“Droghe e alcol non hanno inciso nell’omicidio stradale dell’anziano”. D’Adderio perse il controllo della Yaris

Il processo con rito abbreviato per il 54enne colpevole di aver travolto e ucciso lungo via Martiri della Resistenza Donato Rubortone ha escluso il nesso di causa-effetto tra alcol e sostanze stupefacenti e dinamica del sinistro

La sentenza di primo grado che ha condannato a due anni e sei mesi di reclusione Bartolo D’Adderio per l’omicidio stradale dell’anziano Donato Rubortone il 22 gennaio 2019 chiarisce come mai per il giudice del tribunale di Larino non è stata l’assunzione di droga e alcol il fattore decisivo nella tragedia avvenuta di fronte al centro commerciale ‘Lo Scrigno’ di Termoli in un freddo pomeriggio di quasi due anni fa.

Poche ore dopo quell’incidente infatti il termolese D’Adderio, oggi 54enne, venne arrestato con l’accusa di omicidio stradale aggravata dall’essere stato trovato positivo sia all’alcoltest che al test per l’assunzione di droga. Ma a escludere questa aggravante durante il processo ci sono stati due fattori.

Condannato a 2 anni e 6 mesi l’uomo che travolse e uccise un anziano a Termoli

Innanzitutto il fatto che il referto del pronto soccorso del nosocomio di Termoli non riportò una diagnosi che facesse ritenere uno stato di alterazione da parte dell’uomo. Stessa circostanza riscontrata anche dalla Polizia Municipale di Termoli che intervenne sul luogo dell’incidente e non rilevò alcun sintomo riconducibile all’uso di sostanze stupefacenti.

Le tracce di cocaina e cannabis presenti nelle urine dell’imputato si riferivano probabilmente a un uso pregresso visto che “l’osservazione clinica ha chiarito – così si legge nella sentenza – il tempo di permanenza nelle urine della cocaina è di 2/4 giorni. L’arco temporale si dilata notevolmente per i cannabinoidi (15-30 giorni). Non può pertanto escludersi che le sostanze stupefacenti rinvenute nel campione di urine di D’Adderio risalissero ad assunzioni avvenute alcuni giorni prima e che perciò avevano esaurito ogni effetto drogante al momento del sinistro”.

Per quanto concerne l’ebbrezza, il quantitativo di alcol nel sangue era soltanto di poco superiore al limite consentito dal codice della strada e quindi non considerato fattore decisivo. La ricostruzione avvenuta anche grazie a un perito ha fatto emergere invece che quel pomeriggio D’Adderio perse il controllo della Toyota Yaris che stava conducendo su via Martiri della Resistenza in direzione sud a una velocità di 45 km/h, meno del limite che era di 50 orari.

Anche le uniche immagini di una telecamera di un negozio presente in zona hanno mostrato che la Yaris urtò prima il cordolo del marciapiede sul lato destro della strada per poi tornare sulla carreggiata e centrare in pieno l’82enne.

Tuttavia in sede di processo non è stato accertato se l’anziano stava attraversando sulle strisce pedonali, come ritenuto dal perito. Non ci sono immagini chiarificatrici della stessa telecamera, coperta da un segnale stradale al momento dell’impatto, né testimoni che abbiano potuto certificare che l’uomo stava attraversando sulle strisce pedonali e i reperti ritrovati, così come i calcoli degli inquirenti, non hanno chiarito i dubbi per il giudice.

Alla luce di quanto riscontrato e visto il rito abbreviato chiesto dalla difesa, la pm Ilaria Toncini aveva chiesto 5 anni e 4 mesi di reclusione per il 54enne (col dibattimento il massimo della pena è 8 anni), mentre l’avvocato difensore Pino Sciarretta ne aveva chiesto l’assoluzione.

Il giudice del tribunale di Larino Federico Scioli ha invece deciso per una condanna a due anni e mezzo per Bartolo D’Adderio, la revoca della patente e il risarcimento della parte civile, vale a dire la famiglia del pensionato. Una sentenza sulla quale il legale difensore ha preannunciato ricorso in Appello.