Le politiche monetarie europee e il Programma di aiuto per la Pandemia spiegati da una esperta 23enne

Chiara Iasenzaniro, termolese, affronta in questa nuova “puntata” della rubrica Neular Network uno dei temi più complessi legati alla crisi innescata dal Covid. Aggiornamenti sul Recovery Fund, tassi di interesse e analisi del Pandemic Emergency Purchase Programme. Un suggerimento ai tuttologi del web: quando si parla di politiche monetarie è bene informarsi.

Chiara Iasenzaniro

Chiara Iasenzaniro, 23 anni di Termoli. Laureata a Milano in Economia e Finanza, ha proseguito gli studi specializzandosi in Finanza dei Mercati presso una Grande École Parigina. A breve si trasferirà a Londra per lavorare in una banca d’investimento.

Cosa è cambiato nelle ultime settimane per il tema Recovery Fund?

Nell’articolo pubblicato lo scorso mese, riguardante le manovre europee pensate e in parte messe in atto per affrontare la crisi post COVID-19, si è parlato, tra le varie proposte, del Recovery Fund. Questo programma di sostegno economico agli Stati Membri dell’Unione Europea era una semplice proposta “allettante” e favorevole, specialmente per l’Italia. Lo scorso 21 luglio, dopo un summit dell’Unione Europea protrattosi per 5 giorni, l’accordo tra i 27 Paesi partecipanti è stato finalmente raggiunto, confermando un finanziamento congiunto di €750 miliardi (€390 miliardi di sussidi a fondo perduto e €360 miliardi come prestiti), e sbloccando un finanziamento totale di €1,800 miliardi. L’esborso dei fondi avverrà in maniera graduale e dipenderà molto dall’andamento economico dell’eurozona nell’ultimo trimestre del 2020 e nel primo del 2021. L’allocazione destinata alla nostra nazione sarà di €208 miliardi (dei quali €81 miliardi in sussidi e €127 miliardi in prestiti), rendendo l’Italia beneficiaria per il 28% dei fondi.

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Il Belpaese avrà così diritto ad un’ulteriore fonte di finanziamento più conveniente rispetto al solo ricorso ai titoli di stato. L’insieme delle nazioni partecipanti renderà possibile l’emissione di un titolo di debito europeo caratterizzato da un rating migliore del singolo titolo di debito italiano, ma sfavorevole per i paesi nord-europei, scettici dunque sulla correttezza ed equità della manovra. Nonostante ciò, i mercati finanziari hanno reagito positivamente alla notizia della scorsa settimana: il cambio euro-dollaro (soprannominato “Fiber” nel mondo finanziario) ha raggiunto il massimo valore degli ultimi due anni, e anche i tassi di interesse sui titoli dello stato italiano a 10 anni sono diminuiti, ristabilendosi a livelli pre-pandemia.

Infine, è importante sottolineare che l’utilizzo dei fondi non è stato ancora formalmente direzionato: la Commissione Europea ha ad oggi unicamente comunicato l’attribuzione del 30% dei fondi ad investimenti green – quindi sostenibili – e digitali. Questo poiché si tratta di settori con elevato potenziale di crescita, dove uno stimolo alla domanda potrebbe smuovere positivamente l’offerta di lavoro: a quel punto la crescita economica potrebbe essere non soltanto un’ipotesi.

 

La politica monetaria

La politica monetaria è uno strumento utilizzato dalle banche centrali per influenzare l’andamento economico del sistema di riferimento. Le misure adottate dalla banca centrale in Europa, ma anche negli Stati Uniti, Inghilterra e Giappone, sono cambiate drasticamente a seguito della crisi finanziaria del 2007. Prima di allora, le politiche monetarie convenzionali consistevano in politiche di tassi di interesse: attraverso il controllo dei tassi di interesse a breve termine (per lo più i cosiddetti overnight), la banca centrale è stata in grado di controllare le condizioni finanziare e successivamente l’intera economia dei vari Paesi.

