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Da Adamo a Cristo: 4 donne che illuminano la figura di Maria. La Festa della Natività

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    di don Mario Colavita

     

    Oggi si celebra la natività di Maria. Un’antica tradizione pone la sua nascita a Gerusalemme da Gioacchino ed Anna.

    I vangeli canonici non dicono nulla della nascita di Maria, né il nome dei genitori.

    È un vangelo apocrifo, quello di Giacomo II sec. d.C., che interpreta antiche tradizioni orali e le mette per iscritto.

    Sappiamo dall’apocrifo che Gioacchino uomo ricco non poteva avere figli e sua moglie Anna pregava incessantemente il Signore di togliere dalla sua casa questa vergogna.

    Dopo tante preghiere un: “angelo del Signore le apparve, dicendole: Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza […]. Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: Che cosa ho partorito?. Questa rispose: Una bambina. In questo giorno, disse Anna, è stata magnificata l’anima mia, e pose la bambina a giacere. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi la poppa alla bambina e le impose il nome Maria” (Protovangelo di Giacomo, 4,1; 5,2).

    La festa della natività di Maria è stata introdotta da papa Sergio I (sec VII) nel solco della tradizione orientale.

    La natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza. Aurora che precede il sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la gioia del Salvatore.

    La data fissata per il ricordo della nascita di Maria è il giorno 8 settembre, risale alla prima metà del secolo V, ai tempi del patriarca di Gerusalemme Giovenale e dell’imperatrice Eudossia.

    In quella data fu dedicata la chiesa dove la tradizione vuole sorgesse la casa di Anna e Gioacchino, non lontana dal tempio di Gerusalemme.

    Da Gerusalemme la festa della Natività venne introdotta a Costantinopoli: il primo documento che ne attesta la presenza è un inno del poeta e diacono Romano il Melode, composto prima del 548: “con la tua santa nascita, o Immacolata, Gioacchino e Anna furon liberati dalla vergogna dell’essere senza figli, Adamo ed Eva dalla corruzione della morte; la celebra anche il tuo popolo, per essser riscattato dalle sue colpe proclamando te: la sterile partorisce colei che è Madre di Dio e nutrice della nostra vita”.

    La Chiesa ha riletto la vicenda di Maria inserendola a pieno titolo nella storia della salvezza. Myriam di Nazareth è l’ultima di una serie di cinque donne – cinque madri – che compaiono nella lunga genealogia che da Abramo, attraverso Davide, giunge a Gesù.

    Cinque donne protagoniste della genealogia di Gesù: da Tamar l’aramea che fingendosi prostituta diede una discendenza a Giuda, uno dei figli di Giacobbe.

    Rachab la prostituta di Gerico che diede ospitalità alle spie israelite.

    Rut la moabita che diede alla luce un figlio Obed padre di Iesse e nonno di Davide.

    Betsabea moglie del generale Uria l’Hittita sposa di Davide e madre di Salomone, la quinta donna è Maria l’ebrea.

    Tutte e quattro sono straniere (Tamar, Rachab, Rut e Betsabea) non conoscono il Dio di Abramo, ma il piano di Dio, la sua promessa fatta a Davide, si realizza per vie “straniere”, per vie “irregolari”, percorrendo sentieri al di fuori di confini prestabiliti.

    Queste quattro donne straniere gettano luce sulla figura di Maria che chiude la genealogia di Gesù nel Vangelo di Matteo. Maria è ebrea vive a Nazaret territorio di confine, è vergine (non può avere figli), in lei la promessa di Dio si realizza in un modo sorprendete e porta frutto dove umanamente non può esserci vita.

    La festa di oggi ci insegna la fiducia in Dio, lui porta a compimento le sue promesse anche per vie “straniere e irregolari”.

    Nel concludere la sua lode a Dio per il dono della nascita di Maria, Romano il Melode scrive: “In lei ogni cristiano ha protezione, rifugio di salvezza e speranza, lei che è madre di Dio e nutrice della nostra vita”.

     

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