Focolaio nella comunità anziani, 22 pazienti e 7 operatori positivi. Si cerca il contagio 0, scattano controlli dei Nas

A preoccupare soprattutto l'infezione diffusa fra gli operatori di Villa Adriatica, 7 complessivamente, residenti nei comuni di San Martino in Pensilis, Rotello, Termoli e Portocannone. Le autorità sanitarie stanno cercando di ricostruire la catena epidemiologica ma le cose non sono ancora chiare. In ogni caso, come già accaduto con il cluster dei rom a Campobasso, è successo quello che non sarebbe dovuto accadere. E ora i riflessi sono imprevedibili

Il Molise da ieri è ripiombato nell’incubo dei focolai nelle case di riposo. È successo ancora, dunque, stavolta a Portocannone, dove addirittura 22 ospiti (sui 24 totali) sono risultati positivi al tampone che ne attesta l’infezione da nuovo coronavirus. Ma la domanda che tutti si pongono è ‘Come è stato possibile?’. I mesi più duri della pandemia hanno messo in evidenza la vulnerabilità di tali strutture ma avrebbero anche dovuto fungere da monito perché non si verificassero più episodi del genere. Come si può diffondere il contagio se si rispettano tutte le prescrizioni?

In Molise invece ieri è successo ancora, con conseguenze tuttora imprevedibili. Già, perché oltre alla quasi totalità degli anziani ospitati (la maggior parte dei quali è allettata, in condizioni di non autosufficienza) ci sono 7 operatori contagiati su un totale di 16.

Ed è proprio su questi – che a differenza degli anziani sono entrati ed usciti dalla struttura – che si condensano dubbi e timori. Di 4 di questi si è risaliti al comune di residenza, di 3 non ancora ma si tratta presumibilmente dei centri di Termoli e Portocannone, dove ieri si sono registrati ben 7 nuovi casi di contagio ciascuno. Gli altri operatori sono di Rotello, San Martino in Pensilis, Portocannone e Termoli. Il timore fondato è dunque che in queste comunità i lavoratori suddetti abbiamo potuto veicolare il virus, e dunque espandere il contagio.

In tutto ciò non è ancora chiaro – non solo a noi bensì anche alle autorità sanitarie – quale sia il paziente 0, colui o colei che ha dato il la al contagio. E questo complica ulteriormente la ricostruzione della catena epidemiologica.

Per ora si sa – stando a quanto comunicato dall’Amministrazione comunale di Portocannone – che un anziano di Campomarino appena entrato a ‘Villa Adriatica’ è stato il primo a essere trovato positivo giovedì scorso. Tuttavia, sembra che il tampone che gli era stato effettuato prima dell’ingresso nella struttura fosse negativo. Il secondo tampone, effettuato all’interno e in regime di isolamento, ha dato esito positivo. Quindi non è certo se il virus fosse già presente all’interno della Casa di riposo o meno.

“Stiamo ultimando tutti gli screening, voglio avere un quadro chiaro e poi rilasciare una dichiarazione complessiva. Stiamo lavorando su questo e su altri fronti, quindi dobbiamo prima lavorare e poi comunicare”, ha detto a Primonumero.it il direttore generale dell’Azienda sanitaria molisana, Oreste Florenzano.

Il quadro complessivo della situazione è ancora nebuloso, così come nebulosa è la ricostruzione di come si sia diffuso così ad ampio raggio un virus in una struttura in cui si sarebbero dovute rispettare le precauzioni del caso. E ancora, quando si è originata questa situazione? Perché è chiaro che più tempo è passato più la situazione è potenzialmente grave.

“Abbiamo monitorato anche altre situazioni, c’è un’altra casa di riposo che stiamo attenzionando, quella di San Martino in Pensilis – ha fatto sapere ancora il Dg Asrem -. La situazione è in itinere, stiamo circoscrivendo la situazione”.

Intanto negli ultimi tre giorni i carabinieri del Nas hanno effettuato dei sopralluoghi in entrambe le strutture. Sabato e domenica sono stati a Portocannone e oggi a San Martino per verificare che non ci sia stato scambio di personale fra due realtà che hanno la stessa direzione. Al momento non risulta che lo stesso personale abbia frequentato le due case di riposo, ma solo la direttrice che tuttavia è risultata negativa al tampone. I servizi all’interno di ‘Villa Adriatica’ continuano a essere forniti regolarmente, nonostante le tante positività emerse.

Inoltre i Nas hanno verificato insieme all’Asrem il rispetto dei protocolli e le norme riguardo alla visite, senza che siano emerse criticità. Tuttavia qualcosa nelle attività all’interno di ‘Villa Adriatica’ potrebbe aver comportato la diffusione del virus. I Nas hanno messo a disposizione una squadra apposita per questo tipo di verifiche e stanno continuando a monitorare la situazione, in attesa del responso dei tamponi che potrà chiarire molti altri aspetti. Al momento non ci sono fascicoli di indagine aperti, anche se chiaramente dei sopralluoghi è stata informata l’autorità giudiziaria.

Evidentemente però che qualcosa non ha funzionato, originando una situazione potenzialmente molto grave. Eppure le case di riposo, Rsa o simili, dovrebbero essere strutture iper-protette dato che l’utente è più debole e l’infezione potenzialmente fatale. Quanto successo negli scorsi mesi di marzo e aprile, durante la cosiddetta ‘prima ondata’, avrebbe dovuto insegnare qualcosa. Avrebbe.