18 anni fa il crollo della scuola ‘Jovine’ di San Giuliano, tra dolore e ricordo

I messaggi delle istituzioni per ricordare la tragedia che ha colpito il Molise il 31 ottobre 2002. Il governatore Donato Toma: "Uno dei momenti più bui della storia della nostra regione"

“Come ogni anno, il 31 ottobre è un giorno triste per noi molisani: diciotto anni fa il Molise ha vissuto uno dei momenti più bui che la sua storia annoveri.

In quanti sono stati testimoni di quei giorni drammatici, il crollo dell’edificio scolastico di San Giuliano di Puglia ha lasciato un ricordo indelebile  e generato una ferita insanabile. Scolpite nella nostra memoria e nei nostri cuori restano le parole pronunciate dalla mamma di Luigi in occasione della cerimonia ufficiale dei funerali: “A tutti chiedo una sola cosa, che le nostre scuole siano più sicure. Non voglio assolutamente che nessuna mamma e nessun papà, nessuno pianga più i suoi figli”. Parole che devono farci riflettere, al netto di slanci enfatici, anche su quanto è stato fatto, fin qui, in tema di edilizia scolastica.

Certo, in questi anni molte scuole sono state ricostruite, consentendo ai nostri ragazzi di seguire le lezioni in edifici sicuri, efficienti, antisismici. Ovviamente, non dobbiamo accontentarci, bisogna fare ancora di più per garantire strutture moderne e funzionali, al passo con i tempi.

Purtroppo, per il mondo della scuola non è un periodo facile. A causa della pandemia che stiamo vivendo, gli studenti sono alle prese con innumerevoli sacrifici, in modo particolare quelli delle scuole secondarie chiamati a misurarsi, per la maggior parte del tempo, con la cosiddetta didattica integrata a distanza.

Inoltre, ancora oggi, non dobbiamo nascondercelo, l’area del cratere deve fare i conti con una rete infrastrutturale non sempre adeguata e rispondente alle esigenze della collettività.

Ora, però, non è il tempo delle analisi e dei consuntivi. È il momento del ricordo, della memoria, della commemorazione. Quei trenta rintocchi di campana non rappresentano solo il simbolo evocativo di una tragedia. Sono un monito, per chi amministra la cosa pubblica, affinché simili eventi non si verifichino più. Mai più. Stringiamoci tutti in un abbraccio collettivo virtuale”.

Donato Toma – Presidente della Regione Molise

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Sono trascorsi 18 anni da quel tragico 31 ottobre 2002. Alle 11,32 il terremoto provocò il crollo della scuola, cancellando una generazione di piccoli studenti. Diciotto anni di un silenzio assordante a San Giuliano di Puglia, dove la comunità, pian piano, ha ripreso a vivere, pur nel vivo ricordo dei 27 bambini e della maestra, che trovarono la morte durante quella che, iniziata come una comune mattinata di scuola, si trasformò in una immane tragedia per il Molise e per tutta l’Italia.

La Giornata della Memoria deve essere un giorno di ricordo, ma anche un monito in tema di sicurezza degli edifici scolastici, affinché tragedie, come quelle di San Giuliano di Puglia, non accadano mai più.

Da Presidente della Provincia di Campobasso e sindaco di Termoli, l’attenzione sarà sempre alta in tema di sicurezza degli edifici scolastici, perché è nostro dovere assicurare agli studenti, agli insegnanti e a tutto il personale che lavora nel mondo della scuola, le condizioni affinché i plessi scolastici siano il luogo più sicuro, dove far crescere le generazioni del domani.

Il ricordo deve restare sempre vivo, perché la storia ci insegna a non ripetere gli errori del passato; l’impegno di chi amministra, invece, è quello di dar forma e concretezza alle azioni da intraprendere.

Francesco Roberti – Presidente della Provincia di Campobasso

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“Ricordo perfettamente il dolore e lo sconforto di quella giornata di diciotto anni fa. Quel giorno, a San Giuliano di Puglia, persero la vita 27 bambini, la loro maestra e altre due persone.

Oggi, a distanza di tanti anni, abbiamo non solo il dovere di ricordare, ma di lavorare ed investire in prevenzione e sicurezza perché simili tragedie non accadano mai più. Il ricordo di quei tragici momenti è una ferita ancora aperta nella memoria e nella coscienza di tutti noi. Credo sia fondamentale, quindi, stare al fianco dei comitati delle vittime e sostenere con convinzione tutte le iniziative e le rivendicazioni portate avanti in questi anni.

