Quando Termoli era la città dei Trabucchi: dal primo costruito nel 1879 alla nuova legge, fra tradizione e futuro

Giovanni De Fanis ricostruisce la storia dei Trabucchi di Termoli, in un arco temporale di più di 140 anni, dal primo di Felice Marinucci al proliferare del primo Novecento fino alle mareggiate che hanno distrutto o danneggiato quelli esistenti

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Basterà l’approvazione avvenuta il 27 ottobre al Consiglio regionale della nuova legge sui trabucchi, che consente per la prima volta anche da noi il loro utilizzo a fini turistici e commerciali, oltre che culturali, a incoraggiarne una nuova presenza a Termoli?

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L’augurio che ciò possa avvenire è sincero, non soltanto perché da essa potrebbero nascere, come nel vicino Abruzzo, nuove e interessanti attività economiche, ma avrebbe al tempo stesso il valore di rinverdire a Termoli una nobile tradizione di lavoro sul mare, quanto mai prospera e diffusa nel passato più o meno recente.

Chi osserva oggi il panorama costiero cittadino noterà, a ovest/nord-ovest del centro storico, due costruzioni che li richiamano, di cui una, la più solida e integra, appartenente a Celestino Esposito e a suo nipote Antonio Iasenza, priva però delle antenne che una mareggiata s’è portato via nel 2013. Poco oltre, ciò che rimane del trabucco detto di Fe.De (degl’imprenditori Fedele e Desiderio) di cui rimane in piedi solo la passerella dopo il disastroso evento meteo-marino del 27 novembre 2015.

Sul lato est della città, a ricordarne l’antica, numerosa presenza di una volta, vi è solo un trabucco, ancorato al molo piccolo, o “banchinella”, come è chiamato qui. Titolare della concessione è Mario Marinucci, unico erede di una laboriosa famiglia locale di antica tradizione marinara, che qui ha fatto la storia dei trabucchi e che oggi, evoluta e moderna, è presente, per rimanere nell’ambito portuale, nel campo della nautica da diporto e nella cantieristica navale.

Parlando dei trabucchi il richiamo al passato è doveroso. Essi sono stati con le paranze, il cui ciclo di vita si è esaurito all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, la testimonianza più autentica dell’identità marinara di Termoli e dell’arte marinaresca dei suoi pescatori.

Il primo trabucco, secondo la ricostruzione di uno studioso abruzzese, Pietro Cupido, è stato impiantato a Termoli nel 1879 a opera di Felice Marinucci, classe 1824, alla Marina di San Pietro, ancorato alla scogliera dove poi è sorto l’Educandato “Gesù e Maria” nel 1881. Ad esso è seguito nel 1895 quello sorto a Punta Campolieti (l’attaccatura dell’attuale molo piccolo) a iniziativa di Alfonso Manzi, un ravellese trasferitosi a Termoli dove aveva avviato alcune attività economiche.

Foto storiche trabucchi termoli

La costruzione del porto, iniziata nel 1910 impedisce la prosecuzione dell’attività del primo trabucco e costringe i Marinucci, in questo caso i figli di Felice, Salvatore Antonio e Rocco, per un lungo arco di tempo a lavorare probabilmente in altri settori della marineria.

Gli stessi riattivano poi un loro secondo trabucco nel 1923 nelle vicinanze della cloaca cittadina, sottostante il quartiere di Tornola, ma presto devono smontarlo per ovvie ragioni. Precedentemente a loro, da quelle stesse parti, nel punto dominato dall’alto dal Giudicato Vecchio, nel 1919, tre fratelli, Salvatore, Domenico ed Emidio Menadeo, impiantano un loro congegno.

Da quel momento, nel 1900, è un proliferare di trabucchi: tre nascono tra est e sud-est (Bagno delle Femmine, sottostante la via G. Pepe, e a Rio Vivo (di fronte l’attuale stabilimento Cala dei Longobardi). A ponente accanto a quello dei Menadeo, nasce dopo il 1935 il trabucco di Felice Marinucci, figlio di Rocco.

Foto storiche trabucchi termoli

Troveremo nel 1927 un’altra macchina da pesca nei pressi del Sinarca, a opera di Rocco Ronzitti, un’altra nel 1930 sul molo grande del porto in costruzione, a iniziativa di Felice Marinucci, figlio di Salvatore Antonio, e più tardi persino una, rudimentale, alla foce del Biferno.

Ovviamente non tutti i trabucchi hanno operato nello stesso arco di tempo. Si può affermare con certezza, però, che tra il 1930 e l’inizio degli anni Sessanta, sono stati attivi in contemporanea ben sei trabucchi. Ciò che a giusta ragione ha fatto e fa di Termoli la “città dei trabucchi”, probabilmente unico esempio in Italia e forse anche altrove, di una così massiccia concentrazione di simili congegni da pesca un limitato tratto costiero cittadino.

Nel terzo millennio (2003) nascerà poi il trabucco dei Fe.De, e, più tardi, sempre a nord-est, ne è avviato un altro dall’imprenditore dei trasporti Larivera, il primo a essere distrutto dalla mareggiata del 2015.

Foto storiche trabucchi termoli

Questa, in sintesi, il passato dei trabucchi. Da oggi, però, può iniziare una nuova storia, a condizione che accanto alla volontà e alla passione di chi investe in questo campo (occorrono significative risorse), trovino disponibili al sostegno, non solo morale, le istituzioni, le prime a dovere essere interessate alla promozione dello sviluppo economico.

Inoltre occorre che chi ha in mano le sorti della città e della Regione, dedichi, benintesi dopo avere affrontato i gravi problemi connessi alla tremenda pandemia in corso, a questo aspetto della nostra storia cittadina la giusta attenzione e valorizzazione, trattandosi di un patrimonio unico per quanto riguarda Termoli e il Molise.

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