Dalle vacanze gratis alle ‘cronache’ della Lucarelli: l’estate anomala di un Molise che vuole diventare meta turistica. O no?

Forse non si erano mai viste tante persone di fuori regione in così pochi mesi. Effetti collaterali del covid, che andrebbero sfruttati a dovere da parte della politica. Ma in queste settimane hanno contribuito, e tanto, alla diffusione delle bellezze nostrane le promozioni di personaggi, semplici visitatori, che hanno postato le proprie foto sui social. Tra indicazioni quasi inesistenti, castelli chiusi, patrimonio naturale mozzafiato e ‘atavica indolenza’, il racconto di un’isola che c’è ma che forse non sa ancora che direzione prendere.

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“Selvaggia Lucarelli nuovo assessore al turismo…”, “ha fatto più lei con le foto su instagram che la politica in tanti anni di progetti e convegni”. Scherzo ma fino a un certo punto, ironia ma con un gran bel fondo di verità. La pagina facebook ‘Il binario 20 bis’ ha colto nel segno, con il solito sarcasmo che ne contraddistingue l’attività social e non. Ma cosa sta succedendo al Molise in questa estate anomala, postcovidiana, calda ma non troppo, breve ma concisa, e mai così colma di turisti di fuori regione?

 

Riavvolgiamo il nastro e mettiamoci comodi. Nei mesi di maggio e giugno, quando si intravedeva la luce in fondo al tunnel del virus che ai più resta sconosciuto, si sprecavano le dichiarazioni di presidenti di regioni, assessori, sindaci, esponenti del Governo: “Ok alle vacanze ma restiamo se possibile nella nostra Italia, scopriamo le bellezze nascoste”. È evidente che il Molise appartiene a questa categoria. Qualcuno l’ha capito da subito, altri – anzi quasi tutti – non hanno perso la flemma nostrana, quell’indolenza atavica che caratterizza da secoli il popolo molisano.

Per carità, un popolo fiero, lavoratore, anche buono per certi versi ma non fesso. Ma pure tanto, troppo pigro, una pigrizia che può trasformarsi, appunto, in indolenza (puorteme a pasce si usa dire in alcune zone della nostra terra, ndr) o in resilienza. Termine usato, abusato in qualche circostanza, ma che spesso connota l’atteggiamento di chi nonostante tutto, contro avversità e intemperie, cerca di restare aggrappato alla vita facendo scorrere gli eventi negativi come una vecchia pellicola di un film muto.

In principio fu ‘Regalati il Molise’, l’idea vincente degli ‘Amici del Morrutto’ di San Giovanni in Galdo che ha donato decine di vacanze gratis attirando visitatori da ogni angolo della Penisola. Qualche Comune ha provato ad imitarne l’idea senza però grossi risultati. C’è stato poi il cosiddetto turismo spontaneo, anche da parte di ‘vip’ o presunti tali che con uno scatto hanno fatto un bel po’ di pubblicità gratuita. Fino al tour di Selvaggia Lucarelli, che ha mantenuto la promessa fatta quando non si sapeva nemmeno se fosse lecito passeggiare nei dintorni della propria abitazione: “Ok, vado a comprare il pane in Molise…” disse. Incassando inviti dalle migliori panetterie molisane.

Paesaggio molisano

Ed ecco la prima impressione destata da un territorio per certi versi ‘a sè stante’, quasi ‘vergine’ in diversi punti, bello e aspro, zuccherato e amaro, mare e montagna, laghi e cascate, bianco e nero: “In Molise c’è la diffusa rassegnazione di luogo lasciato solo – ha scritto la Lucarelli nel pezzo su Il Fatto Quotidiano – in cui chi è rimasto ha imparato a bastare a se stesso”. Forse l’indole di chi non è mai stato abituato a spalancare le porte al ‘forestiero’ ma sta imparando, pian piano, a farlo. O forse è semplicemente questa la natura del molisano, che non per forza deve somigliare al campano, al pugliese o al lombardo. È molisano e basta.

 

Assieme alle foto, alle belle parole, alle scoperte naturali, rimane uno scarso senso della valorizzazione. Indicazioni rare, castelli chiusi, lamentele giustificate da parte di chi dopo essersi sciroppato centinaia di chilometri resta deluso da un lucchetto serrato che mortifica un portale medievale. In tutto ciò, le politiche intraprese raramente hanno fatto cogliere frutti maturi: uno spot passato sulle tv nazionali, una campagna promozionale con protagonista un volto noto e credibile, una campagna social puntuale, ecco forse tutto ciò è mancato o se c’è stato non è apparso sufficiente.

“C’è molto da lavorare, c’è molto da programmare, c’è tutto da condividere, il Molise è bello ma ha bisogno di un maestro che sappia ballare la nostra musica e non la musica che non ci appartiene e venderla come la musica che cambia tonalità ed accordi”. Testo e musica dei Borghi d’Eccellenza, che criticano quell’esaltarsi “per un piacevole apprezzamento, è davvero il massimo della commiserazione e di quanto inespressa è la logica della comunicazione globale”.

Usando metafore anche colorite per commentare la ‘visita’ della Lucarelli: “L’amica Selvaggia tuona con una sua scoreggia profumata, non ce ne voglia, che il Molise è bello e si scatena il finimondo”. E ancora: “Non sia polemica ma una blogger che ci condanna per il nostro essere adagiati al tirare a campare, pensando al suo di marketing territoriale a mezzo blogger, che ci indica come rassegnati per l’eternità, non capaci di raccontarci, credo non abbia, come al solito, puntato il dito contro chi ha lo scettro ma contro tutti i molisani. Selvaggia come Checco (Zalone, ndr) ed il Molise sorride”.

Tutte piccole verità che intersecate danno origine a quel complesso mondo chiamato Molise. Anche perché fotografare ed esaltare questo o quel borgo, la morgia di Pietracupa, gli ombrelli-omaggio a Tony Vaccaro di Bonefro, le cascate di Carpinone, il ponte tibetano di Roccamandolfi, i murales di Civitacampomarano e ancora Campobasso, Termoli, Isernia, Larino, Agnone, Salcito, non è semplicemente promozione spicciola. “Tutto fa brodo” diceva quel tale… Ora bisogna solo vedere se quel brodo piaccia o no: il turismo non è di un solo colore, va preso in tutte le sue sfaccettature. E in questo senso il Molise ne ha ancora di strada da fare. O magari non la percorrerà mai, chi lo sa.

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