Le percussioni di Tony Esposito contagiano la piazza: “Amo il Molise, terra di bravi jazzisti”

Grande successo a Oratino per la prima serata del festival diretto da Simone Sala. Una band d’eccezione ha mandato in visibilio un pubblico ordinato e composto

Il principe italiano delle percussioni, Tony Esposito. Con lui una band eccezionale: voce e tromba di Arturo Caccavale, chitarra di Alessandro Florio, tastiera di Gianluca  Grasso, basso di Mino Berlano, batteria del molisano Oreste Sbarra. Direzione artistica di Simone Sala e organizzazione “by Comune di Oratino”.

Eccoli gli elementi che ieri sera – giovedì 10 settembre – hanno incoronato uno degli eventi più belli post lockdown in Molise.

Nomi di successo tutti e – soprattutto – ognuno di loro capace di ripagare la notorietà meritatissima, con uno show che ha spezzato il fiato e piegato le ginocchia dal primo all’ultimo minuto.

Dall’Africa a Pino Daniele, un titolo già garanzia. E così è stato.

Sul palco della seconda edizione del festival “Oratino Mac”, la prima serata è stata un tripudio di suoni, vibrazioni, ritmi, cadenze partite da lontano per arrivare fino a Pino Daniele, morto cinque anni fa ma che nei concerti di Tony Esposito è sempre presente perché “con lui ho condiviso trent’anni della mia vita – ha detto – e lui, la sua musica, la sua idea di musica racchiude tutti i ritmi del mondo”. “Io con il Molise ho un amore particolare – aggiunge – che si è fatto conoscere anche per bravi jazzisti. E in questa regione c’erano tanti concerti jazz. Qui ci sono stato almeno 50 volte, spero di poterci tornarci altre 100”.

Pubblico in visibilio, canta continuamente, agita le mani al ritmo delle percussioni, applaude interrompendo.

Il giovane Arturo Caccavale ha una vocalità che quando chiudi gli occhi ricorda quella di Pino Daniele: senza parole.

Ogni componente “ha qualità straordinarie” ammette un soddisfatto direttore artistico. Simone Sala è consapevole di aver fatto centro, perché lo cercano. Il pubblico lo ringrazia. Ha avuto fiuto. Il fiuto vincente di un artista di calibro.

Intuito, il suo, che ha preso forma nella raffinatezza della chitarra di Alessandro Florio, nel basso di Mino Berano che risponde per tutta la sera alle sfide della batteria di Sbarra. Perché sul palco si improvvisa continuamente e Arturo Caccavale lo dice spesso. Già, s’improvvisa. Altrimenti non sarebbe jazz.

E poi ci sono le mani di Gianluca Grasso alla tastiera che accompagnano invece gli indimenticabili brani di Pino Daniele.

Eccolo poi, Tony Esposito. Si piazza alle percussioni, muove le mani, alza il capo, tiene il ritmo, ascolta, sembra lavori ad una pozione magica e da lì a poco magia sarà. A proposito d’improvvisazione, chiama “solo la batteria”. Sbarra è pronto ed eccolo il tripudio a tutto ciò che è ritmo e sostanza.

Gli occhi del pubblico non si chiudono, non vogliono. Restano concentrati sulle mani “di quei due” che suonano e suonano. E vibrano e fanno vibrare. Il pubblico assiste ad un rapporto d’amore: quello con la musica. E amore è perché arriva a tutti.