Il treno Termoli-Campobasso è rimasto nel passato. Un’ora e mezza di ritardo e pericoli, che figuraccia

La riattivazione della linea ferroviaria fra costa e capoluogo appare il colpo di grazia alle ambizioni di modernità dell'intera regione

Un viaggio da incubo, fra partenza in ritardo, attese infinite, rallentamenti imprevisti e persino pericoli. Se la riattivazione del treno Termoli-Campobasso voleva essere una spinta per il turismo, sembra invece essere il colpo di grazia a qualsiasi velleità di modernizzazione. Di più, il simbolo dell’approssimazione e della gestione dilettantesca dei trasporti regionali, e probabilmente di molto altro che ne consegue. Oltre un’ora e mezza di ritardo sulla tabella di marcia per il convoglio partito stamane dalla costa verso il capoluogo. Erano stati circa 70 minuti ieri, primo giorno della riattivazione. Una figuraccia incancellabile.

Si è interrotto a Larino lunedì mattina 10 agosto il viaggio che tre capitreno pensionati di Termoli avevano deciso di fare in occasione della riapertura al traffico della linea ferroviaria Termoli-Campobasso. Un inconfessato viaggio della memoria lungo gli 87 km, fino a Campobasso, di un tracciato di cui ricordavano, probabilmente con nostalgia, ogni fermata, casello, galleria, passaggio a livello.

treno termoli campobasso passaggi a livello ferrovia

Un viaggio che invece si è presto trasformato in un travagliato, pesante, insopportabile percorso a ostacoli già dopo pochi metri dalla partenza delle 6,12. Tra rallentamenti previsti, le numerose e sfiancanti soste in piena linea dovute – come è stato ipotizzato – al mancato, regolare funzionamento del sistema di controllo della marcia del treno, cui si sono aggiunte le perdite di tempo dovute per l’attraversamento a passo d’uomo dei passaggi a livello, il risultato è stato che a Larino il ritardo accumulato ha sfiorato l’ora, arrivando poi a oltre un’ora e mezza.

In sostanza, per effettuare un tragitto di km 37 circa, sono occorse al treno 34795 quasi due ore tra tempi di percorrenza previsti in orario e ritardo accumulato. Quest’ultimo “scaricato” per intero sul groppone del treno incrociante arrivato poi a Termoli, si spera in tempo per le coincidenze.

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Ma c’è di più e grave. La rigogliosa vegetazione, non adeguatamente potata sul tratto Ururi-Larino, in diversi punti “graffia” le fiancate del treno e penetra all’interno delle carrozze attraverso i finestrini aperti. Il grave rischio di produrre seri danni fisici ai viaggiatori è concreto. Un intervento utile a rimuovere questo pericolo va fatto con somma urgenza.

I commenti sul treno sono stati di questo tenore: prima di autorizzare la ripresa della circolazione sono state effettuate corse di prova per verificare l’efficienza degli impianti? E ancora: risulta a verità che vi sia stato chi ha spinto in modo tale perché il servizio riprendesse il 9 agosto?

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A prescindere da ciò è indubbia la figuraccia di Trenitalia, ma anche e soprattutto della Regione Molise che tanto ha voluto la riattivazione di una linea che sembra rimasta a mezzo secolo fa. Altro che elettrificazione, transiberiane e transbifernine varie fantasticate.

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