Il primo bar dopo 14 anni: la vita riparte da Mozart 2.0. La scommessa di mamma e figlie: “Ci ha convinto la gente del paese”

Gudrun, Delia e Elena hanno trasformato il vecchio circolo in un bar stile viennese, dove si può anche pranzare, diventato il cuore della vita sociale soprattutto dei giovani di Civitacampomarano. Una forma di resistenza contemporanea ma anche un rischio, che però ha incrociato il sostegno di tutta la comunità. Una bella storia dal paese di 200 abitanti dove l’ultimo bar aveva chiuso i battenti nel 2006.

Gudrun è austriaca, ha sposato un civitese, ha messo al mondo due figlie in Svizzera e ora si ritrova qua, nel borgo più bello del Molise, dove a una vista mozzafiato e a murales ammirati da tutto il mondo fa da contraltare uno spopolamento pauroso.

Civitacampomarano donne

200 gli abitanti effettivi di Civitacampomarano, al netto dei periodi in cui i turisti – che grazie allo Street Fest hanno scoperto questo gioiello abbarbicato sulle colline del Medio Molise – si riversano fra i vicoli, le mura di cinta e il Castello. Voi lo aprireste un bar in un paese di 200 persone che non è di strada per andare da nessuna parte e dove, anzi, bisogna recarsi apposta? “In effetti è una idea azzardata, rischiosa” ammette Gudrun, con un sorriso timido che non cancella la determinazione incisa sui lineamenti volitivi. Lei e le figlie però, Delia e Elena, un bar lo hanno aperto davvero. Si chiama Mister Mozart 2.0, e quel numero segna l’evoluzione del vecchio circolo gestito dalla famiglia per ben 11 anni.

Civitacampomarano donne

“Ma un bar, per il regime fiscale, le spese, il funzionamento, è una cosa completamente diversa, molto più impegnativa sia sul piano del lavoro che sul piano finanziario” spiega Delia. 24 anni, radiosa, spigliata, un futuro che potrebbe essere a Milano, Londra, Berlino. E invece no, è rimasta a Civitacampomarano, (come pure la sorella 22enne), dove non c’è lavoro nemmeno a implorarlo in ginocchio e dove, se vuoi resistere, ti devi inventare qualcosa. Il loro qualcosa è questo locale spazioso, arredato con gusto e in stile viennese, citazione delle origini di Gudrun che ha fatto dipingere l’inconfondibile volto di Mozart sulle pareti e sui menù.

Lo scorso 12 agosto l’inaugurazione, in una estate di pandemia che ha privato Civitacampomarano dei suoi turisti stranieri (con poche eccezioni) ma ha riempito di italiani Casa Cuoco, la storica dimora trasformata in Airbnb, 9 posti letto al completo fino a poche settimane fa. “In realtà la gente c’è stata, forse anche più degli anni scorsi – dice ancora Delia -. Quindi possiamo dirci soddisfatte. Ora certo, ci aspetta l’inverno e non sarà facile. Ma ce la faremo”.

Si esercita la resistenza, da queste parti. E senza perdere il sorriso, la gentilezza. Mister Mozart è un bar declinato al femminile, dove la creatività ha fatto miracoli. Non solo per la cura dei dettagli, i tavolini all’esterno affacciati sullo strapiombo suggestivo, con la veduta della fortezza che si staglia tra le case decorate da artisti internazionali. Ma anche per quella marcia in più nell’allargare la proposta a piatti veloci da consumare a pranzo (compreso un rinomatissimo panino al capocollo) che risolvono il problema di mettere qualcosa sotto i denti a chi lavora o a chi passeggia nel borgo, privo di ristoranti e trattorie. Una mezza idea di aprire un posticino gastronomico in realtà ce l’ha una civitese che vive a Termoli e aspetta solo di trovare il posto giusto per realizzare il progetto, “visto che il ristorante più vicino è a 3 chilometri da qua, in un altro comune”. Anche in questo caso l’idea è di una donna, non a caso.

Così come una donna sta per aprire, poco fuori paese, un affittacamere con area relax e benessere. “Una spa rurale” scherzano le ragazze, che nel loro piccolo hanno capito quello che non hanno ancora capito nemmeno a Termoli, cuore del turismo molisano: è la rete che premia, è l’aiuto reciproco che realizza le opportunità di crescita. “Se io ho un bar, tu un B&b, lei un ristorante, le chances aumentano per tutti”. Dovrebbe essere facile, ma in Molise è un pensiero ostico fra gli operatori del turismo. Civitacampomarino è una eccezione, forse anche perché gli abitanti fanno squadra.

“Quando abbiamo decido di trasformare il circolo in un bar – racconta ancora Delia – eravamo molto scettiche. Io non ero affatto convinta, anche se poi pensavo a mia madre che sarebbe rimasta senza lavoro. Però – aggiunge – non c’era affatto convinzione. E mia sorella idem”. Qualcosa è arrivato a far cambiare loro idea. “E’ stata la gente. Tutti ci hanno spinto, ci hanno convinte in ogni modo. Ci hanno incitato, hanno condiviso il nostro progetto con entusiasmo. Persone di tutte le età, dai nostri amici, che trascorrono le serate del fine settimana con noi che lavoriamo, fino ai sessantenni e alle famiglie”.

I giovani a Civita si contano sulla punta di due mani. Una ventina quelli tra i 18 e i 30 anni, frequentatori di Mozart per amicizia, perché il luogo è diventato un cuore aggregante, e perché in fondo nelle serate invernali meglio restare qua, senza l’ingombro dell’auto per spostarsi a Termoli o Campobasso. Tanto più che Delia e Elena hanno idee vivaci per movimentare i lunghi mesi invernali. Come l’Oktober Fest, le sagre di vino e castagne, il Silent party. “Basta poco, basta una idea”.

Lo scorso anno col vecchio circolo hanno messo su il Color Party e una festa di cui ancora si parla, tutta a tema Irlanda, con decorazioni e piatti tipici di Dublino “per i quali ci siamo documentate con cura”. Una accoglienza strepitosa per una famiglia irlandese che ha comprato casa a Civita, dove il numero di stranieri che ristrutturano vecchie abitazioni è cresciuto. Tra loro anche americani, inglesi, norvegesi. Che per ora tornano in estate, poi si vedrà. “Chissà che i borghi non saranno il futuro… la pandemia da Covid ha fatto prendere le distanze con la città a molti” pensa Delia a voce alta.

Intanto la vita sociale riparte da qua, e fa bene anche alle altre attività del paese dove l’artista Biancoshock, nel 2016, ha cancellato, sotto la parola Molise, “non esiste” sostituendolo con “resiste”. “Non a caso” sorride Delia: “E’ il nostro auspicio migliore”.

Facce e momenti da Street Fest