Un segno di vicinanza istituzionale nei confronti di un’intera comunità ma, al tempo stesso, un atto di equità e di giustizia sociale a sostegno dei diritti di tutti coloro che hanno visto la propria vita cambiare irrimediabilmente dopo i tragici eventi del 31 ottobre 2002”.

Aldo Patriciello, europarlamentare di Forza Italia

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“Sono trascorsi 18 anni da quel terribile giorno che segnò per sempre un solco profondo nella storia del Molise.  Il 31 ottobre nel cuore di ogni molisano si riaccende il dolore e lo sconcerto per una ferita mai rimarginata che ha sconvolto la vita di tutti noi. Un giorno che non dovrà mai restare orfano di Memoria. E non parlo di una ricorrenza nella quale possa trovare spazio la retorica. Mi riferisco, invece, a una commemorazione che, oltre a unirci nel ricordo e nella preghiera per i 27 angeli e la loro maestra le cui vite furono spezzate sotto le macerie della scuola di San Giuliano di Puglia, sappia per tutti noi tramutarsi in sprono per fare sempre di più e meglio per garantire la sicurezza.

Quante volte, negli ultimi mesi, abbiamo pronunciato questa parola? Tante. Decisamente troppe. Questa dolorosa ricorrenza, celebrata quest’anno nel pieno di una seconda ondata della pandemia, fa più male del solito. Aggiunge dolore al dolore e ci ricorda che troppe volte il nostro impegno per proteggere gli altri non è bastato. Non è bastato quando le immagini delle macerie della scuola Jovine hanno distrutto per sempre i sogni, le speranze e il futuro di un’intera comunità. Quando quelle stesse macerie hanno spezzato la vita di intere famiglie che, alle 11,32 di quel terribile giorno, hanno perso per sempre i loro affetti più cari.

Un ricordo, quello che oggi celebriamo in quest’anno così doloroso, che chiama ognuno di noi a fare la propria parte. A fare di più in termini di sicurezza nelle scuole. Un concetto quest’ultimo a cui, proprio in questo anno così difficile, abbiamo dovuto imparare ad attribuire un nuovo significato collegandolo a un virus invisibile e pericoloso come il Covid. Un nuovo senso riferito alla sicurezza a cui dover guardare con uno sguardo più ampio e che oggi ci chiede di fare tutto il possibile affinché questo nemico insidioso possa non arrivare tra i banchi.

In questo senso, anche la prevenzione acquisisce una nuova declinazione che, ormai sappiamo bene, deve necessariamente essere accompagnata alla rapidità di azione nel caso di blocchi causati dai contagi. Al pari dell’edilizia scolastica, anche questo nuovo significato della parola sicurezza, chiama amministratori e istituzioni a farsi garanti e induce ogni singolo cittadino a restare vigile ed essere sentinella.

Come noi molisani abbiamo avuto modo di imparare a nostre spese, l’impegno in nome della sicurezza è inoltre legato anche a un’altra parola: ricostruzione. Significativa per tutti noi. Un termine, il cui concetto è attualmente amplificato dalle enormi difficoltà a cui il comparto edile si trova a fronteggiare. Problematiche serie alle quali i nuovi provvedimenti a livello nazionale vogliono fare fronte con una duplice finalità: la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano e la ripresa del settore.

In questo senso, degno di nota il lavoro del Commissario alla Ricostruzione dei territori colpiti dal sisma 2016, Giovanni Legnini, che ha operato per il rafforzamento dell’Eco e del Sismabonus, così come per le altre importanti misure di sostegno allo sviluppo dell’economia del cratere. Il Decreto Rilancio prevede, infatti, un forte impulso ai cantieri. Ma se a livello nazionale resta saldo l’impegno in questa direzione, non posso non accogliere e farmi portavoce dell’appello che arriva dagli edili del Molise che, a gran voce, chiedono di far rientrare nelle agevolazioni anche il terremoto di San Giuliano di Puglia del 2002 e quello dell’agosto 2018.

