Nuova edizione per il Premio Antonio Giordano, il festival dei murales

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Quella dei murales a Santa Croce di Magliano non è stata una semplice idea, nata così. Quella è stata una intuizione, quasi un colpo di fulmine. E chiaramente non poteva che essere una donna ad avere un’illuminazione così.

L’intuizione, dico, è sempre donna e donna resta fino alla fine. L’uomo è pratico, materiale e poca poesia. Questo è. Sette anni per creare un progetto che oggi rappresenta un valore e una firma indelebile sul territorio. Un fiore all’occhiello e un passaporto. Le testate specializzate e non solo (vedi Repubblica) hanno dedicato interi servizi alla Street art PAG  voluta da Marianna Giordano, ideatrice del progetto. E qui sono venuti e verranno i maggiori artisti di street art italiani e stranieri e coloreranno pareti di case e muri, come già hanno fatto in passato.

Anche quest’anno che il virus ha tolto un po’ di colore alla vita di tutti. Ma non lo ha tolto a questa idea bellissima nata anche da una vecchia idea del 1993 (Murales nel centro abitato). Ma questa è un’altra storia, più artigianale, terra terra. Il P.A.G. (Premio Antonio Giordano) è un progetto grandioso. Io conoscevo i muri prima del colore e delle opere. E li conosco ora dopo gli interventi. È come vedere un uomo nudo nella strada e poi rivederlo vestito, bello e profumato. Prima faceva un po’ schifo, poi ti giri a guardare. Ma è sempre lo stesso uomo o donna, è chiaro. Questi artisti hanno vestito un muro e lo hanno reso visibile.

Ora si vede il muro. Ma senza cemento. O meglio il cemento c’è ma non si vede più. E quando togli il cemento togli un po’ di cattiveria alle case, le addolcisci e sono più leggere. Ti giri proprio e guardi. E sorridi, anche. Ed è bello vederle nascere queste cose, i progetti. È come far mangiare un bambino. E saziarlo. Ed è contento.

Ormai il PAG fa parte del circuito nazionale dei murales e convive con i risultati raggiunti in altri contesti e città e regioni. Per noi oggi sarebbe quasi impossibile vivere il quotidiano senza essere circondati dai colori. Sono parte di noi. Sono contesto. Un’idea che è realtà. Peccato solo per quei murales che sono stati cancellati. Non esistono più se non nelle foto di quel tempo.

L’edizione di quest’anno arricchirà ancora di più il patrimonio artistico del museo all’aperto. E lo ha fatto con artisti a tutto tondo, bravissimi. È un po’ la filosofia di Franco Arminio e del suo ultimo bellissimo libro, La cura dello sguardo. Queste opere a cielo aperto dovrebbero far riflettere o meglio dovrebbero far aprire gli occhi e tornare a guardare il mondo così come è. Guardare non nel senso di vedere e basta. Guardare nel senso di “sentire”. Perché se guardi senza sentire è meglio non guardare. E il premio Antonio Giordano è guardare intorno. Che poi è guardarsi dentro. Senza filtri.

Un grazie dunque a Marianna Giordano che si è inventato il progetto semplicemente perché lei già li vedeva quei muri colorati. Anzi li… guardava.

 

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