“Noi ce la mettiamo tutta, ma la gente ha paura”: incassi a picco per bar e ristoranti già prima delle restrizioni

Le nuove disposizioni non stravolgono la già precaria situazione dei ristoratori e dei titolari di bar e pub: "Il calo dei clienti c'è stato appena sono risaliti i contagi e già dal primo Dpcm di questo autunno" dicono all'unisono nel capoluogo. Ma ammettono anche che è meglio un lavoro ridimensionato che azzerato del tutto

Il nuovo Dpcm del presidente del Consiglio non toglie né dà. Le restrizioni calate nel giro di pochi giorni, le ultime con il decreto della sera del 18 ottobre, hanno soltanto ratificato il crollo di clienti e quindi degli incassi per bar e ristoranti che già c’era stato a partire da un paio di settimane, quando i contagi sono iniziati a salire e quando si è iniziata a respirare di nuovo la paura del lockdown.

A Campobasso, baristi e ristoratori, all’indomani delle nuove restrizioni stabilite dal governo, mantenendo un cauto ottimismo, ammettono che “le limitazioni sono certamente migliori di una chiusura totale delle nostre attività ma la fase è delicata. Lavorare in questo modo è oggettivamente difficile: i clienti diminuiscono, gli incassi calano e quindi anche il lavoro che fino a qualche tempo avevamo la possibilità di offrire ai nostri operatori viene meno”.

Una mazzata per l’economia del capoluogo che ha nel terziario (e nel commercio in particolare) la sua spina dorsale. Basta fare un giro per la città: piccole attività di ristorazione (bar e pizzerie al taglio soprattutto) sono presenti in ogni strada, tanto in centro quanto nelle zone più periferiche. Il crollo degli affari, complici anche altri fattori (nei mesi estivi ad esempio i commercianti hanno lamentato la carenza di eventi organizzati in centro città), è stato evidente.

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“Dopo il lockdown – dice un ristoratore di Campobasso – ci eravamo dati da fare per recuperare le perdite vissute in quei giorni drammatici fra marzo e maggio. Ora il nuovo aumento dei contagi ha portato all’emissione delle prime misure ma le persone, rispetto ai numeri diffusi giorno per giorno, si sono spaventate e i risultati di restrizioni e paura si sono visti rapidamente: il calo è stato costante. Pochi clienti e pochi incassi”.

Nei locali di Campobasso è palese quanto baristi e ristoratori si siano adoperati per garantire la sicurezza nei locali: disinfettanti all’ingresso, mascherine, distanza tra i tavoli, continui appelli ai clienti a mantenere le distanze. Tutto questo ha richiesto anche un investimento economico non indifferente per molti, nonostante l’uscita da un periodo in cui gli incassi si sono praticamente azzerati. E nonostante le assicurazioni e le promesse del governo di tagliare tasse e costi, è arrivato il pagamento di tutte le imposte.

Tra le nuove disposizioni previste dal Governo nell’ultimo decreto quella di affiggere all’esterno del locale un cartello sulla capienza massima e soprattutto far sedere al tavolo non più di sei persone.

“Noi rispettiamo tutto e questo è normale che avvenga – dice un altro ristoratore – ma è altrettanto chiaro che a molti di noi sembra di assistere ad un lento disarmo del settore della ristorazione. Però noi non molliamo. Noi andiamo avanti perché diversamente dovremmo chiudere sin da ora”. Servono indennizzi e soldi a fondo perduto perché, per esempio, per i bar la limitazione al bancone dopo le 18 pure porterà ulteriori perdite.

I ristoratori invece sul limite delle sei persone a tavola sono meno preoccupati: “Le tavolate con più di sei persone non esistono più da un po’, almeno da me. Al massimo quattro, mai oltre. La gente ha paura”.

Dunque: “le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle 5 sino alle 24 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle  18 in assenza di consumo al tavolo”, recita il documento con le nuove misure per contrastare la diffusione della pandemia. L’orario di apertura è stato questa volta specificato espressamente: nel precedente dpcm della scorsa settimana mancava infatti questa indicazione, e alcuni proprietari di locali ne avevano approfittato per riaprire poco dopo la chiusura imposta per legge. Il vuoto normativo è stato dunque colmato. Sono invece consentite senza limitazioni la ristorazione con asporto e la consegna a domicilio, ovviamente fino alle 24. “Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle 24 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze”, si legge nel testo.