Bimbi per giorni in attesa del tampone per un naso che cola. “E a scuola non li fanno rientrare”

Il racconto di una madre: “Mia figlia ha avuto la febbre mercoledì sera e giovedì, ci hanno chiamato per il tampone solo il martedì successivo”. Le classi si svuotano anche per il rimpallo di responsabilità fra medici e dirigenti scolastici. "Senza il risultato del test o il certificato medico i bambini non possono tornare in classe"

Un giorno e mezzo di febbre, la telefonata al pediatra che segue alla lettera le disposizioni dell’Iss e prescrive il tampone. Che però, passano i giorni ma non arriva. Nel frattempo la bimba torna a stare bene ma a scuola non può andare. O l’esito del test negativo o il certificato medico, altrimenti deve stare a casa. Come questa bambina di Petacciato, che ancora frequenta la Materna, ci sono tantissimi altri piccoli alunni. La sua storia, raccontata dalla mamma, è l’emblema dei mille paradossi della riapertura delle scuole convivendo con il Covid-19.

Ricapitolando: basta un giorno di diarrea, due conati di vomito, un naso che cola per aver preso freddo. Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, recepite dalla Regione Molise senza cambiare una virgola, obbligano a tenere i bimbi a casa e i pediatri, che ormai rifuggono le visite in ambulatorio, a prescrivere tamponi in via precauzionale. Il risultato è un cortocircuito fatto di scaricabarile, rimpalli di responsabilità e conseguenze peggiori delle cause.

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Per spiegarlo ancora meglio vale la pena raccontare la storia di Paola, nome di fantasia di una mamma residente a Petacciato. Nella vita si divide fra la libera professione e l’insegnamento in una scuola del Basso Molise. “Mia figlia ha avuto la febbre mercoledì sera e giovedì (23 e 24 settembre, ndr). Visto che al minimo sintomo bisogna segnalare la cosa, ho deciso di chiamare il pediatra. Lui mi ha prescritto una cura al telefono e nel frattempo ha fatto richiesta all’Asrem del tampone”.

Ma come spesso accade, il malanno della piccola era passeggero. “Venerdì mia figlia stava già bene. Ho chiamato il pediatra e mi ha detto di attendere il tampone. Così ho dovuto tenerla a casa”. E se già questo può apparire un paradosso, eccone subito un altro. “Noi genitori non abbiamo obbligo di isolamento domiciliare. Per questo io, pure fra mille precauzioni, sto andando al lavoro a scuola. Lì per altro la dirigente mi chiede certezze sul tampone di mia figlia, ma a me non resta che aspettare e stare sempre attenta alle distanze, la mascherina, l’igienizzazione”.

Ma se a scuola non può assentarsi (a meno di usufruire del congedo parentale che però è limitato), Paola per il proprio lavoro ha scelto di essere ancora più prudente. “Ho deciso di non incontrare clienti in questo periodo. Lo so, sembra assurdo, ma penso sia meglio così”.

Ma se mamma va al lavoro e papà pure, chi resta con la piccola che dovrebbe frequentare la Materna e che col passare dei giorni si sta abituando a non andare a scuola? “Devo lasciarla per forza coi nonni, che sappiamo essere i soggetti più a rischio. E se davvero mia figlia fosse contagiosa?”.

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Il cortocircuito di dover chiedere tamponi per un minimo sintomo, per altro senza visita dal vivo, rischia di mandare in tilt sia il sistema scolastico che quello sanitario. “Lo so che ci sono tantissime altre famiglie nella stessa situazione, proprio per questo motivo. Infatti ci hanno chiamato solo ieri (martedì 29, ndr) per fare il tampone, nonostante abbia provato più volte a sollecitare e ho chiamato tutti i numeri disponibili senza avere risposta”.

A questo si aggiunga che le classi si stanno già svuotando e siamo solo a settembre. Solo a Petacciato fra Primaria a scuola dell’Infanzia le assenze si moltiplicano. Il fattore principale è l’indicazione arrivata dalle linee guida dell’Iss. “Dopo tre giorni di assenza per malattia si può rientrare solo con l’esito del tampone negativo o col certificato medico. Ma visto che le visite in ambulatorio non le fanno, non posso avere il certificato e così mia figlia è costretta a starsene a casa e già dice di non voler tornare in classe”.

A questo si aggiungono le raccomandazioni che arrivano dall’Omnicomprensivo di Petacciato. “Le maestre ci dicono di non mandarli in classe se hanno un raffreddore e ci è arrivata comunicazione informale che chiederanno il certificato anche per un solo giorno di assenza”. Una decisione che è stata già contestata da molti genitori, decisi a presentare persino un esposto in Procura se la decisione non verrà rivista.

Cosa sta provocando tutto questo? Probabilmente due conseguenze opposte. Da una parte genitori che preferiscono tenersi i figli a casa, per evitare qualsiasi rischio, ma così facendo i bambini rischiano di perdere giorni e giorni di lezioni. Specie per chi ha appena iniziato la scuola dell’obbligo, è un deficit non da poco che rischia di crescere sempre più.

Dall’altra parte ci sono anche quei genitori che per scelta o perché impossibilitati a fare diversamente decidono invece di mandare i figli a scuola in ogni caso, magari imbottendoli di medicinali e senza segnalare possibili sintomi da Covid-19. Due rischi opposti, ma ugualmente pericolosi.