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I titoli mariani e la nascente mariologia nei testi apocrifi dell’assunta

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di don Mario Colavita

 

Dalla lettura dei transiti emerge in filigrana una chiara e nascente mariologia. Essa è espressione della fede e devozione dei giudeo-cristiani. Questa venerazione alla Vergine Maria e Madre di Dio si evince da una serie di titoli con cui Maria viene salutata ora dagli apostoli ora da Cristo.

I titoli, nell’antichità esprimevano l’onore dato a particolari personaggi, sono espressioni genuine che sostanziano quella devozione mariana che ininterrottamente si è portata fino ai nostri giorni. Questi titoli, poi, hanno un sapore biblico richiamandosi alla storia d’Israele.

L’autore del Transitus R ha voluto rileggere la storia di Maria con il genere del midrash, una sorta di racconto ebraico che cerca di scavare dentro il testo e attualizzarlo.

L’autore dell’apocrifo ha  riletto la Bibbia e ha cercato delle testimonianze che prefigurino Maria con diversi titoli: La Vergine, la casta Colomba, Sorella e Madre, Madre dei dodici rami, Madre dei dispersi, Nuova Eva, Nuova Myriam, Nuovo Tempio, Arca dell’Alleanza, Depositaria del mistero.

Questi titoli mettono in evidenzia l’appartenenza di Maria al popolo ebraico; il richiamo costante alla storia e alla tradizione biblica conferisce a Maria un posto tutto particolare che dai giudeo-cristiani si è poi riversato nel primo cristianesimo.

Maria è chiamata Vergine che ha concepito senza corruzione. Per i padri della Chiesa e per gli autori dei testi apocrifi, la verginità è condizione per l’incorruttibilità di Maria nel sepolcro che unita alla divina maternità diventa presupposto per l’assunzione ad opera del Figlio.

Maria è chiamata casta Colomba con particolare riferimento al Cantico dei Cantici (Ct 2,14), la rielaborazione patristica vede in Maria la “bianca colomba”.

Maria è salutata come Sorella e Madre: l’Angelo Gesù incontrando Maria la chiama Madre, successivamente Giovanni la chiama Sorella anche a significare, secondo l’intenzione dell’autore del Transitus R, la familiarità di cui Maria godeva nella comunità cristiana primitiva.

Il titolo più emblematico è quello di Madre dei dodici rami. È Giovanni a chiamare Maria con questo appellativo: il 12 rinvia alle tribù d’Israele e nel Nuovo Testamento al gruppo dei 12 apostoli. Il titolo unisce splendidamente il dato antico testamentario con quello della nuova Chiesa in cui Maria diventa trade union.

Maria è salutata come Madre dei dispersi: è un titolo dal sapore escatologico nel senso che in Maria saranno radunati i figli di Dio nella nuova Gerusalemme.

Maria è chiamata Nuova Eva e Nuova Myriam. Myriam, sorella di Mosè e Aronne, è guida del popolo (cf. Mi 6,4), profetessa, colei che intercede; secondo il Talmud Babilonese, Myriam sarebbe morta nel bacio di Dio e non avrebbe conosciuto la corruzione della tomba.

Maria è salutata come Nuovo Tempio e Arca dell’Alleanza. Il triste episodio di Iefonia che vuole rovesciare il lettuccio della Vergine ricorda l’episodio di Uzza che nel toccare l’Arca fu punito con la morte (cf. 2Sam 6, 6-7). La confessione di Iefonia conferma che Maria è l’arca vivente di Dio.

Maria è chiamata Depositaria del mistero; nel Transitus R emerge il tema dell’arcano, del mistero legato alla Sapienza vicina a Dio (cf. Prov 8,22-31).

Questi titoli non fanno altro che amplificare la devozione nella Madre di Dio e presentare la Vergine Maria legata alla storia d’Israele.

I testi apocrifi mariani ci aiutano a collocare Maria dentro la storia della salvezza, Maria è Vergine e madre di Dio e collabora con il figlio Gesù per la nostra redenzione.

I titoli mariani, passati nella devozione popolare, non fanno altro che confermare il sentire della Chiesa.

 

 

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