Frase razzista, per la società dei bus il caso è chiuso. Ma l’autista che ha detto “negro” a un bambino non è stato identificato

Sei giorni dopo l'episodio di discriminazione che ha visto coinvolto un bambino di 10 anni la Seac decide di archiviare il caso: "Per noi è chiuso, chi guidava il mezzo quel giorno ha negato di aver pronunciato la frase e i genitori del piccolo non lo hanno riconosciuto". Il colpevole dell'insulto resta quindi impunito

Alla fine resterà ignota la persona che ha pronunciato la parola “negro” all’indirizzo di Henry, il bambino di 10 anni che sei giorni fa sarebbe stato insultato perchè non aveva indossato la mascherina anti-covid dopo essere salito sull’autobus per andare a scuola. “Negro, metti la mascherina”: la frase sarebbe stata pronunciata.

Il mezzo era quello della Seac, la società che gestisce il trasporto urbano a Campobasso. Sulla linea ‘Colle dell’Orso’, nei pressi della fermata di via XXIV Maggio (in foto), si sarebbe consumato il grave episodio di discriminazione raccontato dalla mamma del piccolo studente della media ‘Montini’ e raccontato in anteprima da Primonumero.

Due giorni fa (28 settembre) la società Seac ha avviato un’indagine interna per ricostruire l’accaduto e capire chi fosse l’autista considerato colpevole di aver pronunciato la frase razzista. A distanza di 48 ore, “il caso per noi è chiuso”: a mettere la parola fine alla vicenda è l’amministratore delegato Costantino Potena.

La Seac ha incrociato i dati, individuato l’autista che in quel momento guidava l’autobus e avviato contro di lui un procedimento che tecnicamente si chiama ‘contestazione’. E il dipendente ha negato di aver pronunciato la presunta frase razzista contro il bambino.

“L’autista ha negato di aver pronunciato quella parola. Inoltre i genitori del bambino non hanno riconosciuto in una fotografia che abbiamo mostrato loro la persona in questione”, ha aggiunto Potena. “Per me è stato un caso montato, il nostro autista di sicuro non ha pronunciato la frase ‘Negro, metti la mascherina’”. Dunque, “noi ci tiriamo fuori da questo discorso, lo abbiamo comunicato anche al Comune“. La lettera è stata inviata nelle scorse ore a palazzo San Giorgio.

Versione parzialmente diversa quella fornita dal Municipio: “Il Comune ha seguito la vicenda e la società ha avviato il procedimento per appurare la vicenda”. Per ora il gestore non ha comunicato di aver chiuso il caso: “Noi sappiamo solo che la procedura è stata avviata”, la conferma del Municipio. Anche perchè “i procedimenti disciplinari hanno tempi prestabiliti e mai inferiori ai cinque giorni”.

Intanto sulla vicenda è intervenuta anche la Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza: “Ho appreso dalla stampa la vicenda, che sto seguendo per avere un quadro preciso dell’accaduto. Attendo, ora, che le indagini avviate possano far chiarezza sulla questione. Naturalmente ritengo, qualora l’episodio dovesse trovare una definitiva conferma, che si tratti di un fatto estremamente grave e da condannare senza riserve”. 

“In veste di organismo di garanzia dei diritti della persona – ha sottolineato Leontina Lanciano – ho improntato una larga parte del mio impegno istituzionale proprio alla lotta contro qualsiasi forma di discriminazione, con un riguardo ancora maggiore nei confronti dei minori. Un’attenzione specifica, poi, è rivolta propriamente ai minori stranieri: nell’ambito del ‘Progetto Fami’, come Garante porto avanti le azioni orientate all’individuazione e formazione dei tutori volontari e alla diffusione dello strumento dell’affido familiare. Anche per questo, la notizia riportata dagli organi d’informazione ha suscitato in me una particolare amarezza”.

 

Insomma il colpevole del presunto insulto resta impunito, contrariamente a quanto avvenuto nel noto reality show Grande Fratello dove è stata decisa l’espulsione di Fausto Leali, reo di aver pronunciato l’insulto “negro” nei confronti del fratello di Mario Balotelli.

Per il bambino che vive a Campobasso il finale è diverso. Nel suo caso non c’erano telecamere o testimoni che possano aiutare la famiglia a dimostrare che l’appellativo “negro” Henry non se l’è sognato.