L’assistenza a domicilio per chi ha la febbre da Covid. Prime segnalazioni per le visite Usca che non arrivano

Cresce il numero dei positivi ma a crescere è soprattutto il dato degli asintomatici o paucisintomatici. Per loro sono state pensate le Unità specializzate di continuità assistenziale (le U.s.c.a.). Come stanno andando le loro visite in Molise? Sono sufficienti a far fronte alle esigenze del territorio che, verosimilmente, saranno praticamente le stesse nei mesi a venire, ma con numeri decisamente più alti?

Mentre si discute di quanto possa essere dirimente tracciare o meno gli asintomatici – cioè coloro che hanno contratto il virus della Sars-CoV-2 ma non accusano alcun sintomo clinico – per contrastare il diffondersi dell’epidemia, e mentre si riflette sul come e perché il sistema di tracciamento sia ‘saltato’, non si può non pensare a coloro che ufficialmente il nuovo coronavirus ce l’hanno ma non sanno bene come muoversi.

Chiamare il medico di base? Il Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria? Cosa fare e in che tempi? Sono questioni che verosimilmente assillano i positivi che si trovano in un limbo di isolamento, non solo fisico. Si dirà, ci sono le U.S.C.A., le unità specializzate di continuità assistenziale, la panacea (almeno nelle intenzioni) che può evitare le ospedalizzazioni improprie e il saturamento di strutture come i Pronto Soccorso che ora, in tutt’Italia, iniziano a dare segnali di criticità.

Probabilmente tutti hanno compreso dei sillogismi facili facili. Il primo: da qualche settimana si assiste ad una recrudescenza nei numeri dei positivi ma, contestualmente, ad un netto aumento del numero dei tamponi. Prendiamo il dato nazionale di ieri, 27 ottobre. Record di positivi, 21.994, ma record anche di test, circa 174.400. C’è poi un altro sillogismo: l’età media dei contagiati è ora più bassa ed è per questo che molti stanno bene e non hanno bisogno di cure ospedaliere. In sostanza, molti positivi ma molti asintomatici.

In Molise la situazione è pressochè identica, e la stessa Asrem nelle scorse ore lo ha più volte ribadito, anche con un certo orgoglio, che “il Molise è la seconda regione d’Italia per numero di test effettuati rapportati alla popolazione residente” per spiegare anche il perchè della crescita massiccia del numero di contagi. I numeri delle ultime due settimane in particolare testimoniano proprio questo: c’è un aumento considerevole dei tamponi processati che va di pari passo – ed era quasi ovvio visto il primo sillogismo di cui sopra – con l’aumento considerevole dei casi riscontrati.

Altrettanto evidente è che di questi, tanti, nuovi casi (l’apice si è toccato domenica con ben 101 positivi) la stragrande maggioranza sta bene, è paucisintomatica e in molti casi addirittura asintomatica. Vedi sillogismo numero 2. Ergo: queste persone non finiscono in ospedale ma restano a casa col ‘loro’ virus e – aggiungiamo – con le ‘loro’ tante domande.

È vero, negli ultimi giorni il quadro ospedaliero è peggiorato. Se il 15 ottobre i ricoveri erano 8 (su 270 attualmente positivi) oggi (dato di ieri 27 ottobre, ndr) sono 23, di cui 19 in Malattie Infettive e 4 in Terapia Intensiva, su un totale però di ben 711 persone attualmente positive. Come si può notare l’aumento delle ospedalizzazioni si accompagna all’aumento dei positivi. Tradotto numericamente, nelle circa due settimane considerate (15 ottobre-27 ottobre) i ricoveri sono quasi triplicati, ma i positivi pure.

Ma veniamo alla medicina sul territorio per i tanti – e che nei prossimi mesi saranno sempre più – che manifestano lievi sintomi. Andare in ospedale è assolutamente sconsigliato, così come recarsi dal medico di base che tantomeno si recherà al domicilio del paziente. Le U.s.c.a. sono state pensate apposta per questi casi. Ma in Molise come stanno andando le visite di queste unità speciali? Anche qui facciamo parlare i dati. Il 15 ottobre il totale delle visite (così come indicato dal bollettino Asrem quotidiano) era di 763. Nella nostra regione era metà aprile quando si è dato il via, nei tre distretti socio-sanitari in cui è suddiviso il territorio, a questo tipo di visite a domicilio. Quindi in 6 mesi di epidemia sono state oltre 750 le visite delle Usca, di stanza a Bojano (distretto di Campobasso), a Venafro (distretto di Isernia) e a Larino (distretto di Termoli).

Cosa è successo dopo il 15 ottobre? Il 17 ottobre le visite erano aumentate di 74 unità, di cui la maggior parte (41) nel solo distretto della zona pentra che, come noto, dopo essere stata perlopiù risparmiata dal virus nella prima ondata, ultimamente ha visto un aumento esponenziale di casi. Il totale delle visite è rimasto fermo per qualche giorno a 837 per poi aumentare (a 869, dunque +31) il 21 ottobre. Il 24 le visite sono aumentate di 5 unità (tutte e 5 nella unità di Venafro) e da allora sono ferme (fino a ieri) a 874 così distribuite: 336 per il Molise Centrale, 252 nel Basso Molise e 286 nell’Alto Molise. Dunque, in definitiva, l’aumento delle visite nel periodo considerato è di 111 unità a fronte del contestuale aumento di 441 positivi. Circa una nuova visita ogni 4 nuovi casi.

Sono dati rassicuranti? Si tratta di un numero sufficiente per le esigenze del territorio? Non bisognerà potenziare proprio questo aspetto da qui ai prossimi lunghi mesi di epidemia che ci attendono, come in parte postulato ieri dal Presidente Toma in seno al Consiglio Regionale?

Intanto, a dimostrazione dello stato di timore che imperversa, e che è legittimo, alcune famiglie che hanno appreso da poco della positività di loro membri, isolati in casa e soli, e per giunta con febbre, hanno segnalato sia ai sindaci dei Comuni che al Prefetto il fatto di essere ‘inascoltate’ e in attesa di una visita domiciliare dell’Usca di riferimento. La speranza è che i medici del territorio, preposti a questa tipologia di controllo, siano messi in condizione di operare il più possibile. Tanto più che, come si registra da un capo all’altro del Molise, i medici di base non effettuano visite a domicilio.