Il Covid minaccia una strage fra i nostri anziani: 1 molisano su 4 ha oltre i 65 anni, il rischio è alto

Spunta la proposta anti-lockdown di uno studio dell'Ispi: separare i giovani dagli anziani. I ricercatori hanno quantificato i benefici in termini di pressione sul servizio sanitario nazionale ed economia rispetto al blocco totale delle attività non essenziali

Lockdown selettivo per classi d’età.  E’ la proposta choc lanciata nelle ultime ore da un’indagine condotta dall’Istituto per gli studi di politica internazionale di cui ha dato qualche anticipazione Repubblica.

Una selezione che riguarderebbe, in sostanza, l’isolamento protettivo delle persone anziane. Una strategia che secondo gli esperti salverebbe la vita di centinaia di migliaia di persone.

Una strada impervia, soprattutto per il Molise dove – dati Istat alla mano – nel 2020 la popolazione residente è di 302.265 persone e di queste 76.250 hanno un’età superiore a 65 anni. Significa che sempre secondo lo studio Ispa in regione bisognerebbe “isolare” (per proteggere) un quarto della popolazione. Che in percentuale vuol dire il 25,24% dei molisani da salvaguardare dal rischio di morte a causa del Covid19.

Perché di Sars-Cov2 continuano a morire gli ultra 65enni. Durante la notte appena trascorsa, al Cardarelli sono deceduti in quattro. Quattro nonni che non ce l’hanno fatta a superare le complicanze delle infezioni causate dal virus. Un decesso ancora – nel pomeriggio di oggi 30 ottobre – riguarda un altro anziano: 77 anni di Castelpetroso. In 24 ore, cinque morti.

Molti altri pazienti con un’età critica sono ricoverati. Otto in terapia intensiva, due oltre i posti letto previsti nel reparto di Rianimazione destinato ai malati covid e non è escluso che si debba procedere a nuovi ricoveri perché dal reparto di Malattie infettive continuano ad arrivare notizie poco rassicuranti sulle condizioni cliniche di coloro che hanno chiesto aiuto ai sanitari.

Notte tragica al Cardarelli: morti per Covid 4 anziani ricoverati in Malattie Infettive

E’ il 16 marzo quando anche il Molise segna la sua prima vittima per covid: un uomo di 82 anni di Termoli, ricoverato nel reparto di terapia intensiva all’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso ed appartenente al cluster epidemiologico della città adriatica molisana muore attorno alle 11.30 di quel giorno.

Nel giro di una settimana i deceduti salgono a sette (cinque della provincia di Campobasso, uno in quella di Isernia e uno fuori regione).

Il 18 marzo il decesso di un 84enne di Termoli, il cui tampone post mortem ha certificato la presenza della malattia.

Il 19 marzo muoiono altri due: una 84enne di Campobasso ricoverata in Rianimazione e un medico originario di Guglionesi di 64 anni, ricoverata a Chieti ma già gravemente malata.

Il 20 marzo viene a mancare una donna di Monteroduni: aveva 84 anni.

Il giorno dopo perdono la vita altri due anziani, un ultraottontenne ricoverato e un coetaneo di Campobasso.

Siamo al 23 marzo quando scatta l’allerta nelle case di riposo della regione: nel mirino la struttura Cercemaggiore con un 92enne trovato positivo al tampone. E’ la prima Rsa infettata in Molise.

10 vittime su 22 da case di riposo: il triste bilancio del covid-19

La bomba esplode a cavallo di quei giorni, il primo aprile il bilancio è di dieci decessi. Cercemaggiore è stata dichiarata “zona rossa”.

Gli anziani sono purtroppo le vittime ideali di Sars-Cov2. I lutti continuano a moltiplicarsi. Il 24 marzo un tampone post mortem ha accertato il decesso di un 80enne di Montenero di Bisaccia.

Il 22 aprile muore un 70enne albanese di Termoli.   Il 23 aprile muore un 60enne, Vincenzo Cocca, commercialista conosciuto e apprezzato a Campobasso. E’ tra i decessi più giovani che vengono segnalati in Molise. Il 22 aprile, prima di lui, è morto un 61enne di Campomarino, Luigi Florio, molto conosciuto a Campomarino. L’Istituto superiore della sanità il 3 maggio segna 22 decessi e nel frattempo c’è un altro cluster: quello della casa di risposo di Agnone che viene chiusa e gli ospiti trasferiti al Santissimo Rosario di Venafro.

Il 4 giugno si ferma anche il cuore di una 91enne del cluster di Agnone ricoverata in ospedale. E’ la 23esima vittima.

E’ settembre, quando arriva il 26esimo decesso: anziani anche loro, L’ultimo appartiene alla casa di riposo “Villa Adriatica” di Portocannone. Aveva 85 anni, originario di Campomarino, era ricoverato nel reparto di Malattie infettive.

La prima settimana di ottobre il Molise fa registrare altre due vittime. Prima un 61enne di Macchiagodena deceduto in Terapia intensiva a causa di alcune patologie concomitanti , il giorno dopo una 86enne di Campomarino ricoverata sempre in ospedale a Campobasso.

E ottobre è un mese nero per le vittime del Covid in Molise: perché le vittime, tutte con un’età attorno agli 80 anni, arrivano ad essere 33, più altre cinque morte nelle ultime 24 ore .

Un’età media molto alta quella che ha listato a lutto la nostra regione quasi a conferma di quanto dice lo studio dell’Ispi: “La letalità plausibile del virus – si legge – cresce esponenzialmente con l’età, uccidendo meno di 5 persone su 10mila nella fascia d’età 30-39 anni, ma oltre 7 persone ogni 100 tra gli ultra ottantenni”.

Ecco dunque la proposta per evitare un lock-down totale: “Sarebbe sufficiente isolare gli ultra ottantenni per dimezzare la mortalità diretta del virus. Se poi riuscissimo a isolare efficacemente gli ultra-sessantenni, la mortalità sarebbe dieci volte inferiore”.

“L’età mediana delle persone che contraggono l’infezione da coronavirus Sars-CoV-2 nelle ultime settimane, dopo un periodo di stabilizzazione, è in lieve crescita e questo vuol dire che non si infetta più solo la popolazione giovane, come avveniva durante il mese di agosto (con la settimana di Ferragosto che è stato il picco più basso), ma il contagio riguarda un po’ tutte le fasce d’età”, ha spiegato proprio oggi Brusaferro, presidente dell’Iss. “Certamente le fasce d’età più colpite sono quelle giovanili – ha precisato – ma progressivamente anche le fasce d’età più anziane cominciano a essere colpite. Cominciamo lentamente a crescere, dunque, e questo ha un significato importante rispetto al potenziale di trasmissione alle persone anziane, che hanno un maggior rischio di mortalità”.