Covid-19 e crisi economica: tra settori in crisi, ed altri in crescita

58%: questa la mostruosa percentuale di economia in pericolo per la pandemia. Un vero e proprio effetto domino quello che si è innescato, che ha travolto almeno il 17% delle imprese, per cui al momento c'è in gioco la sopravvivenza. La domanda dei consumatori in questi mesi è nettamente calata, e questo si sta ripercuotendo su moltissimi settori. In cima alla lista troviamo sicuramente quello dei viaggi e dell'ospitalità, ma non solo. Ristorazione e spettacolo stanno infatti accusando il colpo, anche a causa delle nuove misure previste dal Dpcm del 24 ottobre, una vera e propria scure che si è abbattuta su questo mondo, non senza proteste. A beneficiare di questa situazione però, troviamo alcuni comparti che hanno visto i loro fatturati incrementare, soprattutto quelli appartenenti al digital.

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    Crisi Covid-19: i settori a rischio

    Come anticipato, alcuni settori stanno risentendo particolarmente della crisi Covid-19, mentre altri più o meno sorprendentemente ne stanno uscendo più forti di prima. Nella lista dei “fortunati” troviamo tutti quei servizi legati a internet e al mondo digital in generale. Applicazioni per videoconferenze come Zoom Cloud Meeting, piattaforme streaming come Netflix, e persino i casinò online con le loro slot machine Book of Ra, hanno visto i loro fatturati crescere in maniera esponenziale.

    Interi comparti invece come quello dei viaggi, della ristorazione e dell’ospitalità invece, sono letteralmente in ginocchio, e la situazione quanto meno al momento non sembra destinata a migliorare. Questo soprattutto a causa delle nuove misure per il contenimento del virus incluse nel nuovo Dpcm firmato da Conte il 24 ottobre: serrata per cinema e teatri, e ristoranti chiusi alle 18:00. Ma questi non sono gli unici settori ad essere entrati in crisi. D’altro l’economia nel suo complesso è composta da un insieme di ingranaggi che devono essere oliati.

    In sofferenza sono entrati anche il chimico, il metallurgico, e persino quei settori di produzione di petrolio, gas ed energia, che hanno visto una pesante contrazione della domanda da parte delle aziende ma anche dei privati cittadini. L’unica speranza è che comparti meno colpiti abbiano la forza per fare da traino al resto dell’economia globale. Oltre alle telecomunicazioni, al software e al digital in generale, ovviamente la farmaceutica sta vivendo un buon momento.

     

    Le conseguenze della crisi Covid-19

    In ordine di tempo, l’ultima crisi di cui abbiamo memoria è quella del 2008-2009. Iniziata come uno shock meramente finanziario, si è ben presto riversata sull’economia reale. Anche la pandemia sta avendo ripercussioni davvero molto pesanti, e non solamente dovute ai mesi di blocco per il lockdown. Tutte le misure messe in campo per arginare la diffusione del virus infatti, stanno impattando enormemente sia sulle imprese che sui dipendenti.

    In particolar modo, a portare il peso di questa situazione, sono tutte quelle categorie di lavoratori giovani e con titoli di studio minori, comunque inferiori alla laurea. Per comprendere meglio la portata di questa crisi, basti pensare che nella sola Europa i posti di lavoro a rischio sono quasi 55 milioni. La maggior parte delle professioni sono quelle che prevedono uno svolgimento delle attività a stretto contatto con altre persone.

    Entrando nel dettaglio possiamo vedere che la vendita al dettaglio rischia di perdere 15 milioni di lavoratori, mentre ristorazione e accomodation circa 8,5 milioni. Pesante la ricaduta anche sulla produzione, con 7,9 milioni di posti di lavoro in pericolo. La restante quota è suddivisa in ordine tra costruzioni, salute e sociale, pubblica amministrazione, trasporti, scuola, arte e intrattenimento, e agricoltura.

     

    Dietro una crisi si nasconde un’opportunità

    Storicamente è sempre stato così: dietro una crisi, spesso per alcuni settori si nasconde un’opportunità. Abbiamo citato due casi in particolare per il 2020 ha rappresentato un anno da incorniciate. Stiamo parlando di Zoom Cloud Meeting e di Netflix. La prima ha permesso a milioni di lavoratori di proseguire le loro attività da remoto, evitando tra l’altro conseguenze ben più gravi per l’intero sistema economico.

    Zoom è stata quindi in grado di triplicare i suoi fatturati nei primi sei mesi di quest’anno, e seppur più contenuta, l’ascesa sembra non arrestarsi anche in questa seconda parte del 2020. Netflix invece, ha potuto contare nei soli due mesi di lockdown su 19 milioni di nuovi abbonati nel mondo. Un vero e proprio boom in grado di consacrare ancora una volta il successo delle piattaforme di streaming in generale.

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