La legge di conversione del decreto Agosto ha, infatti, innalzato del 50% i tetti delle spese ammissibili per Eco e Sismabonus nelle aree del Centro Italia e, quindi, per i territori colpiti dagli eventi sismici del 2016, 2017 e del 2009, in alternativa al contributo per la ricostruzione. Lo stesso accade per il cosiddetto Superbonus o detrazione potenziata al 110% del Decreto Rilancio, valida per i centri colpiti dagli eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016.

Raccogliendo le istanze provenienti dal Molise e da un settore che nella nostra regione è, ormai da tempo allo stremo, intendo farmi portavoce della richiesta già avanzata da alcune associazioni di categoria come l’Acem–Ance ma sulla quale, da diversi fronti c’è già una condivisione di intenti che arriva anche dai cittadini che potrebbero usufruire delle agevolazioni.

La mia richiesta sarà, quindi, finalizzata a far sì che le nuove disposizioni possano ricomprendere anche i terremoti che hanno riguardato la nostra regione. Quello del 2018 e quello del 2002 che, purtroppo, lo richiede perché molto è ancora fermo. Come se il sisma non fosse avvenuto ben 18 anni. E credo che anche questo ‘serva’ in una giornata di commemorazione come questa. Perché, proprio dinanzi a quelle immagini che oggi ci feriscono come allora, resta compito della Memoria dover indirizzare le nostre azioni. Presenti e future”.

Capogruppo Pd in Consiglio Regionale, Micaela Fanelli

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“Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere”.

Nelle parole del premio Nobel José Saramago trovo il senso di questa giornata che da 18 anni ci vede stretti nel ricordo di 27 bambini e della loro maestra, vittime di un mondo che troppo spesso non trova il tempo di fermarsi a riflettere sui propri errori, errori che lasciano ai posteri pesanti conti da pagare.

Quel maledetto 31 ottobre, San Giuliano di Puglia e l’intero Molise hanno perso un pezzo del proprio futuro.

Il crollo della scuola Jovine rappresenta uno spartiacque: da quel momento in poi la nostra regione ha iniziato il suo tortuoso percorso per dimostrare, appunto, di meritare di esistere. Uno sforzo che dobbiamo ai bambini di San Giuliano, che sono stati ingiustamente privati di un futuro. Un dovere morale nei confronti delle loro famiglie, ma anche dei loro compagni di scuola sopravvissuti al crollo. È in loro che dobbiamo trovare, ogni giorno, la determinazione per far sì che una simile tragedia non si ripeta.

Penso a Veronica D’Ascenzo che, sopravvissuta al crollo della sua scuola, è diventata testimonial della sicurezza scolastica. Ma anche simbolo di come un evento traumatico possa essere trasformato in una missione di vita.
Un anno fa Veronica si è laureata in Scienze della Formazione primaria, con una tesi sui bambini con danni post traumatici da stress, e oggi è diventata maestra. “Il suo è un messaggio di cultura, d’amore e di speranza nel solco della sicurezza scolastica di cui è testimonial con la vita”: ne parla così la mamma Rachele, insegnante anche lei.

Oppure penso a Pompeo Barbieri grande esempio di reazione alle avversità, esempio di impegno, di resilienza. Anche da lui abbiamo tanto da imparare perché l’incubo del crollo non è bastato a minare la sua forza di volontà e oggi è ingegnere informatico e campione di nuoto paraolimpico.

Due persone, un ragazzo e una ragazza, due esempi che riempiono d’orgoglio l’intero Molise, perché per onorare davvero le vittime del terremoto di San Giuliano, per disegnare un futuro diverso da un passato drammatico, non si può che partire da loro.

La memoria, da sola, non basta. È il punto di partenza, non può essere il punto d’arrivo. È infatti necessario, agire, fare, concretizzare gli insegnamenti del passato.

Oggi, a distanza di tanti anni, ci troviamo ancora a discutere di sicurezza degli edifici scolastici e quest’anno la pandemia ci costringe a declinare questo concetto di sicurezza sotto altre forme, per tutti noi drammaticamente nuove. La scuola ha nella sua natura il carattere di apertura, di socialità, di dialogo tra persone, fianco a fianco, aspetti messi in pericolo dalla pandemia.