A partire dal 2008, le politiche monetarie convenzionali hanno lasciato il passo alle non convenzionali, che si differenziano dalle precedenti per dei nuovi strumenti utilizzati dalla BCE:

  • Tassi di interesse negativi;
  • Forward guidance: la banca centrale deve comunicare e chiarire le proprie aspettative nel medio e lungo termine sulle politiche adottate. In questo modo, il mercato riceve un segnale positivo.
  • Balance sheet policies: la banca centrale utilizza il proprio bilancio per influenzare le condizioni finanziare del sistema (per esempio comprando titoli obbligazionari governativi o attivando delle linee di credito, e in questo modo modificando la quantità di moneta iniettata nel sistema).

 Analisi del Pandemic Emergency Purchase Programme (per brevità chiamato PEPP)

Ad oggi, gli aiuti per frenare il tracollo del nostro sistema – la cui efficacia potrà essere confermata o smentita soltanto in itinere e nel medio periodo – di certo non sembrano mancare. Nello scorso articolo è stato velocemente nominato il PEPP, una manovra temporanea messa in atto dalla Banca Centrale Europea che si concluderà quando la fase drastica dell’emergenza pandemica sarà superata – si ipotizza almeno fino al 2022.

Nello specifico, la manovra del PEPP è una politica monetaria non convenzionale intrapresa nel marzo scorso e che consiste nell’acquisto di strumenti finanziari del settore pubblico e privato con caratteristiche differenti. Attraverso questa diversificazione, la BCE cercherà di garantire una corretta e consistente trasmissione della politica monetaria attraverso i diversi canali disponibili.

Il programma prevede acquisti fino a €1,350 miliardi (incrementabili) in titoli, la cui frequenza è flessibile e non prefissata. A fine giungo per esempio, il valore degli acquisiti cumulati è stato pari a €345,986 di cui €234,665 a maggio e il resto provenienti dalle attività di giugno. Inoltre, il 20% degli acquisti cumulati a fine maggio sono stati effettuati su titoli italiani. In realtà, il PEPP non rappresenta che una minima parte delle manovre intraprese dalla BCE: titoli per un valore totale di €1 triliardo, equivalenti al 9% del PIL europeo, verranno acquistati nel 2020.

Come si differenzia il PEPP dalle scorse politiche monetarie?

In quanto alla flessibilità del PEPP, questa è visibile anche a livello regolamentare. Storicamente, la BCE ha dovuto rispettare delle regole “autoimposte” relativamente all’acquisto delle obbligazioni governative. Una di queste regole stabilisce che l’acquisto dei titoli da parte della BCE debba essere non superiore ad un terzo del debito sovrano della specifica nazione, ed è stata messo in atto nel tempo per evitare una possibile monetizzazione del debito pubblico. Un’altra regola impone l’acquisto di obbligazioni governative in maniera proporzionale alla partecipazione di ciascun Stato Membro nella BCE, di solito in linea con la dimensione dell’economia di ciascun paese.

La Banca Centrale Europea ha, in questa particolare occasione, deviato significativamente dalle regole autoimposte per far fronte alla crisi. Potrà decidere sulla grandezza degli aiuti a prescindere dalla condizione economica e tipo di indebitamento di ciascun Paese. Inoltre, anche le obbligazioni con maturità inferiore ad un anno e i titoli di stato greci, in passato ineleggibili a causa del basso rating e quindi alto rischio di insolvenza, potranno questa volta essere acquistati dalla BCE.

Dopo anni di Quantitative Easing (QE) che ha portato i tassi di interesse sotto lo zero, senza grandi riscontri sulla crescita del PIL, alcuni economisti temono che anche questa nuova politica non produrrà gli effetti desiderati sul nostro sistema. Ciò su cui tutti però sono d’accordo è la necessità dei governi di contribuire singolarmente alla ripresa, senza dover aggrapparsi agli sforzi delle istituzioni dell’Unione Europea.