Dai primi casi ai contagi di 6 mesi: ecco come scende l’età media dei malati di covid in Molise

Oggi hanno 44 anni in media, come dimostra la nostra inchiesta statistica. Durante la prima ondata l'età anagrafica si attestava sopra i 52 anni. La fotografia è quella scattata nella città simbolo della epidemia in Molise, Campobasso. Dal 'paziente 1' degli inizi di marzo a oggi: numeri e curiosità sulle varie fasi del contagio nel capoluogo di regione

Sei mesi o poco più. Tanto è passato dal primo caso di positività al coronavirus nella città di Campobasso, la più colpita della nostra regione. Era la primissima fase, i giorni duri che hanno preceduto il lockdown imposto agli italiani il 9 marzo. Dall’inizio dell’epidemia, nel capoluogo sono stati registrati complessivamente 262 contagi (quasi la metà dei 578 casi accertati in Molise dall’Asrem, anche se 20 positività sono state riscontrate in persone di fuori regione, ndr), di cui un paio di centinaia fino a inizio giugno, quando si è spento il cosiddetto focolaio ‘rom’.

L’estate sembrava aver ridotto la carica del covid-19 che però non era sparito, come ripetevano le autorità sanitarie. Tanto è vero che dopo un periodo di relativa ‘calma’  il Sars-Cov-2 si è ripresentato: il 21 luglio si può considerare una data chiave. È il giorno in cui vengono riscontrati i primi positivi sudamericani, è il momento in cui scoppia il ‘focolaio venezuelano’, il primo di importazione, che conferma i timori delle autorità sanitarie. “Il virus non è scomparso e uno dei pericoli può arrivare proprio dalla riapertura delle frontiere”, il monito dell’Azienda sanitaria. Il 21 luglio il Molise era reduce da ben nove giorni senza alcun contagio.

Questa estate – come confermato dai numeri e dagli studi – l’età media dei malati di Sars-Cov-2 si è notevolmente abbassata. In piena emergenza in Italia si attestava attorno ai 60 anni. Poi è diminuita fino ai 29, nell’ultimo mese è risalita a 35 anni, in base ai dati forniti dall’Istituto superiore di Sanità e aggiornati a martedì.

La ‘fotografia’ che si può scattare su tutti i pazienti covid del capoluogo (ricoverati e asintomatici) è un po’ diversa, per certi aspetti sorprendente. In questo articolo ricostruiamo quelle che abbiamo definito le tre fasi dell’epidemia campobassana, individuate sulla base degli eventi più significati avvenuti in città, ovviamente dal punto di vista dell’andamento dell’infezione.

Nella prima fase dell’epidemia (inizio marzo-inizio maggio), ossia nel pieno della chiusura totale del Paese, le 92 persone del capoluogo che avevano contratto il virus avevano un’età media di 52 anni. Questo era il periodo in cui gli anziani sono stati particolarmente colpiti: sette hanno contratto il coronavirus, quattro sono ultraottantenni (due hanno 81 anni, uno 84 e uno 87), tre sono ultranovantenni (due anziani di 91 anni, uno di 94). E purtroppo non tutti ce l’hanno fatta. La nostra statistica risente in parte però della positività riscontrata in un bambino di appena un anno.

Funerale rom Campobasso covid

Il 7 maggio si può considerare un’altra data spartiacque della curva del contagio campobassano. Infatti, quel giorno è stato accertato il primo caso del cosiddetto focolaio ‘rom’ che si è diffuso rapidamente complice probabilmente anche un funerale celebrato il 30 aprile. La ‘paziente 1’ della comunità è stata una giovane donna ricoverata con sintomi all’ospedale Cardarelli. Da questo momento inizia l’escalation dei contagi: nel giro di quindici giorni il numero dei positivi schizza fino ai 92 rilevati dall’Asrem il 22 maggio.

La maggior parte dei contagiati ha un’età media molto bassa: 35 anni. E’ l’età media più bassa delle tre fasi del contagio a Campobasso, probabilmente perchè tra i positivi ci sono sei piccoli tra 1 e 2 anni e tanti altri bambini nati dal 2010 in poi. Ma c’è anche un 88enne. Naturalmente, in questa seconda fase sono compresi anche campobassani non appartenenti all’etnia rom.

 

Dopo una ‘tregua’ dalla seconda metà di luglio in poi Campobasso perde la temporanea serenità: il 21 luglio l’autorità sanitaria accerta tre casi positivi legati a una famiglia arrivata dal Sud America dopo aver soggiornato in Serbia (uno dei Paesi inserito nella lista ‘nera’ del Governo, ndr) e a Parigi, scalo decisivo per raggiungere l’Italia. È il primo cluster di importazione dell’estate, provenienza Venezuela. Il contagio, anche in questo caso, si è diffuso rapidamente tra numerosi residenti della città entrati in contatto con gli stranieri appartenenti al gruppo dei neocatecumenali della chiesa di Sant’Antonio di Padova.

Ma la ‘terza fase’ della propagazione del virus in città non si esaurisce con il focolaio venezuelano. Poi è la volta dei rientri dalle vacanze da Paesi come Grecia, Croazia, Spagna, Malta, mete scelte da molti giovani e nei quali le misure di tutela della salute contro il virus non erano così stringenti come in Italia. Lo stesso Governo impone a chi ritorna di effettuare il tampone nei porti o negli aeroporti, che vengono attrezzati anche per tale scopo.

Tra le persone che rientrano con l’infezione dopo le ferie all’estero o in Sardegna ci sono anche alcuni campobassani che veicolano il virus in città.

Dal 21 luglio ad oggi si registrano una sessantina di casi per un’età media di 44 anni. Probabilmente ci si aspettava un dato più basso alla luce dei contagi favoriti anche dalla movida: questo aspetto è stato più evidente nel resto d’Italia piuttosto che in Molise. Probabilmente a far lievitare il dato è la presenza di una persona di 100 anni e di diversi genitori e nonni, a cui figli e nipoti hanno trasmesso il Sars-Cov-2.

Tra la metà di luglio fino ad oggi è di 25 anni circa l’età media dei giovani contagiati (18-35 anni la fascia considerata, e ci rientrano 17 persone). In questo stesso periodo tra i 61 positivi di Campobasso ci sono sei minorenni (rappresentano il 9,8% del totale nel periodo considerato). Quindi in quella che potremmo definire la ‘terza fase’ del contagio nel capoluogo quasi il 10% aveva meno di 18 anni, percentuale che sale a più di un terzo (37,7%) se si aumenta la fascia di età (0-35 anni). 

In Italia invece tra tutti positivi registrati negli ultimi 30 giorni il 12,7% ha meno di 18 anni, mentre il 59,3% ha tra i 19 e i 50 anni.

 

Nei casi considerati non rientra il positivo riscontrato ieri, 16 settembre.