Assalto al BassoMolise: fotovoltaico su centinaia di ettari coltivati e pale eoliche alte 200 metri. “Se perdiamo la battaglia sarà la fine”

Sono 19 le richieste avanzate dalle multinazionali delle rinnovabili in BassoMolise, che avranno via libera senza un freno della Regione. A preoccupare i sindaci di San Martino e Larino sono due impianti fotovoltaici di dimensioni enormi, mentre per altri Comuni c’è in ballo un progetto eolico con pale alte 200 metri. Finora la Sovrintendenza ha espresso parere negativo, ma fino a quando si potranno arginare le opere? I sindaci organizzano la battaglia dal basso, convinti che il territorio e il paesaggio stiano correndo un pericolo enorme. L’assessore Pallante: “Utilizzeremo tutti gli strumenti di pianificazione per evitare il peggio, ma la competenza non è solo nostra”.

La terra fertile del BassoMolise, dalla costa al Fortore, fa innamorare i visitatori in cerca di quiete e bellezza. Le colline dolci e rotonde, le piane che in primavera si tingono di verde e in estate si trasformano in scintillanti coperte di oro e bronzo, sono uno dei tesori di cui la regione dispone. Un paesaggio che mozza il fiato e un patrimonio per l’agricoltura, possibile anche grazie agli investimenti decennali e sacrificanti per la sua irrigazione. Ma qui, dove oggi campeggiano grano, frutteti e distese di ortaggi, nel giro di poco tempo potrebbero atterrare sconfinate distese di pannelli fotovoltaici. 38 ettari sulle Piane di Larino, addirittura 300 ettari tra San Martino e Ururi, dove la terra è in mano a pochi, allettati dai cospicui indennizzi delle multinazionali che hanno puntato gli occhi sul Molise. Fotovoltaico ed eolico, quest’ultimo di nuova generazione e con pale alte 197 metri che dovrebbero trovare spazio sull’orizzonte di Rotello, Santa Croce, e numerosi altri paesi dal mare all’entroterra.

Pale eoliche ururi San Martino New green

Si chiamano energie rinnovabili, e sono la migliore alternativa al fossile oggi concepibile. Energia verde, pulita. “Ma bisogna porsi un limite, non è possibile una colonizzazione del genere” commenta il sindaco di Larino Pino Puchetti, presidente del Biodistretto che al momento conta 14 Comuni. La battaglia contro l’assalto dei colonizzatori dell’energia vede i sindaci protagonisti. Gianni Di Matteo, primo cittadino di San Martino in Pensilis, si trova a dover fronteggiare una richiesta di impianto fotovoltaico senza precedenti: una società altoatesina vuole mettere pannelli su 300 ettari. “Una cosa enorme, che significherebbe devastazione e terreni sottratti all’agricoltura. Queste società, non solo italiane ma anche irlandesi, austriache, spagnole, trovano terreno fertile grazie ai latifondisti che hanno talmente tanti terreni da non sapere che farsene, e che sono invogliati a metterli a disposizione per i risarcimenti che otterrebbero”.

La rendita media ammonta a 3mila euro annui per ogni ettaro per 20 anni, secondo le convenzioni che le società sottopongono ai proprietari terrieri. A volte diventa una fonte di arricchimento “senza muovere un dito” per chi possiede 50 o anche 100 ettari, come accadrebbe a San Martino in Pensilis. “Che poi – riflette Puchetti – le ditte pagano qualche anno e l’affare comincia a non essere più conveniente, e chi li toglie i pannelli? Chi si prende la briga di andare a smaltire le pale eoliche? C’è il rischio di creare discariche di energia”.

Sono ben 19 i progetti, tra fotovoltaico ed eolico, provenienti da società del nord Italia ma anche estere interessate al Molise, e specialmente alle zone di Ururi, San Martino in Pensilis, Montelongo, Rotello, Larino, Santa Croce di Magliano. “Progetti così impattanti ed estesi sono da fermare assolutamente, altrimenti per noi è finita e tutto il lavoro che si sta cercando di portare avanti in difesa dell’ambiente, del paesaggio, delle bellezze naturali e della vocazione agricola, con riferimento anche alle coltivazioni biologiche, andrebbe perso”. Gianni Di Matteo non ha dubbi ed è determinato a fare tutto quello che è in suo potere per arginare il pericolo che arriva dai conquistadores dell’energia, che hanno sommerso di istanze le scrivanie dei funzionari, sollecitando risposte tempestive spesso motivando con opere “indifferibili e urgenti”.

La Soprintendenza ai beni ambientali ha espresso parere negativo relativamente al progetto di Larino avanzato dalla Limes Srl di Milano, che si dovrebbe articolare su 38 ettari dei quali 13 di insediamento produttivo e gli altri di zona agricola, sulle Piane vicino l’incubatoio dell’Aia che a breve dovrebbe aprire. “Andrebbero a distruggere un paesaggio e a creare problemi alle stesse attività produttive” ammonisce Pino Puchetti spiegando che l’idea del Biodistretto, l’organismo impegnato in questo nuovo fronte di battaglia ambientale, è quella di preservare il paesaggio, la qualità dell’aria, incentivare la coltivazione biologica. “Non siamo contrari ai cambiamenti ma lo sviluppo deve essere legato alla vocazione di questo territorio, e l’innovazione e la tecnologia devono fare i conti con quello che può realmente servire. Il Molise non deve finire al centro di interessi speculativi”.

