Il secondo blocco di cinema e teatri. Artisti in subbuglio, 500 operatori in ginocchio: “Rischiamo di scomparire”

Gli operatori del settore non 'vedono' più un futuro dopo l'ultimo decreto del Governo che taglia 'le gambe' al mondo dello spettacolo, già in crisi profonda in seguito al primo lockdown. "Si rischia che vengano cancellate realtà che con fatica hanno resistito alla prima ondata ma questa non sembra una priorità", le parole della presidente di Fondazione Molise Cultura Antonella Presutti. "E' un mondo in ginocchio", dice il pianista Simone Sala. Stefano Sabelli: "Sarà una mazzata, occorre un ristoro da Governo e Regione".

Cinque mesi, più o meno. La riapertura è durata pochissime settimane. Cinema e teatri ‘sprofondano’ in un secondo lockdown: devono abbassare il sipario, come impone il dpcm del Governo Conte che è entrato in vigore la scorsa mezzanotte. Il provvedimento prevede “la sospensione degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi, anche all’aperto”.

A differenza della prima serrata, questa volta le previsioni per il settore sono nerissime dal momento che già paga lo scotto degli ultimi difficilissimi mesi, caratterizzati da tantissimi eventi cancellati o rinviati al 2021. A Campobasso, ad esempio, la rassegna Sonika Poietika ha chiuso anzitempo: il concerto della Nuova Compagnia di Canto Popolare previsto sabato 24 ottobre al Teatro Savoia è stato annullato. Ancora prima era stato impossibile organizzare eventi di punta del cartellone estivo molisano: l’Eddie Lang Jazz Festival e il Macchia Blues sono stati rinviati, assente il cartellone dell’estate termolese, ridimensionato Jazz in Campo. Pochissime le eccezioni: il Campobasso Summer Festival (in foto) e il Mac di Oratino ad esempio.

Il secondo blocco degli spettacoli dal vivo rischia dunque di essere la mazzata finale, di decretare la ‘morte’ di un pezzo importante dell’economia. Da ieri chi recita, chi suona non ‘vede’ più un futuro. La sofferenza di artisti e musicisti è condivisa anche dalle maestranze, coloro che svolgono ruoli meno visibili ma non per questo meno importanti come scenografi, sarti, addetti alle luci, tecnici del suono, assistenti e montatori di palco. Partite Iva, lavoratori stagionali. Si sentono lavoratori ‘invisibili’. Sono oltre 200 in Molise, è la stima che fanno alcuni addetti ai lavori. Una cifra da considerare al rialzo per Stefano Sabelli, attore, regista e direttore artistico del Teatro del Loto di Ferrazzano e del Teatro Fulvio di Guglionesi. Parla di circa 500 lavoratori di un settore che coinvolge l’indotto dell’ospitalità, del trasporto e dei servizi tecnici.

“I teatri sono luoghi sicuri”, puntualizza. E dimostra, numeri alla mano, quanto siano stati limitati i contagi nei luoghi della cultura: dalla riapertura di giugno, su 347.262 spettatori che hanno comprato un biglietto per un concerto o un spettacolo solo uno è risultato contagiato.

Anche Sabelli ha firmato la lettera inviata al presidente del consiglio Giuseppe Conte e al ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini. “Questo provvedimento è una mazzata, la nostra è un’azienda che dà lavoro a decine di persone: produciamo anche noi una piccola parte del Pil e abbiamo investito per le misure di sicurezza dei teatri acquistando ad esempio macchine per la sanificazione”.

Sia a Ferrazzano, dove stanno per terminare i lavori di ristrutturazione del Loto (“abbiamo fatto in modo che sia più integrato nel centro storico del paese”) che a Guglionesi la stagione stava per ripartire. “Ora c’è l’incertezza più totale“. E dunque, aggiunge Sabelli, “speriamo che ci sia un ristoro economico da parte di Governo e Regione”. Infine l’auspicio: “Speriamo di riaprire il prima possibile, magari di poter svolgere una stagione ridotta tra dicembre e gennaio”.