Ma proprio come Veronica e Pompeo, come loro ci hanno insegnato, anche le istituzioni hanno il dovere di non lasciarsi sopraffare dagli eventi, ma di reagire e rendere le difficoltà, opportunità di crescita. E allora la pandemia può divenire momento di rilancio.

Dopo anni di tagli al comparto, è questo il tempo degli investimenti, prima di tutto sulla sicurezza: quella delle strutture, prima di tutto. Perché la scuola deve essere un luogo sicuro, per i nostri figli e per tutto il personale che ci lavora. Per questo bisogna puntare su un piano pluriennale di efficientamento energetico e adeguamento strutturale degli edifici, che contempli anche nuove costruzioni. Obiettivi principali sono la sicurezza e la sostenibilità ambientale certo, ma importante sarà anche rinnovare gli spazi per renderli adeguati a una didattica altrettanto rinnovata e innovativa. Perché realizzare edifici pensati esclusivamente per la didattica significa imprimere una svolta nel modo di insegnare e creare un nuovo modello di scuola, per il quale deve essere centrale la transizione al digitale.

Un’altra opportunità è quella di rendere la scuola più inclusiva, per coinvolgere di più e meglio studenti e studentesse con disabilità e disturbi specifici dell’apprendimento, mettendo in relazione e in comunicazione le scuole e le istituzioni.

Ma la pandemia impone anche la sicurezza come tutela della salute. In questo senso bisogna valorizzare il personale scolastico, garantire qualità ed innovazione al servizio formativo attraverso percorsi di formazione permanente e obbligatoria. Gli eventi degli ultimi mesi hanno dimostrato come sia indispensabile investire sulla formazione di tutto il personale scolastico, senza eccezioni, per rispondere in maniera sempre più adeguata e coerente alle esigenze di innovazione digitale.

Negli ultimi anni il settore scolastico ha subìto tagli per 8,5 miliardi di euro, mentre solo quest’anno sono stati investiti sulle nostre scuole 7 miliardi. Ancora non basta, sembra assurdo ma è così. Per questo sarà importante l’arrivo delle risorse dall’Europa e sarà ancor più importante il loro utilizzo per garantire un futuro migliore, più sicuro, più sostenibile, alle nuove generazioni.

In definitiva abbiamo la grande responsabilità di garantire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi un’istruzione sempre migliore, sempre più all’avanguardia, garantendo loro i migliori strumenti possibili per conoscere il mondo e viverlo, ciascuno a proprio modo.

Ecco, il punto: la scuola deve saper avviare alla vita. Impegnarsi, tutti insieme, per raggiungere questo obbiettivo è l’unico modo per rendere omaggio ai 27 angeli di San Giuliano e alla loro maestra. E, forse, lo spero con tutto il cuore, è anche l’unico modo per tentare di lenire il dolore delle loro famiglie”.

Angelo Primiani, a nome del gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle in Consiglio Regionale

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“Sono trascorsi 18 anni da quel tragico 31 ottobre del 2002, che ha cancellato per sempre il futuro di un’intera generazione. 27 bambini e la loro maestra, Carmela, hanno trovato la morte in un luogo che dovrebbe essere per tutti sicuro, un luogo di formazione primaria, un luogo dove i bambini sognano cosa fare da grandi. Tra i primi disegni che un bambino prova a fare su un foglio bianco c’è la scuola, il tetto rosso e le finestre spalancate, spalancate al mondo, alla voglia di imparare cose nuove, di conoscere, quella scuola che invece ha distrutto in 60 secondi con una violenza pari al sesto grado della scala Richter la vita di 27 bambini e della loro maestra.

Sono 18 anni che ricordiamo il tragico evento e ogni anno riviviamo quel dolore con la stessa grande commozione, con lo stesso fardello al cuore. La tragedia è ancora viva e lucida nella nostra mente. È difficile, quasi impossibile dimenticare, il tempo, però, lenisce il dolore e lascia spazio a nuovi sentimenti e solo così si va avanti. Certamente nulla potrà cancellare quella sofferenza, che tutti avremmo voluto evitare. La vita prosegue, con grande difficoltà, ma accanto al dolore e al vuoto lasciato da chi non è più tra noi, c’è la gioia per i sopravvissuti, per i 29 bambini che sono riusciti a salvarsi.

