Il mestiere del narratore, il commissario De Luca e la paura: Carlo Lucarelli conquista il pubblico di Petacciato

Il mestiere del narratore, l’evoluzione del suo personaggio più noto, il commissario De Luca, e poi tanti piccoli spunti per riflettere e perché no, sorridere insieme.

Una piccola grande lezione dell’arte del raccontare è quella a cui hanno avuto il privilegio di assistere venerdì pomeriggio 18 settembre gli spettatori dell’incontro con lo scrittore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli in occasione del quarto appuntamento stagione della rassegna Adriatica 2020 realizzata in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura di New York, e che quest’anno, per la prima volta, coinvolge anche Petacciato.

Proprio in piazza Belgioioso, all’ingresso del paese vecchio petacciatese, si è svolto l’incontro aperto a un numero limitato di persone e solo su prenotazione per via delle restrizioni anti covid-19. Tutti ordinati, in gran parte seduti sulle sedie messe a disposizione dagli organizzatori dell’associazione Sopralerighe, gli spettatori hanno assistito rapiti al dialogo fra Carlo Lucarelli e le due presentatrici dell’associazione Emma Sarcinelli e Donatella Langiano.

Siete fortunati a vivere in un posto così” ha esordito Lucarelli, affascinato dal luogo scelto: il sagrato della chiesa medievale di Santa Maria, davanti al belvedere di Petacciato che guarda verso l’Adriatico. “Io da casa mia vedo il bancomat” ha scherzato l’autore.

Quindi è iniziato il dialogo, concentrato dapprima sugli ultimi libri di Lucarelli e sull’identità del narratore. Dopo una breve divagazione su Antonio Meucci (lontano antenato di Lucarelli), l’incontro è proseguito analizzando l’evoluzione del commissario De Luca, personaggio principale di una fortunata serie di romanzi, compreso l’ultimo ‘L’inverno più nero‘.

Carlo Lucarelli Petacciato

Ma Lucarelli è riuscito anche a far sorridere, parlando dell’imitazione che il comico Fabio De Luigi faceva di lui e di come le persone reagivano. “Qualcuno mi diceva: ‘Ma sa che lei somiglia all’imitazione?’. Semmai il contrario rispondevo io”.

Profonda la riflessione sul tema dell’odio, toccato una settimana prima dalla rassegna grazie all’arrivo a Termoli di Walter Veltroni. “Ho scritto con Massimo Picozzi un libro sull’odio e non è stato facile – ha rivelato Lucarelli -. Secondo me l’odio è l’insieme di tante cose. Principalmente della solitudine, perché le persone di cui abbiamo scritto e che hanno commesso delle stragi erano tutte sole, senza qualcuno che nel momento del bisogno fosse stato lì a dare loro una mano”.

Ma secondo Lucarelli un altro elemento è decisivo nell’odio. “L’altra cosa fondamentale è la paura. Io sono un estimatore della paura, la ritengo una forma di conoscenza. Nella maggior parte dei casi si scopre che ciò di cui si aveva paura non era poi così spaventoso. Queste persone però spesso scaricano la loro paura in un oggetto, in molti casi nelle armi”.

Per Petacciato un incontro da custodire nello scrigno dei ricordi e magari da replicare appena possibile.