Lavorano per i Comuni ma nessuno li paga, 500 persone senza stipendio. Lettera di 40 sindaci contro la Regione: “Incapaci”

Lettera di protesta di 40 amministratori comunali per sollecitare il governatore a far lavorare di più e meglio per i dipendenti regionali ritenuti responsabili del mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori di pubblica utilità. Decine di disoccupati con famiglie a carico che per 500 euro al mese fanno manutenzione stradale e curano il verde pubblico vengono lasciati soli in un momento di difficoltà. "Toma segua più attentamente il lavoro della struttura regionale, stimolando alcuni istruttori e dirigenti ad una maggiore celerità e costante applicazione”.

Porta la firma di 40 sindaci la lettera di protesta contro la Regione Molise sulla vicenda del mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori di pubblica utilità. Si tratta di disoccupati impiegati nei progetti comunali per la manutenzione stradale o la cura del verde pubblico lasciati senza soldi da mesi e senza che nessuno riesca a dirgli perché.

Fra loro c’è il signor Mauro, il nome è di fantasia, ha 50 anni: ha perso il lavoro ben prima della pandemia. Ha una moglie a carico, dei figli, vive a Ripalimosani dove ha colto al volo l’opportunità di una borsa lavoro che gli permettesse di portare a casa 500 euro ogni mese tagliando siepi e risistemando parchi e aiuole del paese. Ha preso servizio il 1 luglio e resterà a occuparsi del verde per un anno, che sia Ferragosto con 40 gradi o Natale con meno 5.

“Forse non lo farebbero tutti – dice il sindaco di Ripalimosani Marco Giampaolo, tra i firmatari della lettera – ma chi partecipa alle borse lavoro ha bisogno di quei soldi per vivere”.

Peccato che i soldi non siano mai arrivati e così Mauro (e come lui molti altri, parliamo di oltre 500 persone) si lamentano col ‘datore di lavoro’, cioè il Comune che ha curato il progetto.

“Siamo l’interfaccia di queste persone – dice ancora il sindaco di Ripalimosani – ma non possiamo anticipare un solo euro altrimenti l’avremmo già fatto poiché non siamo noi a gestire le risorse che transitano dall’Inps alla Regione che dovrebbe darli al lavoratore”.

Dovrebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, perché in realtà i soldi sono bloccati e, si badi bene, “non perché non ce ne sono ma perché la Regione, intesa proprio come struttura regionale, non inoltra le istanze all’Inps”.

Sulla vicenda qualche tempo fa è intervenuto anche il consigliere regionale del Pd Vittorino Facciolla spiegando che “l’attuale Governo regionale non ha fatto le uniche due cose che avrebbe dovuto fare: registrare i 518 nominativi sul portale SIP (dove avrebbero dovuto essere registrati) ed inviare all’Inps (soggetto che materialmente aveva il compito di erogare i pagamenti) gli elenchi contenenti i loro nomi ed i rispettivi importi che gli spettavano”.

Borse lavoro, Facciolla denuncia: “518 senza stipendio da mesi. Toma inefficiente”

Oggi i sindaci sono sul piede di guerra e scrivono: “Si ritiene davvero inaccettabile il teatrino del rimpallo di responsabilità tra Regione Molise ed Inps per un palese disinteresse della burocrazia o per incapacità di chi dovrebbe provvedere”.

Travagliata è stata anche la storia di questo bando voluto dall’ex governo regionale di centrosinistra e poi rimasto bloccato per due anni fino alla sua più recente pubblicazione con i sindaci “che hanno dovuto evidenziare i numerosi punti oscuri e contraddittori dello stesso nonché alcune stranezze interpretative che lo rendevano inattuabile per i Comuni molisani. E tuttavia, pur nella difficoltà del periodo emergenziale, come sempre avviene la Regione Molise ha ottenuto la totale e fattiva collaborazione dei sindaci i quali, ben consapevoli delle difficoltà economiche di tanti padri di famiglia, nonché per offrire maggiori servizi alle proprie comunità, hanno fatto salti mortali per sopperire ai ritardi ed ai numerosi errori della Regione Molise”.

Ma le inadempienze della struttura regionale sono anche altre “sebbene noi non ci siamo mai nascosti dietro giustificazioni di comodo, abituati come siamo a lavorare e realizzare le cose senza scaricare le responsabilità verso altre istituzioni”.

Infine l’appello a Toma “di seguire più attentamente il lavoro della struttura regionale, stimolando alcuni istruttori e dirigenti ad una maggiore celerità e costante applicazione”.

La lettera è firmata dai sindaci di: Acquaviva di Isernia, Belmonte del Sannio, Busso, Cantalupo nel Sannio, Casalciprano, Castelbottaccio, Castelmauro, Castelpetroso, Castropignano, Cercepiccola, Cerro al Volturno, Chiauci, Colli al Volturno, Forli del Sannio, Guardiaregia, Macchiagodena, Macchia d’Isernia, Macchia Valfortore, Matrice, Mirabello Sannitico, Miranda, Pescopennataro, Pettoranello del Molise, Pietracatella, Pizzone, Poggio Sannita, Riccia, Roccamandolfi, Roccavivara, Sant’Agapito, Sant’Angelo Limosano, Giovanni in Galdo, San Giuliano del Sannio, San Polo Matese, San Pietro Avellana, Torella del Sannio, Toro, Ururi, Vastogirardi e Vinchiaturo.