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Condannato a 2 anni e 6 mesi l’uomo che travolse e uccise un anziano a Termoli

Si è chiuso oggi a Larino il rito abbreviato a carico di Bartolo D'Adderio, imputato per omicidio stradale per la morte dell'82enne Donato Rubortone. La procura aveva chiesto 8 anni con la riduzione del rito, ma il giudice ha emesso un verdetto meno severo. La difesa annuncia il ricorso perché secondo gli atti in mano al penalista Pino Sciarretta non è possibile provare che l'assunzione di stupefacenti sia stata causa dell'incidente. "La droga era stata assunta giorni prima e non c'entra con quanto accaduto".

È stato condannato in primo grado, oggi a Palazzo di Giustizia di Larino, Bartolo D’Adderio, il 54enne di Termoli accusato di omicidio stradale. La vicenda risale al 22 gennaio 2019, quando l’82enne termolese Donato Rubortone morì investito da D’Adderio alla guida di una Toyota Yaris davanti al centro commerciale ‘Lo Scrigno’.

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Quel tragico pomeriggio intorno alle 17,30, l’anziano era stato sbalzato in alto mentre attraversava la strada via Martiri della Resistenza, ricadendo a terra con uno schianto fatale. Difeso dall’avvocato Pino Sciarretta, D’Adderio è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione col rito abbreviato.

Una sentenza ben più lieve della richiesta della Procura, rappresentata in udienza dalla dottoressa Ilaria Toncini. Si conclude così il primo grado di giudizio a carico di Bartolo D’Adderio, tornato in libertà dagli arresti domiciliari dopo oltre un mese su decisione del giudice.

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Le motivazioni della sentenza del dottor Scioli, magistrato in servizio nel tribunale frentano, si conosceranno dopo i canonici 90 giorni, ma nell’attesa di leggerle è proprio la difesa a fare una considerazione. “Certamente proporremo ricorso in Appello – annuncia il penalista Sciarretta -, in quanto il mio cliente è innocente rispetto alla contestazione di aver assunto alcol e sostanze stupefacenti perché le tracce di cannabinoidi e cocaina trovate nel sangue dopo l’incidente non provano in alcun modo che l’assunzione di droga sia stata una condizione dell’incidente stesso”.

Bartolo D’Adderio, arrestato poco dopo la tragedia, aveva ammesso di aver consumato droga ma nei giorni precedenti al sinistro, mentre il quantitativo di alcol trovato nel sangue era minimo.