“Noi abbiamo bisogno di fotovoltaico ed eolico, certo, ma non possiamo essere una riserva di energia per l’Italia” scandisce Giovanni Di Stasi, presidente onorario del Biodistretto, mettendo in guardia la popolazione: “Gli incentivi ai privati sono un fortissimo disincentivo a coltivare la terra a fronte del quale si brucia la potenzialità del nostro paesaggio. Non è immorale fare business – ricorda Di Stasi, ex presidente della Regione Molise, ex deputato della Repubblica e tra i principali promotori di iniziative per la protezione dell’ambiente – ma non si può ignorare che ci possono essere conseguenze deleterie”.

Pallante sindaci biodistretto di stasi

L’invasione di pannelli fotovoltaici ed eolici sui terreni coltivati e in un territorio che soddisfa già il 100 per cento del suo fabbisogno energetico con le rinnovabili che nelle campagne bassomolisane abbondano fa paura. “Siamo disposti a un compromesso, non diciamo no a priori a tutto – le parole di Puchetti – ma questa è una vera e propria opera di colonizzazione di un territorio che ancora una volta viene considerato terra di conquista”.

Il Biodistretto sta affrontando il nodo con i rappresentanti amministrativi dei Comuni aderenti: Larino, San Martino in Pensilis, Ururi, Rotello, Montorio, Montelongo, Morrone, Guardialfiera, Provvidenti, Bonefro, San Giuliano, Santa Croce, Casacalenda, Ripabottoni. L’argomento interessa in modo particolare anche i sindaci di San Martino e Petacciato, entrambi presenti all’incontro che si è tenuto mercoledì pomeriggio a Palazzo Ducale, sede del Municipio frentano, con l’assessore regionale Quintino Pallante, delegato alle politiche energetiche.

Pallante sindaci biodistretto di stasi

Da parte sua parole di piena disponibilità ad avviare un discorso di collaborazione con le amministrazioni per impedire l’atterraggio di impianti impattanti o devastanti, ricordando che nel Piano energetico regionale approvato nel 2017 il limite per gli impianti eolici è di 30 Mw, e che per il fotovoltaico “siamo competenti noi, anche se non possiamo travalicare dalle nostre competenze né andare oltre quello che a livello di pianificazione territoriale si può fare, e che faremo”. Pallante è sensibile alle esigenze di proteggere il paesaggio, dice, e garantisce tutto il suo impegno. Ma lascia intendere che di fare una legge ad hoc non se ne parla, anche per la liberalizzazione del mercato e perché l’energia è materia di Stato e Regioni, e queste ultime hanno un potere limitato.

“Non significa che dobbiamo accettare tutti questi progetti come calati dall’alto– dice l’assessore – tanto più in un momento in cui il turismo registra il segno positivo, con numeri record in questa estate di pandemia durante la quale abbiamo visto come il paesaggio sia un forte motivo di attrazione”.

In assenza di una legge però le chance di fermare i progetti troppo invasivi o di limitarli si riducono fortemente, specialmente se queste opere vengono considerate “strategiche e di interesse pubblico”.  “La battaglia deve essere dei territori – dice il sindaco di San Martino in Pensilis -. Tutti insieme dobbiamo stare attenti a non prestare il fianco alla speculazione”.

Fino al 2011 l’installazione di impianti di rinnovabili ha beneficiato di contributi statali, poi sospesi. Ora il costo di realizzazione si è abbassato notevolmente ed è di nuovo conveniente per le multinazionali e le aziende che producono energia investire nel settore. Settore che in Molise trova terreni particolarmente appetibili, sia per la presenza di vasti appezzamenti in mano a un unico proprietario, più facile da convincere di tanti piccoli coltivatori, sia per la vicinanza alla sottostazione elettrica che consente di dimezzare ulteriormente i costi e di incanalare la produzione nella rete nazionale attraverso la centrale sulla Statale 87, vicino la vecchia turbogas. Non è un caso se la società Limes 24 srl, con sede legale a Milano, intende installare proprio qui vicino l’impianto fotovoltaico da 20 Mw su una superficie lorda di 38 ettari. “Un affronto all’ambiente – dichiara don Antonio Di Lalla, impegnato per la difesa del territorio – e una cessione di suolo scandalosa, tanti ettari di terreni buoni a ditte del nord per mettere a terra pannelli solari quando gli stessi pannelli si possono mettere sui tetti”, come in effetti già stanno facendo al nord. “Una cosa buona abbiamo, ed è il paesaggio. Così lo sacrifichiamo per gli interessi di pochi”, osserva il parroco. Quel paesaggio che il professor Rossano Pazzagli dell’Università del Molise identifica, insieme con il cibo, come principale risorsa del nostro turismo, che nell’anno del Covid registra una netta impennata densa di speranza su una strada piena di incognite. Una è la scommessa sulla sua tutela, minacciata – ora – dai giganti dell’energia green.

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