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Insulti razzisti, famiglia e azienda dei bus in Comune. Henry non riconosce l’autista, il sindaco chiede altre indagini

Nuovo capitolo della vicenda che ha coinvolto lo scorso 24 settembre il bambino di 10 anni che quel giorno si stava recando a scuola. Roberto Gravina ha convocato le persone coinvolte nella vicenda per un confronto durante il quale il piccolo non ha riconosciuto il volto dell'autista tramite le foto mostrate dalla Seac. Per la società il caso è chiuso, ma da palazzo San Giorgio riferiscono che sono stati chiesti ulteriori accertamenti

Un confronto chiarificatore per capire cosa sia accaduto realmente sull’autobus della linea ‘Colle dell’Orso’ dove lo scorso 24 settembre il piccolo Henry si è sentito dire, una volta salito senza dispositivo di protezione, “metti la mascherina negro“. Attorno al tavolo, nell’incontro convocato dal sindaco Roberto Gravina, il bambino accompagnato da mamma Benedicta (che ha denunciato la vicenda a Primonumero), un amico del piccolo in qualità di testimone dell’episodio, i rappresentanti della Seac, la società che gestisce il trasporto urbano per conto dello stesso Municipio.

Il primo cittadino aveva già dichiarato di volerci vedere chiaro proprio dopo aver incontrato la signora Benedicta e ha convocato tutte le parti coinvolte in questa storia di presunto razzismo venerdì 9 ottobre alle ore 16.

Durante la riunione, racconta chi c’era, al bambino sono state mostrate tutte le fotografie degli autisti e in particolare della persona che quel giorno guidava il mezzo diretto verso la zona industriale e verso la scuola ‘Montini’ dove Henry frequenta la prima media. L’autista è stato individuato grazie all’incrocio dei dati relativi alla rotazione dei turni. E a palazzo San Giorgio Henry, che finora non aveva mai visto le foto dei dipendenti della Seac (il ‘famoso’ scatto era stato mostrato solo alla mamma), non ha riconosciuto il volto dell’uomo. “E’ un signore giovane, ha i capelli neri, corti. E poi aveva gli occhiali da vista. Aveva un po’ di barba, non i baffi”, aveva raccontato Henry anche a Primonumero. Nemmeno il suo amichetto ha ricordato chi fosse l’autista. 

“Se il bambino non ha visto più l’autista non dipende dal fatto che non sia più in servizio, ma perchè la Seac ha 31 dipendenti che lavorano a rotazione”, la versione fornita dall’azienda che è pronta “a mettere la mano sul fuoco sull’autista in questione, non può aver detto una frase del genere”. “Ci interessa salvaguardare la moralità dei nostri dipendenti”, aggiungono i vertici aziendali.

Mentre dunque dalla Seac ribadiscono che il caso è chiuso, dal Municipio viene fornita un’altra versione dell’esito della riunione: anche se non sono emerse novità sostanziali, il sindaco Roberto Gravina ha chiesto all’azienda di continuare a indagare anche se Henry non ha riconosciuto l’autista che da foglio di servizio in quel giorno era su quel pullman. 

Per verificare meglio come si sono svolti i fatti, il primo cittadino avrebbe chiesto ai rappresentanti della Seac di vagliare le testimonianze degli altri ragazzini che quel giorno erano sulla linea ‘Colle dell’Orso’. E se anche loro hanno sentito o meno pronunciare nei confronti di Henry la parola “negro”.