Non è un atto di egoismo, provare a dare spazio in questo giorno triste a chi fortunatamente ce l’ha fatta. È giusto anche per loro. Sono i nostri “eroi quotidiani”. Oggi sono adulti, sono dei professionisti che hanno inseguito i loro sogni, hanno lottato e hanno vinto. Sono diventati insegnanti, geologi, atleti, ingegneri, sono l’orgoglio del Molise tutto. Bravi e complimenti. Sono sempre stati molto riservati e questo li fa onore, mai una parola di troppo, saggezza e buona educazione li ha sempre contraddistinti, sono stati sempre in secondo piano, un passo indietro ai loro compagni, che purtroppo non ci sono più. Mai nessuno di loro ha cavalcato l’onda mediatica, non sono mai stati attratti da una visibilità facile, anzi l’esatto contrario. Il rispetto per i loro compagni di scuola è sempre stato il punto fermo e questo è di lodevole apprezzamento. È importante ricordare gli angeli di San Giuliano di Puglia, ma è altresì fondamentale festeggiare i sopravvissuti, perché hanno dato una speranza di futuro alla comunità di San Giuliano e a tutti noi molisani. Vorrei che dedicassimo anche a loro un applauso. Lo meritano tutto. Nella tragica e sofferta esperienza di tutti questi anni, abbiamo vissuto momenti particolari, assistendo alla grande forza di volontà di una popolazione che non si è lasciata vincere dallo sconforto e dalla rassegnazione, ma ha saputo reagire nonostante il dolore, nonostante tutto a guardare avanti. Per tutti noi siete un esempio di forza e coraggio. Grazie per l’esempio che ci offrite.

Un anno dopo il tragico evento, il consiglio regionale con la Legge del 12 novembre 2003, numero 29 ha istituto la Giornata della Memoria. La “Giornata della Memoria è dedita al ricordo del tragico evento, ma vuole essere anche un momento di condivisone di intenti, di quello che c’è da fare per migliorare quanto fatto e continuare a fare per poter dare ai nostri giovani, il nostro futuro, maggiori certezze e sicurezze. La “Giornata delle Memoria” serve a sensibilizzare le coscienze di tutti noi sul tema della sicurezza scolastica. La Regione ha fatto molto, ma guai ad abbassare la guardia, non possiamo e non dobbiamo permetterlo. Ed è per questo che ho fortemente voluto la legge n. 3 del 21 marzo 2019, la modifica alla legge del 2003 la n. 29, che prevede in concomitanza con lo svolgimento della Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, il 22 novembre, che la Giunta regionale relazioni, in quel giorno, al Consiglio regionale su quanto è stato fatto per garantire la sicurezza scolastica, nonché sui progetti e sulle azioni mirate a diffondere la cultura della prevenzione e ad assicurare lo stato di sicurezza delle scuole. La legge non deve essere intesa come un ring su cui scontrarci, ma deve essere interpretata come un momento di dialogo, di confronto, di dialettica operativa e di approfondimento per migliorare. Non devono essere le tragedie a indicare i percorsi da attivare, le iniziative da seguire per mettere tutti noi al riparo dalle calamità naturali, dalla violenza della natura.

Insieme dobbiamo guardare al domani e lavorare ognuno per le proprie competenze e responsabilità per far si che mai più possano esserci nuove tragedie. La nostra presenza oggi qui, in questa Aula, la massima Istituzione regionale, assume un significato profondo. La seduta straordinaria di quest’oggi è rinforzata dalle nostre emozioni, dai nostri sentimenti, che a distanza di 18 anni, riaffermano la volontà e la necessità di imparare dagli errori del passato, che la salvaguardia, la sicurezza, la salute, il benessere di ognuno di noi prevale sui conflitti politici. L’amore per il prossimo, il rispetto per gli altri deve essere sempre il faro a cui puntare. Abbiamo pianto troppo, San Giuliano, il terremoto dell’Aquila, dove persero la vita Danilo, Vittorio, Elvio, Michele, gli studenti universitari molisani, poi la tragedia di Amatrice, di Accumuli. La sofferenza lega le persone e anche oggi, cambia lo scenario, abbiamo un virus sconosciuto, soffriamo nuovamente per i malati, per chi non c’è più e quindi facciamoci forza, tutti insieme e proviamo a vincere anche questa nuova sfida.

Filomena Calenda, consigliera regionale del Molise