Giornata del migrante e del rifugiato: “Pandemia insegna che siamo tutti sulla stessa barca”

Più informazioni su

Il 27 settembre 2020 si celebra la 106esima giornata mondiale del migrante e del rifugiato: quello che sta per concludersi è stato un anno orribile, segnato dalla pandemia causata da Covid- 19. Questa crisi –  come dice Papa Francesco- per la sua veemenza, gravità ed estensione geografica, ha ridimensionato tante altre emergenze umanitarie che affliggono milioni di persone, relegando iniziative e aiuti internazionali, essenziali e urgenti per salvare vite umane, in fondo alle agende politiche nazionali. Chi già era indietro rischia di trovarsi sempre più indietro: non è questo, dunque, il tempo della dimenticanza. La crisi che stiamo affrontando – ci esorta Francesco – non ci faccia dimenticare tante altre emergenze che portano con sé i patimenti di molte persone. Per tale motivo in questa giornata la Chiesa intende accendere un faro sul dramma contemporaneo dei milioni di sfollati interni, prodotto di una società caratterizzata da troppe conflittualità ed emergenze umanitarie, aggravate dagli sconvolgimenti climatici ed, ora, dalla crisi sanitaria.

Accogliere, proteggere, promuovere, integrare gli sfollati interni, chi si ritrova a vivere una situazione di estraneità e di rifiuto nel proprio stesso paese di origine; è una condizione che riguarda milioni di persone nel mondo e che, a ben vedere, ci tocca molto da vicino. La recente crisi sanitaria ha, infatti, portato a galla le molte disuguaglianze generate da un sistema tutto orientato al profitto e poco o nulla alla cura e alla custodia del creato: alla cura e alla custodia dell’altro, dell’ambiente, delle relazioni e del territorio. Rischiamo anche noi, anche qui nell’Occidente, di vivere la condizione di scartati in casa propria, proprio come molte donne e uomini migranti che sono giuntinella Penisola. Non si tratta solo di migranti: la condizione di emarginazione e il rischio di esclusione sociale riguarda ormai strati sempre più vasti di popolazione ed è pertanto necessario agire nella comunione e nella collaborazione affinché nessuno, di qualunque origine o provenienza, venga lasciato indietro, o da solo, con le proprie sofferenze.

In occasione della giornata internazionale del migrante e del rifugiato la Caritas diocesana di Termoli- Larino e la Fondazione Istituto Gesù e Maria- Cittadella della Carità- intendono farsi promotori di un messaggio forte di solidarietà, richiamando ancora le parole di Papa Francesco: la pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo. Ci ha ricordato quanto sia essenziale la corresponsabilità e che solo con il contributo di tutti – anche di categorie spesso sottovalutate – è possibile affrontare la crisi. Da circa 10 anni l’Istituto Gesù e Maria, in collaborazione con il Consorzio AID Italia, gestisce il progetto di accoglienza Siproimi (prima Sprar) “Rifugio Sicuro” del Comune di Termoli, che ha dato la possibilità a centinaia e centinaia di donne, uomini e bambini di immaginare nuovamente la propria vita a Termoli, in Molise, in Italia, in Europa. Questo progetto ha rappresentato una risorsa inclusiva per il welfare di tutto il territorio bassomolisano e per molte fasce di popolazione in difficoltà, non solo migranti: bambini a rischio di abbandono scolastico e persone senza dimora, famiglie e adulti in stato di deprivazione e/o a rischio di grave marginalità sociale.

In allegato un reportage fotografico, a cura di Paolo Lafratta, che racconta per immagini le molte attività che le operatrici e gli operatori della Caritas diocesana di Termoli- Larino svolgono quotidianamente a beneficio delle persone accolte nel progetto “Rifugio Sicuro” e di tutte le fasce della popolazione più in difficoltà. L’idea è che questo primo reportage possa diventare un libro fotografico, i cui proventi potranno essere destinati ad implementare i progetti in favore di chi rischia di restare escluso. Un atto concreto di solidarietà circolare.

giornata del migrante e del rifugiato

La sfida, infatti, in questi tempi incerti e fragili, è quella di mettere a sistema le potenzialità dell’accoglienza, affinché l’intero territorio nella sua complessità possa beneficiarne: nel dicembre 2020 “Rifugio Sicuro” andrà in scadenza e sarà necessario ripartire con nuova linfa e vitalità, indirizzando le energie al bene comune del territorio, senza escludere nessuno. È davvero possibile farlo, se si elimina dall’orizzonte l’idea del profitto a tutti i costi sostituendola con quella della costruzione di una nuova società della cura; è davvero possibile preservare la nostra casa comune e crescere insieme sviluppando pratiche giuste e solidali e condividendo quello che abbiamo, come quel ragazzo che offrì a Gesù cinque pani d’orzo e due pesci… E bastarono per cinquemila persone!

 

 

Più informazioni su