Processo ‘Lungomare’, il capo della Procura: “Queste sentenze un segnale importante: il piccolo spaccio è come un cancro”

Nicola D’Angelo soddisfatto della sentenza emessa dal tribunale di Larino a carico di 5 imputati che avevano scelto il rito ordinario. La maxi inchiesta dei carabinieri si è conclusa a ottobre di due anni fa e portò all'emissione di 22 misure applicate (di cui 17 in carcere) per un totale di 51 persone iscritte nel registro degli indagati

L’organizzazione malavitosa smantellata dai carabinieri del nucleo investigativo di Campobasso, su indicazione della Dda, con l’operazione denominata ‘Lungomare’, aveva gettato le sue basi in Molise spacciando droga in appartamenti presi in affitto sul territorio.

Ieri sera – martedì 29 settembre – dopo sei ore di camera di consiglio, i giudici del tribunale di Larino hanno riconosciuto il reato associativo finalizzato al traffico illecito di sostanze stupefacenti e inflitto cinque condanne con pene fino a otto anni e due mesi.

L’inchiesta è quella del 30 ottobre 2018 chiusa con 22 misure applicate (tra cui 17 arresti) per un totale di 51 persone iscritte nel registro degli indagati.

Con l’intervento dei carabinieri è stata decapitata un’associazione dedita allo spaccio e di matrice sanseverese che però aveva una base logistica e operativa nella provincia di Campobasso: Campomarino, Termoli, Larino, il centro urbano del capoluogo.

In diciassette – a dicembre scorso – avevano scelto il rito abbreviato (che prevede la riduzione di un terzo della pena) mentre altri cinque imputati – raggiunti a vario titolo da misure cautelari nell’ambito dell’indagine – hanno invece optato per la strada del dibattimento davanti ai giudici del tribunale di Larino: quindi l’epilogo di ieri con cinque condanne che hanno riconosciuto il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

“E’ un risultato importante – ha detto il capo della Procura Nicola D’Angelo – e lo è perché il tribunale di Larino ha sostanzialmente riconosciuto che il piccolo spaccio se condotto in maniera sistematica è altamente pericoloso”.

Nicola D'Angelo Procuratore Campobasso

E’ il riconoscimento di quanto la Procura di Campobasso sostiene da anni: lo spaccio diffuso è come il cancro, metastatizza. E quindi va punito con pene (ovviamente contemplate dal legislatore) che per i giudici di Larino sono state quelle destinate all’associazione pericolosa.

“Non parliamo di pene esemplari – ha spiegato Nicola D’Angelo – ma di pene che come effetto indiretto rappresentano un segnale deterrente anche per coloro che dalle regioni limitrofe scelgono il Molise per compiere fatti illeciti come è lo spaccio e la vendita di droga. Queste sentenze sono un avvertimento: rischiate grosso”. Perché la prevenzione o l’allerta passa anche per le sentenze a carico di chi paga lo scotto di aver scelto la strada dello spaccio e della droga. D’altronde sempre il legislatore al riguardo è chiaro – e D’Angelo  lo ribadisce – “l’associazione a delinquere finalizzata alla vendita di sostanze stupefacenti diventa un’associazione seria con solo tre volte che uno stesso soggetto viene sorpreso in attività illegali”. Sono sufficienti tre volte per il rischio di una condanna a non meno di dieci anni di carcere. E la sentenza a otto anni e due mesi di reclusione inflitta al boss dell’associazione scoperto con “Lungomare” è la ratifica al concetto.

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