“Attenti a fare paragoni tra le 2 ondate, i numeri non ce lo consentono”. Positivi, tamponi, indice Rt: l’esperto di statistica spiega i dati – GRAFICI e ANALISI

Siamo bombardati da numeri e cifre ogni giorno che tuttavia non spiegano nulla, o quasi, sull’andamento del virus in Italia e in Molise. Vincenzo Nardelli, esperto di statistica di San Martino in P. che ha già partecipato nella prima fase della epidemia al progetto CoVstat con un team di esperti, e che ora sta collaborando a un gruppo di ricerca prestigioso, decodifica i dati, fornisce grafici ma chiarisce che in assenza di uno studio con un campione statistico è impossibile ricavare informazioni pure necessarie sui nuovi positivi. “I numeri giornalieri sono inaffidabili perché risentono di troppe variabili, a cominciare dai tamponi”.

Bombardati dai numeri, investiti ogni giorno da raffiche di cifre come mitragliate. Da mesi gli italiani stanno sperimentando, sulla loro pelle, l’overdose di cifre legate alla pandemia. Numero di positivi, numero di tamponi, indice di trasmissibilità, numero dei ricoverati, numeri di ricoverati in Intensive. Ma in realtà, da questi numeri, quante informazioni possiamo ricavare sull’andamento del virus che ha messo ko il mondo?

“Ben poche, al momento” riconosce Vincenzo Nardelli, di San Martino in Pensilis, esperto di statistica e dottorando alla Bicocca di Milano. Uno che le cifre le padroneggia e le trasforma in modelli e indicatori preziosi, e che ribalta la sensazione – molto emotiva – legata al fatto che in Molise le cose vadano peggio che altrove. “Leggere le cifre quotidianamente e sganciate da altri contesti di riferimento non ha senso. Un andamento, una tendenza, non possono essere certo riassunti in un giorno. La verità è che in Italia manca un sistema di raccolta dati che consenta un monitoraggio reale sulle probabilità di contagio, dunque una vera indicazione sul rapporto tra positivi e sintomatici, ospedalizzazioni e ricoveri in Intensiva. Insomma, sintetizzo: non c’è un quadro affidabile al quale attingere per una interpretazione statistica”

 

Il risultato qual è? Un eccesso di allarmismo? O, al contrario, una minimazzazione del rischio?

“E’ questo il punto cruciale. Né l’uno né l’altra, proprio perché i numeri, così come ci vengono forniti, invece di rispondere a domande pongono interrogativi. Non è citando giorno per giorno il numero di casi positivi e di tamponi effettuati che possiamo capire cosa succede”.

 

Partiamo da qua, dai nuovi positivi elencati ogni giorno. In Molise oggi sono il doppio di aprile scorso, quando è stato raggiunto il picco. Ma il sistema di screening è completamente diverso.

“Appunto. I nuovi positivi sono proprio il numero più inaffidabile di tutti, perché è un numero che risente di troppe variabili, a cominciare dai tamponi. Se nella prima ondata il numero dei tamponi che venivano effettuati era limitato alle persone sintomatiche e le Regioni avevano adottato una politica omogenea, in questa seconda ondata le politiche scelte dalle regioni per fare i tamponi sono eterogenee. Alcuni territori fanno screening in maniera importante, altri in maniera meno importante perché magari non hanno la capacità di farlo. Se andiamo a leggere il numero di tamponi ogni 100mila abitanti vedremo che c’è tantissima difformità tra i vari territori”.

Grafici covid Vincenzo Nardelli

 Tantomeno si può prendere in considerazione il dato di un singolo giorno per dire che la curva epidemiologica è in crescita o in calo, giusto?

“Diventa difficile dirlo anche col parametro di una settimana, figuriamoci di un giorno.  Consideriamo che i numeri dei nuovi casi positivi che vengono forniti quotidianamente possono riguardare tamponi di uno o più giorni precedenti, nonché tamponi effettuati con diverse tipologie”.

Per esempio il numero di nuovi positivi rilevato in Molise domenica scorsa è apparso enorme: ben 101 casi. Addirittura qualche organo di informazione ne ha fatto un caso parlando di Molise come regione segnata dal maggior aumento in riferimento al numero di abitanti…

“In realtà, rapportato al numero di tamponi positivi e a quello degli abitanti, la curva epidemiologica del Molise è una delle più basse d’Italia. Questo ci fa capire quanto sia limitante fermarsi a questi dati”.

