lo abbiamo chiesto proprio a lui.

“Lo statuto del Cosindcb dice che chi non paga non ha diritto di voto in assemblea quindi dobbiamo cercare di far pagare i Comuni morosi anche grazie alle sentenze a noi favorevoli, alcune già passate in giudicato, che pure stanno arrivando”.

La cifra esatta del buco milionario Romagnuolo non riesce ancora a darla ma anche lui conferma – come riferì a Primonumero l’ex commissario Fabio Iuliano – che dovrebbe aggirarsi attorno a 3,5 milioni di euro. E conferma pure che nonostante l’uscita dall’assemblea di tanti enti e Comuni “i loro debiti non si azzerano e lo dicono anche i giudici”.

Ad oggi i soci effettivi sono 12, 13 al massimo, mentre le aziende che operano su quella zona sono 36.

“Per recuperare il credito maturato faremo una transazione coi Comuni morosi, non intendiamo certo farli fallire, ma neppure è giusto – e qui parlo più da politico che da amministratore – che chi beneficia di servizi come il depuratore o la pubblica illuminazione poi non contribuisca al mantenimento dell’area industriale. Questo Consorzio non deve assolutamente chiudere perché significherebbe perdita di posti di lavoro che i cittadini del Molise centrale (arrivano prevalentemente da lì) non possono permettersi”.

Insomma il ragionamento del commissario Romagnuolo vorrebbe il Consorzio ancora oggi come occasione di sviluppo dell’area e di opportunità occupazionale (“anche nell’immediato futuro con l’istituzione della Zes, la zona economica speciale”) mentre per i Comuni è solo un carrozzone utile a dispensare prebende e contentini politici.

Ma allora, data la situazione così complicata, cosa può fare materialmente l’ennesimo commissario straordinario?

“Estinguere i debiti, chiamare i sindaci, almeno quelli che già, con sentenza, sanno di dover pagare e proporre una rateizzazione così da iniziare a recuperare qualcosa e poter convocare finalmente l’assemblea”.

“Intanto ad oggi neppure la Regione Molise paga la sua quota e il Consorzio sopravvive – lo dice sempre Romagnuolo – grazie alle aziende lì insediate tramite delle concessioni che vantiamo”.

In questo modo si riesce a pagare almeno la gestione del depuratore “di cui non si può assolutamente fare a meno” e che pure ha fatto lievitare il buco milionario. La Gesam, la società che lo gestisce ormai dal 2016, è in credito di un bel po’ di soldi dall’ente consortile. “Ma li stiamo pagando, anche se in ritardo. E a breve dovremmo prorogare il contratto che è già scaduto”.

L’incarico di Romagnuolo scadrà la prossima primavera. Vedremo tra sei mesi se riuscirà a intestarsi la vittoria o almeno qualche medaglia d’argento. Ma basterebbe anche solo quella di bronzo.