Bancarotta fraudolenta e fatture false: sequestrati beni a 4 indagati su compravendita auto dall’estero

Il sistema illecito è stato interrotto e portato alla luce grazie al lavoro svolto su incarico della Procura dell'Agenzia delle Entrate, della Squadra mobile e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Campobasso: gli indagati avrebbero conseguito un profitto pari a 312mila euro.

Dopo aver smantellato il meccanismo illegale di compravendita di auto dall’estero, è scattato il sequestro dei beni per quattro degli indagati nell’ambito delle cosiddette “frodi carosello”. A disporre il provvedimento il giudice per le indagini preliminari, così come richiesto dalla Procura di Campobasso, che aveva contestato a vario titolo ai quattro indagati l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti e i reati di bancarotta fraudolenta, falso e sostituzione di persona.

Tutto è cominciato con l’inchiesta che ha riguardato alcune società che hanno sede a Campobasso. Verifiche che hanno dimostrato l’esistenza di articolato e complesso sistema criminoso ricostruito passo dopo passo dagli inquirenti. Il disegno illecito degli indagati è stato realizzato nell’ambito del comparto del commercio all’estero (all’interno della Comunità Europea) di autovetture e che prevedeva l’avvicendamento a vario titolo di prestanomi oltre all’utilizzo di falsa documentazione per comprare e vendere le autovetture.

Gli investigatori hanno quindi accertato la creazione di società fittizie, le cosiddette ‘cartiere’, gestite dagli indagati  e il cui unico scopo era quello di fare da tramite – ovviamente in maniera fittizia – nella compravendita di macchine dall’estero per nascondere la società campobassana reale acquirente delle stesse. Tale acquisto avveniva frodando l’Iva che non veniva versata dalle stesse finte società secondo le dinamiche previste dalle cosiddetta “frodi carosello”.

Quindi “l’autovettura veniva immatricolata in Italia attraverso la predisposizione di una falsa documentazione che attestava, contrariamente al vero, che il singolo e ignoro acquirente si era recato in un Paese europeo per comprare la macchina e che pertanto non doveva versare l’Iva in Italia”, ha spiegato il procuratore Nicola D’Angelo.

Sistema interrotto e portato alla luce grazie al lavoro svolto – su incarico della Procura – dall’Agenzia delle Entrate, dalla Squadra mobile e dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Campobasso: gli indagati avrebbero conseguito un profitto pari a 312mila euro.

“Il sequestro preventivo disposto sui beni nella disponibilità degli indagati – si legge in una nota diramata dalla Procura di Campobasso guidata dal dottor Nicola D’Angelo – volto a conservare il profitto del reato ai fini della successiva confisca si inserisce nel contesto delle linee di intervento di questa Procura della Repubblica a volte la soppressione dei reati da realizzarsi non soltanto intervenendo sui presunti autori ma anche aggredendo beni che ne costituiscono il profitto. Questo in un’ottica di deterrente di recupero alla collettività di quanto illecitamente acquisito”.