Toma non stacca la spina alle Comunità montane, Fanelli: “Proroga illegittima”

Il capogruppo del Partito democratico accusa il presidente della Giunta regionale sul mancato scioglimento degli enti commissariati e posti in liquidazione

Ci risiamo. Le Comunità montane resteranno in vita ancora per un po’. Nemmeno questa volta il governo Toma ha staccato la spina agli enti che nel corso degli anni hanno gradualmente perso la loro rilevante funzioni e sono stati utilizzati a scopi politici.

Il mancato scioglimento delle Comunità Montane è stato al centro di una delle interpellanze presentate dal capogruppo del Pd Micaela Fanelli in Consiglio regionale: “Come è stato possibile – ha chiesto al capo della Giunta regionale – adottare la delibera di giunta 505 del 2019 – che ha stabilito l’ennesima proroga della gestione liquidatoria delle comunità montane – in assenza della legge di stabilità regionale che autorizzasse la proroga stessa?

Una domanda precisa, quella contenuta nella mia interpellanza discussa in Consiglio Regionale, alla quale il Presidente Toma ha risposto arrampicandosi sugli specchi, tentando di scaricare la responsabilità sulla struttura tecnica regionale, senza dirimere i dubbi sulla legittimità della delibera stessa. Anzi, di fatto confermandoli”.

La Fanelli entra poi nel cuore della vicenda: “La legge di stabilità 2019 aveva stabilito il termine finale al 31 dicembre 2019. Con delibera di Giunta successiva, la 505 del 13 dicembre2019, cioè con un atto amministrativo, è stata stabilita una proroga annuale illegittima della gestione liquidatoria, perché non supportata, anzi, proprio in contrasto con il termine previsto nella legge vigente al momento della proroga.

Con la logica conseguenza del rischio di illegittimità di tutti gli atti successivamente assunti, quale ad esempio quello che comporta l’aggravio di spesa per le casse regionali derivante dalla proroga dei compensi dovuti ai commissari.

E poco cambia la “sanatoria” intervenuta con la successiva legge di stabilità 2020, che ha spostato il termine al 31 dicembre 2020. Perché, in ogni caso, la delibera di Giunta 505\2019 è stata emanata in difformità da quanto stabilito dalla legge e solo successivamente superata da un nuovo disposto normativo del Consiglio Regionale.

Come non rileva, anche in questo caso, la volontà di Toma di voler addossare la responsabilità all’istruttoria tecnica approvata in delibera, tentando di sgravarsi di dosso la sua responsabilità”.

A detta della Fanelli, il presidente “non ha tenuto conto nemmeno degli esiti del lavoro della Prima Commissione (presieduta da Andrea di Lucente, ndr), che ha svolto un ciclo di puntuali audizioni e offerto la soluzione al tema dei commissariamenti”.

Queste le valutazioni del capogruppo Pd: “Un’operazione scorretta, quindi, quella assunta con la dgr 505/2029, sia sul piano giuridico che politico, come ormai ci ha tristemente abituati il Governatore. Ma verrà il giorno in cui tutti i nodi della gestione Toma verranno al pettine. E siamo curiosi di vedere su chi tenterà di scaricare, fino alla fine, le sole e soltanto sue colpe.

Nel frattempo, i molisani continueranno a pagare per almeno un altro anno le spese di gestione e gli stipendi dei commissari liquidatori delle sei comunità montane molisane, una parte dei quali non hanno certo fatto passi avanti nelle liquidazioni. Anzi, alcuni, si comportano come amministratori a tutti gli effetti, andando ben oltre il proprio mandato. Per questo, il tema del termine della delibera non è una questione tecnica, ma eminentemente e fortemente politica.
Una delle tante in riferimento alle quali Toma ha sbagliato la decisione, nella forma e nella sostanza”.