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Gli assessori di Gravina più ricchi dei loro predecessori. Il sindaco 5 Stelle aumenta le indennità dopo il taglio di Battista

Le indennità di funzione per vice sindaco, assessori e presidente del consiglio aumentate tra i 400 e i 500 euro rispetto al governo di centrosinistra targato Antonio Battista. L’ex sindaco tagliò gli stipendi (tranne il suo) per potersi permettere una giunta allargata. All’arrivo di Gravina sono state ristabilite le cifre del 2006 quando il primo cittadino Giuseppe Di Fabio rideterminò gli importi per se stesso e la sua squadra. Se è vero che l’attuale primo cittadino ha un esecutivo ridotto rispetto a chi lo ha preceduto, è vero pure che manca quell’atteso segnale politico per la riduzione dei costi della politica per il quale il Movimento 5 Stelle si è sempre battuto.

La giunta 5 Stelle di Campobasso è quella meglio pagata degli ultimi anni: ogni componente percepisce una indennità di funzione di circa 400 euro in più rispetto al suo predecessore dell’esecutivo Pd.

Se con Antonio Battista la busta paga degli assessori era di 2440 euro, con Roberto Gravina la cifra pagata è di 2840 euro. Stesso discorso per il vicesindaco, al quale spettavano 3050 euro al mese in epoca Pd, mentre oggi, la stessa carica ricoperta da Paola Felice (titolare anche del commercio e della cultura), viene svolta alla modica cifra di 3550 euro. L’unica indennità non accresciuta è quella del primo cittadino: 4734 euro di stipendio da sindaco sia per Battista che per Gravina (cifra lorda e non netta, sulla quale vengono tarati anche i gettoni di presenza dei consiglieri comunali).

busta paga epoca battista

Come si spiega questa differenza?

Per capirlo conviene fare un passo indietro di qualche anno. Esattamente fino a dicembre 2005 quando, con l’approvazione della Legge Finanziaria 2006, si tagliarono del 10 per cento le indennità di sindaci, presidenti delle Province e delle Regioni (e altri). Era l’epoca del terzo governo Berlusconi, il tracollo del centrodestra era imminente (il Cavaliere si è dimesso a maggio del 2006, dopo di lui c’è stato il secondo governo Prodi) e anche la crisi dei mutui subprime sarebbe esplosa di lì a qualche mese innescando una gigantesca recessione economica che dagli Stati Uniti avrebbe condizionato finanza ed economia di tutti i paesi occidentali più sviluppati.

Nel capoluogo molisano sindaco era in quegli anni Giuseppe Di Fabio, esponente della Margherita (e poi Pd), l’unico degli ultimi tre lustri alla guida di Palazzo San Giorgio ad aver ridotto le indennità. Con determina dirigenziale numero 97 del 16 gennaio 2006 Di Fabio rideterminò gli importi delle indennità di funzione per se stesso, il suo vice e gli assessori: non più 5260 euro (sindaco), 3945 euro (vice sindaco) e 3156 euro (assessori) ma, rispettivamente, 4734 euro, 3550 euro e 2840 euro.

Le stesse cifre (sempre lorde non nette) che intascano oggi il sindaco Gravina, il suo vice Paola Felice e gli assessori Luca Praitano, Simone Cretella, Giuseppe Amorosa e Giuseppina Panichella. Anche il presidente del Consiglio comunale Tonino Guglielmi percepisce la stessa cifra di un assessore.

gravina Giunta

Dunque il governo 5 Stelle, approvando la delibera di giunta 208 del 5 settembre 2019 (Gravina era stato eletto appena qualche mese prima), è tornato indietro di quasi 15 anni.

Già perché fino ad allora gli stipendi erano più esigui: a dicembre del 2015, l’ex sindaco di centrosinistra Antonio Battista quelle cifre, definite da Di Fabio e rimaste inalterate anche durante la legislatura di centrodestra targata Gino Di Bartolomeo, le aveva riviste ma al ribasso.

Alla base della sua decisione la necessità di allargare la squadra di governo a sette componenti con l’ingresso di Stefano Ramundo nominato assessore all’Ambiente. Battista – lo leggiamo nero su bianco nella delibera di giunta numero 276 del 30 dicembre 2015 – non voleva superare la spesa corrente del 2015. E ci riuscì ricavando lo stipendio per Ramundo dal taglio del 14 per cento delle indennità dei suoi assessori e del suo vice.

L’ex sindaco, va ricordato, nei mesi successivi, allargò ulteriormente la giunta con l’ingresso di Francesco De Bernardo e Maria Rubino arrivando a nove assessori “pagati come sette”, disse lui.

A contestarlo più duramente fu proprio il Movimento 5 Stelle che rifece i conti per scoprire che quell’annunciato allargamento a costo zero non era poi così indolore.

Spese aumentate per l’indennità degli assessori. Il “costo zero” di Battista non è indolore

Ma quelli erano altri tempi, i grillini erano all’opposizione e la loro mutazione era appena accennata rispetto agli enormi cambiamenti che sarebbero avvenuti nel futuro (come la possibilità di allearsi con altre forze politiche o quella di interrompere un mandato in corso per ricandidarsi altrove).

Però sui costi della politica – almeno su quelli – non hanno mai cambiato idea, tanto che a settembre gli italiani voteranno anche per un referendum che prevede il taglio dei parlamentari. Ecco perché, pur considerando che quella di Gravina è una giunta small (e dunque non più costosa di quella di Battista) ci si aspettava un segnale politico diverso.

Fermo restando che per il futuro nessuno impedirebbe al sindaco pentastellato di portare a sei, sette o anche più i suoi assessori.

(foto in homepage tgcom24)