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Insulti razzisti, la famiglia di Henry si affida ad un legale: “Ci hanno mostrato la foto di un altro autista”

Otto giorni dopo il presunto episodio di discriminazione avvenuto su un pullman di Campobasso i genitori del bambino hanno deciso di rivolgersi a un avvocato per appurare la verità e denunciano: "Abbiamo visto la foto di un'altra persona, anche altri bambini hanno confermato la descrizione fornita da Henry. Sostengono che diciamo bugie, noi vorremmo solo delle scuse".

Abbiamo visto la foto di un’altra persona, non era l’autista che quel giorno guidava l’autobus”. Ossia il ‘famoso’ mezzo della linea Colle dell’Orso sul quale giovedì scorso il piccolo Henry si è sentito dire “metti la mascherina, negro“.

La persona che ha pronunciato quell’insulto razzista resta sconosciuta, ma per la famiglia del bambino non è sicuramente l’uomo che hanno visto mediante una fotografia mostrata sullo smartphone dai rappresentanti della Seac, la società che gestisce il trasporto urbano a Campobasso. Quel giorno, quando hanno incontrato la mamma e il padre di Henry, il bambino non c’era.

“L’autista in foto era calvo, invece mio figlio dice che chi guidava l’autobus aveva i capelli e gli occhiali”, dice combattiva la signora Benedicta che non ha esitato un attimo a credere alle parole del piccolo, offeso mentre si stava recando alla scuola media ‘Montini’, nella zona industriale tra Campobasso e Ripalimosani. Anche perchè quell’insulto – “negro” – ha rattristato il volto di un bambino che viene descritto come vivace ed educato da chi lo conosce.

La Seac aveva avviato un’indagine interna per ricostruire l’accaduto e risalire all’autista che aveva pronunciato l’insulto razzista, anche su sollecitazione dell’amministrazione comunale di Campobasso che da decenni affida all’azienda il servizio di trasporto urbano. La stessa società aveva chiuso il caso in 48 ore dopo aver incrociato i dati, individuato il dipendente che quel giorno era di turno e avviato contro di lui un procedimento. Ma il dipendente aveva negato di aver pronunciato la presunta frase razzista contro il bambino.

“Sono venuti qui lunedì, dopo l’articolo di Primonumero”, sottolinea Benedicta alla nostra redazione. “Henry non c’era, ci hanno mostrato la foto di un uomo senza capelli. Mio figlio mi ha invece detto poi che l’autista aveva i capelli e gli occhiali. E anche altri bambini che erano sull’autobus quel giorno lo hanno confermato, hanno detto che l’autista ha i capelli e gli occhiali”.

E’ possibile che per mettere tutto a tacere i rappresentanti della Seac abbiano mostrato la foto di un altro dipendente, non quello che guidava l’autobus della linea Colle dell’Orso?

“Sostengono che noi stiamo dicendo bugie”, insiste la mamma del bambino. 

Per appurare la verità la famiglia ha deciso di andare in fondo e, questa volta, di farsi supportare in questa battaglia alla ricerca della verità da un avvocato di cui preferisce non rivelare il nome. “Denunciare alla Polizia? Per ora no, mi basta che vengano fatte le scuse. Chiedo giustizia. Ma poi sarà l’avvocato a valutare cosa fare”, la chiosa finale di Benedicta, intenzionata più che mai a dare un volto e un nome al responsabile di quell’offesa. Che continua a restare nell’ombra come una sorta di ‘mister x’.