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Il resto viene da Satana

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    di don Mario Colavita

     

    Al tempo di Gesù la cultura dominante era quella dell’attesa di un Messia (in ebraico messia significa unto, tradotto in greco è Cristo).

    Non tutti però aspettavano lo stesso Messia. Nel corso dei secoli anche con la divisione dei regni quello del Nord (Samaria) e quello del Sud (Giudea), si creano immagini diverse di Messia.

    La figura che si impone, soprattutto verso il II secolo a.C. è quella di un messia della discendenza di Davide il re che ha unito i regni, il messia davidico dunque è un re che unisce ma anche combatte uccide, fa giustizia.

    Dopo la vicenda dolorosa dell’esilio, tuttavia, nel periodo persiano (538-333 a.C.) nascono altri messianismi gli studiosi ne indentificano quattro: il messianismo escatologico identificato nella figura di Elia; il messianismo enochico in riferimento al patriarca pre-diluviano Enoch che non conobbe la morte (cf. Gen 5,24); il messianismo sacerdotale concretizzato nella figura di Melchisedek e il messianismo del figlio dell’uomo figura misteriosa evocata dal profeta Daniele.

    Questi messianismi si concretizzano al tempo di Gesù nel messia davidico visione nazional popolare con forte coloriture rivoluzionarie.

    È interessante leggere il pensiero di un filosofo ebreo nativo di Alessandria, Filone.

    In alcune sue opere Filone ci porta a conoscenza del pensiero giudaico del I sec. d.C.: “Verrà un uomo, dice l’oracolo, che guiderà degli eserciti e farà guerra e sottometterà nazioni grandi e popolose, con il sostegno da parte di Dio”. “Un giorno uscirà tra voi un uomo che dominerà molti popoli e la sua regalità aumentando ogni giorno si eleverà altissima”.

    Quando Pietro fa la sua confessione dice che Gesù è il Cristo, il Messia, il figlio del Dio vivente.

    Ma quale messia pensa Pietro? pensa a quello forte, quello che andava per la maggiore, il messia davidico.

    Nelle sembianze di un re che veniva a restaurare il regno con la spada e la guerra che univa e regnava. Nel vangelo di Matteo Gesù si rivela con altri tratti opposti a quelli davidici.

    Lo dice chiaramente lui, il Cristo: il Messia dovrà andare a Gerusalemme, soffrire molto, a causa dei sacerdoti e degli anziani, venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

    L’evangelista Matteo ci tiene a sottolineare le parole di Pietro difensore dell’idea messianica davidica: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai” e della risposta forte e decisa di Gesù “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. Da qui la proposta per essere suoi veri discepoli.

    Dalla confusione messianica, anzi dall’idea di potenza e di forza di Dio, Gesù ci invita a percorrere la via del messia umile, il servo sofferente che prende su di sé i peccati degli uomini, muore sulla croce e risorge il terzo giorno.

    Solo accettando questo metodo possiamo incamminarci per la strada come discepoli di Cristo; solo accogliendo il regno di Dio che non è forza, guerra, potenza, ma umiltà, servizio, amore, perdono, possiamo dirci cristiani, il resto viene da Satana.

    È emblematico che l’evangelista Matteo usi per Pietro le stesse parole che Gesù ha usato per la tentazione satanica, vai via da me Satana.

    Ogni volta che pensiamo un Dio diverso da quello di Gesù Cristo non siamo suoi discepoli, diventiamo pericolosi, frenando il cammino di Dio in noi e tra di noi.

    Il vero scandalo nelle nostre comunità e che non abbiamo più la forza e il tempo per accogliere il Dio di Gesù Cristo, e accogliere senza limiti e misura la bellezza dell’amore e della misericordia proposta e donata da Gesù.

     

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