Dove c’erano terre abbandonate oggi si fa la tintilia che piace ai canadesi: quando il Molise spende bene i fondi europei

Il successo dell'azienda agricola Vinica di Ripalimosani è anche la storia di imprenditori che hanno utilizzato in modo intelligente i fondi strutturali del Piano di sviluppo rurale. Dove c'erano campi incolti e degradati oggi ci sono boschi, uliveti e soprattutto vigneti per una produzione che sfiora le 50mila bottiglie di vino l'anno. "I finanziamenti aiutano ma non bisogna accedervi solo perché c'è l'opportunità - spiega l'amministratore Giuseppe Tudino - il progetto e gli obiettivi sono fondamentali e devono essere tenuti bene a mente quando si comincia".

Oggi il vino tintilia è il più rappresentativo del Molise sia dentro i confini regionali che fuori. Ma non è stato sempre così. Anzi, il vitigno autoctono per eccellenza è stato per lungo tempo ‘snobbato’ dai bevitori colti e addirittura estirpato dalle campagne. C’è stato un tempo in cui la tintilia non la voleva più nessuno e il suo consumo era quasi esclusivamente domestico. I contadini sembravano gli unici a resistere ai suoi bagliori violacei. Fino a quando, da una ventina di anni a questa parte, quell’antico vitigno è stato riscoperto, imbottigliato, esportato e finalmente apprezzato.

L’attuale produzione continua ad essere di nicchia rispetto a giganti dell’export come Veneto, Piemonte o Toscana. Ma in continua e inarrestabile crescita.

Sull’onda di questo successo sono nate cantine anche là dove non c’era una realtà produttiva che valesse la pena narrare. Prima in basso Molise poi anche nelle zone più interne del Molise centrale.

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Ed è qui che si trova anche Vinica, società agricola a due passi dal capoluogo che nelle assolate campagne tra Ripalimosani e Montagano ha impiantato ettari su ettari di vigneti utilizzando in un modo molto intelligente i fondi strutturali del Piano di sviluppo rurale (Psr).

Anche quest’anno – ed è notizia di pochi giorni fa – c’è l’avviso pubblico per accedere agli aiuti economici destinati alle ristrutturazione e riconversione dei vigneti per la campagna vitivinicola 2020-2021. Circa 1 milione di euro per le aziende del settore che vogliono impiantare nuove produzioni o ammodernare impianti già esistenti.

Ristrutturazione e riconversione dei vigneti, domande di aiuto entro il 30 agosto

Giuseppe Tudino è l’amministratore di Vinica che assieme a Rodolfo Gianserra ha trasformato delle terre abbandonate e finite all’asta in un’azienda che dà lavoro a circa dieci persone.

“Era il 2007 quanto tutto ha avuto inizio – racconta a Primonumero Tudino – siamo partiti dall’acquisto dei terreni, facevano parte di un fallimento ed erano abbandonati. Per qualche anno erano stati destinati a produzione cerealicola ma ancor prima erano coltivati a vigneto”.

Le campagne di Vinica si trovano nella parte destra della collina che si vede scendendo sul viadotto Ingotte (guardando in direzione Montagano). E’ qui che si producevano foraggi per animali e nulla più. Ma prima ancora c’erano le vigne di tanti ripesi “insomma, era una zona già vocata al vino, non è un caso che anche mio nonno avesse proprio lì la sua vigna prima di vendere il terreno come hanno fatto negli anni Ottanta tanti come lui”.

La ricostruzione storica ha fatto nascere l’idea di tornare a produrre vino proprio in quella zona.

“Ci siamo concentrati sulla tintilia, il vitigno autoctono che più ci caratterizza. Nei 5 o 6 anni successivi abbiamo realizzato gli impianti accedendo anche i fondi per la ristrutturazione e la riconversione che si sono rivelati molto utili non solo perché sono soldi certi e in parte a fondo perduto (il 50 per cento) ma perché offrono veramente la possibilità di portare a termine un progetto”.

Tudino e Gianserra all’epoca della nascita di Vinica erano poco più che quarantenni. “A un giovane che inizia oggi direi di non farsi prendere la mano e di non fare una cosa solo perché c’è un finanziamento che te lo permette. Piuttosto di fare ciò che serve dopo aver fissato degli obiettivi. Spesso ci sollecitano a partecipare a progetti legati al vino ma non abbiamo mai permesso ai canali di finanziamento, che sono tanti e vari, di condizionare il nostro progetto”.

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Oggi Vinica fa tintilia ma anche diverse altre varietà di vino, produce più o meno 50mila bottiglie l’anno che in parte esporta anche all’estero, dal Canada al Giappone. Ha rimboschito campagne degradate e avviato una discreta produzione di olio (altra antica vocazione a Ripalimosani). L’azienda conta circa 220 ettari di cui la metà destinata a pascoli e boschi, il resto alle coltivazione tra vigneti e uliveti.

“Non so se quest’anno accederemo al bando, lavorando su 4 o 5 ettari l’anno abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati e potrebbe anche bastare così, come dicevo poco fa non bisogna farsi influenzare dal fatto che ci sono soldi ma sulla necessità reale di doverli utilizzare”.

L’ultima frontiera di Vinica? “Il vino naturale, un passo in avanti del biologico con una percentuale di solfiti quasi pari a zero”.

Alla prova dei fatti il vino bevuto dai nostri avi.

(foto pagina fb Agricolavinica)