Crac del gruppo Ittierre, raffica di condanne: 7 anni al cavaliere Tonino Perna

Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di bancarotta fraudolenta nei confronti delle aziende del gruppo. La difesa ha preannunciato ricorso

A quasi nove anni dall’arresto per il crac Ittierre, oggi è arrivata la sentenza di condanna in primo grado al Tribunale di Isernia per l’imprenditore Tonino Perna. Sette anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per lui. Condannati anche gli altri amministratori dell’azienda della moda: 6 anni per Maurizio Negro Maurizio, 3 anni e 4 mesi per Giorgio Paolo Bassi, Andrea Manghi e Franco Orlandi, con interdizione di 5 anni dai pubblici uffici. Assolto il commercialista isernino Simone Feig.

Il collegio composto dal presidente Nardelli e i giudici a latere Cappelli e Zarone ha riconosciuto in gran parte la fondatezza delle accuse della Procura pentra, rappresentata dalla magistrata Maria Carmela Andricciola, e ha emesso la sentenza questo pomeriggio ritenendo colpevoli gli imputati di bancarotta fraudolenta patrimoniale ai danni delle società Ittierre s.p.a. e P.A. Investment S.A..

Gli imputati sono stati ritenuti responsabili di aver spostato somme dalle casse delle aziende della moda attraverso finanziamenti al Cavaliere Tonino Perna o ai suoi familiari, anche attraverso operazioni societarie di vendita di merci o cessione di quote sociali infragruppo.

Gli stessi imputati sono stati assolti, insieme ad Alessandro Finizio Alessandro, Simone Feig e Andrè Francois Elvinger, da altri capi di imputazione. Perna e gli altri ex manager sono stati condannati anche al risarcimento dei danni in favore delle parti civili.

La vicenda era emersa nel gennaio 2012, quando Perna e altri finirono agli arresti per il crac della Ittierre, marchio che si era fatto strada nel mondo della moda a fine anni Novanta e inizio Duemila come titolare o distributore di importanti marchi italiani come Cavalli, Ferrè, Extè, Malo e altri. Ma già in precedenza, dagli anni Settanta, i Perna si erano distinti con la creazione dell’azienda Pop84, antesignana della Ittierre di Pettoranello, entrata progressivamente in crisi all’inizio del nuovo Millennio.

Poi, dopo anni di difficoltà, era subentrata l’amministrazione controllata, finché i giudici avevano scoperto un crac da 61 milioni di euro ipotizzando emissione di fatture per operazioni contabili inesistenti.

In seguito alla sentenza odierna, l’avvocato di Tonino Perna, Massimo Franco, ha sottolineato l’assoluzione per buona parte dei capi di imputazione e ha prennunciato ricorso in Appello.

“Al di là dell’entità della pena, che non trova alcuna giustificazione, ancora una volta laddove l’impianto accusatorio iniziale si confronta con un giudice di merito, viene demolito. Infatti, dei 13 capi d’imputazione residuati per la fase dibattimentale, il Cavalier Perna è stato oggi assolto da ben 8 imputazioni, che si aggiungono alle 3 precedenti contestazioni già cadute in fase di indagini e di udienza preliminare. In altre parole, delle 16 contestazioni inizialmente mosse a carico del Cavaliere e che avevano determinato la misura cautelare personale, peraltro immediatamente demolita dal Tribunale del Riesame di Campobasso, ben 11 sono state ritenute del tutto inconsistenti (la formula assolutaria è infatti per l’insussistenza del fatto), rimanendo la condanna di primo grado limitata alle sole 5 ipotesi delittuose che, siamo certi, verrà ampiamente ribaltata nei successivi gradi di giudizio. Aspettiamo, con curiosità giuridica, di leggere le motivazioni, che certamente impugneremo al fine di ottenere completa e definitiva giustizia”.