“Metti la mascherina, negro”. Autista rivolge insulti ad un bambino di 10 anni

La denuncia della signora Benedicta che si è rivolta alla nostra redazione per raccontare il gravissimo episodio di razzismo di cui è stato protagonista il figlio Henry, un bambino di 10 anni. Come ogni mattina, per andare a scuola, il piccolo ha preso l'autobus di città (Seac) ed è proprio qui che è avvenuto il fatto.

Henry è un bambino di 10 anni. E’ una mattinata come tante quando prende l’autobus per recarsi a scuola, ma una volta salito sul mezzo dimentica di indossare il dispositivo di protezione obbligatorio dalle norme per evitare il contagio da covid.

“Negro, metti la mascherina”: queste le parole che gli avrebbe gridato l’autista del mezzo, dipendente della società di trasporto Seac. E’ la madre del piccolo, la signora Benedicta, a raccontare alla nostra redazione il gravissimo episodio di razzismo e discriminazione di cui è stato protagonista il figlio.

Tutto è avvenuto la mattina di giovedì 24 settembre. “Mio figlio Henry è salito sull’autobus (corsa delle 7:53 in partenza dalla fermata di via XXIV maggio in direzione Colle dell’Orso a Campobasso) per recarsi a scuola. Salendo ha dimenticato di indossare la mascherina che aveva al polso. L’autista del mezzo, invitandolo giustamente ad indossare la mascherina, si è rivolto a lui con la seguente frase: ‘Negro, mettiti la mascherina‘”.

Ma per il bambino, spaesato, frastornato e comprensibilmente sconcertato dall’insulto razzista appena ricevuto, la storia non è finita qui. L’affermazione dell’autista provoca infatti l’inaspettata reazione di un coetaneo che colpisce fisicamente Henry. “L’epiteto offensivo e razzista – ci racconta ancora la signora Benedicta – ha dato il coraggio ad un altro bambino che stava viaggiando sullo stesso mezzo di dare una spinta tale a mio figlio da farlo urtare violentemente contro i supporti metallici dell’autobus e da provocargli una vistosa ferita alla fronte, poi medicata dai collaboratori scolastici, una volta arrivato a scuola. I genitori del bambino, miei conoscenti, si sono scusati con me e con mio marito e hanno rimproverato il proprio figlio”.

Benedicta, che abita nel quartiere Cep, affida a Primonumero le sue preoccupazioni di mamma: teme che questo episodio possa giustamente turbare la vita di Henry che è già alle prese con una fase delicata del suo percorso scolastico, l’inizio della scuola secondaria di primo grado, fra l’altro in epoca di covid.

“Mio figlio ha dieci anni, frequenta la prima media e – aggiunge la madre del ragazzino – in questi giorni sta sperimentando per la prima volta l’autonomia da genitori e fratelli prendendo con una certa apprensione i mezzi pubblici da solo. È un bambino vivace e di solito non subisce passivamente la violenza altrui, ma in questo periodo della sua vita è sicuramente intimidito dall’inizio di una nuova fase della sua vita, quale è la frequenza della scuola media. Essendo un bambino, non ha ancora la forza di replicare alla violenza verbale di un adulto.

Sono molto preoccupata perché oltre a consolare mio figlio, che è rimasto annichilito da tanta cattiveria, ho la responsabilità di insegnargli che deve difendersi solo con le “armi” della non violenza e qualche volta temo di non farcela”.

Un episodio di discriminazione sconcertante e inedito in una città solitamente accogliente come Campobasso, comunità che ha fatto passi in avanti dal punto di vista dell’integrazione degli stranieri.