Prima 2019 al Fulvio - Sabelli

 

Il settore è in una sofferenza inenarrabile e purtroppo non è una priorità nell’agenda del Governo, anche se questo Paese dovrebbe fare della cultura in tutte le sue manifestazioni l’asse portante”, sottolinea la professoressa Antonella Presutti, presidente della Fondazione Molise Cultura. “Gli operatori della cultura hanno lanciato un appello in cui sottolineano a ragione che la cultura è anche welfare, sostegno psicologico in questo momento di grandissima difficoltà. Diventa tutto molto duro anche perchè gli aiuti del Governo sono irrisori”.

Programmare concerti e spettacoli in questo momento è complicato, forse impossibile. E “quando non si può programmare diventa un bagno di sangue”, aggiunge la presidente della Fondazione.

Sembra quasi di essere ad un punto di non ritorno. “Si rischia che vengano cancellate realtà che con fatica hanno resistito alla prima ondata e probabilmente ora non riusciranno a sopravvivere”, aggiunge. Compagnie teatrali e band stanno morendo, altri pezzi di questo mondo stanno per gettare definitivamente la spugna. E questo significa “mettere una pietra tombale su un settore già in difficoltà”.

Toma Cotugno Presutti Regione Molise

“E’ un quadro molto triste, fermo restando che il momento è drammatico e che serve responsabilità, che andavano presi dei provvedimenti. Però – la chiosa finale della Presutti – bisogna anche pensare a realtà che rischiano di scomparire del tutto“.

La Fondazione Molise Cultura continuerà a tenere aperti i propri spazi espositivi con tutte le misure di sicurezza anche per lanciare un messaggio simbolico “affinchè non si spengano le luci sui luoghi della cultura, continueremo a programmare per la prossima primavera. Sono convinta che è doveroso, che torneremo nei luoghi della cultura, che è indispensabile. Noi ci faremo trovare pronti”.

“Non penso che prima di marzo si potrà tornare a teatro”, le valutazioni di Maurizio Oriunno, giornalista e musicista esperto del settore musicale. Eppure “i teatri sono stati tra i pochissimi luoghi in cui non si sono verificati contagi”. Le previsioni sono a tinte fosche: “Il settore già era stato colpito dal precedente lockdown, in pochissimi riusciranno a sopravvivere con la nuova stretta”.

Simone sala

Simone Sala, pianista molisano di calibro internazionale, direttore artistico di eventi di successo, parla del suo mondo del quale si nutre con apprensione. “È un mondo in ginocchio. E personalmente credo ingiustificatamente in ginocchio perché in tutto questo periodo di pandemia nel mondo artistico è stato registrato un solo caso di covid. Questo vuol dire che il teatro è certamente il luogo più sicuro. Più facile da controllare sotto tutti gli aspetti della sicurezza. Un’altra chiusura totale spaventa. Una mia amica psicologa mi ha detto di aver ricevuto 40 richieste di aiuto da pazienti o ex pazienti che vogliono essere seguiti perchè temono questa possibilità di chiusura totale e dunque temono per la loro sopravvivenza”.

Preoccupato per il presente, ancor più per il prossimo futuro, Simone Sala si racconta parlando di sé e di tutti i colleghi che come lui che stanno attraversando un momento complesso e buio. “Parliamo di un indotto che supera il milione di persone – continua – che sono numeri già esplicativi da soli. Anche i bandi della Regione rifinanziati hanno avuto un calo vertiginoso. Anche il bonus Inps previsto per gli artisti che avevano versato i contributi nel 2019 ancora lo stiamo aspettando”.

Consapevole della drammaticità del momento sanitario, Simone Sala è pessimista: “Dopo 22 concerti cancellati in primavera, centinaia di lezioni private, 3 festival cancellati d’estate, ora mi saltano anche 16 date di tour invernale. Circa il 90% delle mie attività annuali è terra bruciata. I miei sforzi, i miei studi, i miei sacrifici, il mio sudore, non valgono niente”.