Esportare all’estero nei mesi del Covid. La scommessa vinta da un caseificio di Casacalenda
Vent’anni di coerenza e successi. Il caseificio La Fonte Nuova di Casacalenda è il proclama di un Molise volitivo e capace, che il lockdown non è riuscito a fermare.
Abbiamo incontrato il titolare, Giovanni Nomaro, insieme con Tina che non è solo la dolce metà di una felice avventura di vita ma è pure l’amministratrice dell’azienda, colei che si occupa del punto vendita, dei rapporti con le istituzioni e gli organi di controllo. “Il punto di forza della Fonte Nuova” taglia corto Giovanni.
Quello dei produttori di formaggi, piccoli e grandi, è un mondo a parte in Molise. Una potenza economica, lo specchio di una regione che lavora sodo e che dai tempi dei pionieri caseari di Bojano e dell’Alto Molise ha conosciuto momenti di straordinario vigore e notorietà.
Scenario promettente in cui Nomaro si è fatto da solo. La sua specifica formazione gli ha permesso di arrivare alla Locatelli, ex colosso alimentare italiano produttore di formaggi e salumi attivo fino al 2008. Sono i primi anni ‘90 e la Locatelli, al tempo, come dice lo spot “fa le cose per bene’. In Piemonte Giovanni diventa tecnico lattiero caseario e assaggiatore di formaggi (1991).“In quegli anni ho cominciato a esplorare l’universo dei formaggi a 360 gradi, non solo mozzarelle, caciocavalli e scamorze, tipici del Sud”. Oggi è uno dei primi assaggiatori d’Italia e docente ai corsi per aspiranti assaggiatori.
Le esperienze professionali più importanti arrivano in Molise dove diventa responsabile del nuovo stabilimento della Del Giudice di Termoli (dieci anni), poi in un altro grande stabilimento (Sassano) infine la decisione del cuore: tornare a Casacalenda per aprire un caseificio suo, con latte solo molisano che arriva dalle migliori stalle del tratturo, fra Ripabottoni e Campolieto.“Viviamo in un ambiente di pregio, là in fondo – indica – c’è l’Oasi Lipu che annovera una straordinaria varietà di farfalle, vuol dire che l’ambiente è incontaminato. Da qui la decisione di puntare sulla materia prima, cioè il latte, che per noi è la base del progetto”. Decisione lungimirante e premiante se è vero, come la trasmissione Report ci ha spiegato molto bene, che alcuni caseifici non sono completamente affidabili in fatto di approvviggionamento ed etichettatura.
Tra qualche giorno saranno vent’anni di vita per La Fonte Nuova. Due decadi che sconfinano nel territorio della qualità, come sanciscono i premi conquistati.
La serenità con la quale Giovanni racconta anche dei mesi di lockdown è una bella, ulteriore conferma del buon lavoro portato avanti. “Da sei mesi esportiamo anche in Germania, zona Francoforte. Per ora due consegne mensili (10 per cento della produzione, ndr), vado io direttamente. I prodotti sono freschissimi, escono dal caseificio il mercoledì e il giovedì sono già nei ristoranti tedeschi”.
In foto lo vediamo tre giorni fa a Villa Lauda, Francoforte, con i signori Mario e Amelia, che hanno preparato un nuovo piatto con la sua burrata.

La Germania aggiunge una nuova destinazione al già nutrito indirizzario della Fonte Nuova: 40 per cento in Molise, compreso il punto vendita, poi Val di Sangro, Latina, Emilia Romagna, Inghilterra (zona Leicester dove vive l’amico Giambattista Picciano, origini bussesi, che gli ha dato una grossa mano oltremanica). I clienti sono sempre importanti ma certamente la Città del Vaticano (dove le prelibatezze di Giovanni e Tina orbitano da 16 anni) ha impresso un più robusto valore simbolico.

I prodotti sono apprezzati ovunque, a Casacalenda e all’estero. Giovanni Notaro è soddisfatto, mentre racconta dei clienti che arrivano quotidianamente anche da fuori regione. Quindi ci accompagna nel punto vendita per mostrarci le bontà della ‘Fonte’. “Eccoci qua, con la nostra produzione di pasta filata. Abbiamo formaggi freschi (mozzarelle, burrate, stracciatella), semi freschi (scamorze) e poi gli stagionati (caciocavallo)”. I nostri occhi incontrano una pila di caciotte di tutti i tipi, una speciale al tartufo dall’aspetto clamorosamente invitante.
Fanno parte del corredo le pergamene, le targhe e i bassorilievi che raccontano la gloria della Fonte Nuova negli anni. Ci mostra il premio del 2006, come miglior formaggio d‘Italia “Grolla d’oro” ottenuto con la stracciatella.“L’anno dopo in Germania è arrivata la medaglia d’oro alle Olimpiadi di formaggio di montagna, con il treccione affumicato e ancora il Premio del 2009 per il miglior formaggio d’Italia, stavolta grazie al treccione passito”.
Ma la storia più incredibile è quella del ‘Cacio in asse’ che Giovanni produceva per un famoso affinatore di formaggi. L’affinatore è una sorta di padre putativo di un prodotto, ne segue il percorso fino al raggiungimento della piena maturità. “Lui acquistò il formaggio per un po’ di tempo, poi mi disse che non era buono e noi ne producevamo a centinaia”. Bel guaio. “Così decisi di spedire uno di questi prodotti al primo Concorso nazionale ‘Miglior formaggio d’Italia’. Era il 2003, quando vinceva un formaggio in assoluto, uno contro tutti, cioè non si gareggiava per categorie”. Ebbene il ‘cacio in asse’ della Fonte Nuova, scartato dal noto affinatore, vinse il prestigioso riconoscimento. La giuria rimase colpita perché il caseificio era nato da appena tre anni e loro, Giovanni e Tina, erano giovanissimi. Ma non è tutto. “Quando abbiamo vinto il Premio, a Saint Vincent, ci hanno pure intitolato una strada, vicino al Casinò de la Vallée. Si chiama via Caseificio La Fonte Nuova”. Non male per una scommessa nata per amore di un paese un tempo senza storia casearia, che oggi si fregia dello status di primo caseificio nato tra Termoli e Campobasso, un’attività con 6 dipendenti che produce formaggi presenti sulle guide del buon mangiare (Slow food, per esempio). “E questa – spiega Giovanni con un filo di emozione che gli increspa la voce – è la cosa più bella che c’è”.

Bella come le ultime parole che il ‘nostro’ pronuncia prima di congedarci. “Siamo cresciuti ma, come è successo con il Covid, non ci fermeremo. Durante il lockdown – spiega – ristoranti e pizzerie hanno subìto un calo verticale delle vendite, tuttavia è aumentato esponenzialmente il lavoro di piccole gastronomie e alimentari che hanno avuto un’impennata impressionante, con la quale abbiamo compensato i ricavi. Oggi l’obiettivo è confermarci e provare ad aumentare ancora la qualità, cercando di far conoscere la nostra tradizione e i nostri prodotti fuori e all’estero”. Freschezza totale, anche nelle idee.
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