Grafici covid Vincenzo Nardelli

In pratica è impossibile fare un paragone tra la prima e la seconda ondata?

“Impossibile, sì, perché nel numero dei tamponi ci sono troppe variabili. Inoltre ora i test vengono fatti essenzialmente su persone che hanno avuto dei contatti con casi positivi e quindi non è possibile riferirli alla popolazione generale. Ricordo che le statistiche sono affidabili se il campione è casuale, ma noi ora in Italia effettuiamo i tamponi per finalità sanitarie ed emergenziali, non statistiche, quindi tamponi li facciamo tutti mirati alla ricerca dei positivi. L’errore più grande che si possa commettere è utilizzare il numero dei nuovi positivi quotidiani come statisticamente rappresentativo”.

 Vincenzo Nardelli, che ha già partecipato nella prima fase della epidemia a un importante progetto con un team di esperti, CoVstat, sta collaborando a un gruppo di ricerca che nello staff vede due ex presidenti dell’Istat, Alleva e Zuliani, e gli statistici Arbia e Falorsi.

 

Cosa servirebbe al Paese, da questo punto di vista?

“Servirebbe fare uno studio con un campione casuale, casuale come i campioni presi in esame dall’Istat, quindi scelti con metodo statistico. Abbiamo stimato che ogni settimana basterebbe qualche migliaia di tamponi effettuati con questa modalità (in aggiunta a quelli che le Regioni ritengono di fare per il tracciamento, ovvio), obbligando la gente selezionata per l’indagine statistica a sottoporsi al test in virtù della rilevanza sanitaria. Su quella base possiamo ricavare una stima precisa del numero di positivi e soprattutto degli asintomatici Questo sarà utile anche per le decisioni che le istituzioni devono prendere”.

 

Qualcosa di simile si è provato a farlo con l’indagine del Ministero della Salute, dell’Istat e della Croce Rossa Italiana, anche se in quel caso la popolazione non veniva sottoposta a tampone ma a test sierologico.

“Quella è stata un’occasione perduta per la bassissima risposta data dalle persone. Probabilmente anche perché era luglio e si era entrati già in uno stato d’animo differente. Inoltre molti avevano paura di fare il sierologico per essere poi costretti a dover fare il tampone”.

Grafici covid Vincenzo Nardelli

 

Cosa ci può dire invece sulla situazione delle ospedalizzazioni?

“Il tasso di saturazione della terapie Intensive è un buon indicatore che tiene conto sia dell’andamento dell’epidemia che della capacità di risposta del sistema sanitario nazionale. Abbiamo i dati puntati sulle terapie Intensive per Covid ma non sappiamo quanti malati non affetti da Covid si trovano ricoverati nelle terapie Intensive. Da questo punto di vista comunque il Molise è una delle regioni che sta messa meglio, anche se con numeri tanto piccoli basta raddoppiare l’attuale cifra dei ricoverati per entrare in una sorta di emergenza”.

Grafici covid Vincenzo Nardelli

La conseguenza di tutta questa incertezza si riflette anche sull’indice Rt?

“Per forza. L’indice di trasmissibilità, quel numerino che indica la media di nuovi contagi per ogni positivo, ha una forbice (intervallo di confidenza) troppo ampia – specialmente in una regione piccola come il Molise dove i numeri sono limitati – per essere affidabile. Sappiamo che se è maggiore di 1 la curva sale, se inferiore a 1 la curva scende. E se la curva sale aumenta la trasmissione del virus. Prendiamo il Molise. Ora siamo a un Rt di circa 1,45 ma il problema principale è l’incertezza di quel parametro, che va da poco più di 0 a oltre 2. Con una forchetta così ampia dire che c’è un indice Rt 1,5 non vuol dire niente. Oggi è urgente leggere correttamente la realtà, perché dobbiamo difenderci con la conoscenza. La statistica può dare un contributo prezioso integrando i dati raccolti da altri soggetti. Mi auguro che ci sia disponibilità a raccogliere e distribuire maggiori dati che possano dare la possibilità ai ricercatori di elaborare migliori modelli comportamentali del virus della Sars Cov 2. Non è più rinviabile”.