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Agli arresti domiciliari ma la casa era un ‘fortino’ con telecamere per spacciare droga, la Cassazione conferma la condanna

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del 24enne termolese che due anni fa fu arrestato dalla squadra mobile perché sorpreso all'interno della sua abitazione con droga e materiale per confezionare dosi ma anche telecamere di sorveglianza per avvisare dell'eventuale arrivo della polizia

Era il 12 ottobre 2018 quando un 24enne fu arrestato a Termoli dalla squadra mobile. Il giovane aveva realizzato una sorta di “fortino” – con tanto di videosorveglianza –  in un quartiere della città adriatica molisana per spacciare droga.
Telecamere dunque che controllavano non soltanto l’arrivo dei clienti ma soprattutto l’eventuale intervento di pattuglie da parte delle forze dell’ordine.

Poi il blitz della squadra mobile di Campobasso. Quindi il sequestro di droga scoperta nell’armadio della camera da letto e nel garage.

Non soltanto marijuana e hashish ma anche tutto il necessario per tagliare e confezionare dosi: bilancini elettronici, bustine di plastica sulle quali erano stati praticati alcuni fori circolari. Poi altri oggetti tra cui un trita-erba. Le analisi successive hanno confermato la tipologia della sostanza che la squadra mobile aveva sequestro.

Anche secondo la Corte di Cassazione, alla quale si è rivolto l’imputato assistito dal suo legale, gli elementi probatori acquisiti dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, la destinazione allo spaccio della droga e la responsabilità dell’imputato.

Conclusioni alle quali anche i giudici sono arrivati attraverso l’analisi del corredo probatorio al quale ha lavorato con scrupolo e circospezione la squadra mobile di via Tiberio.

Il ritrovamento del bilancino elettronico e del trita-erba dimostrano il possesso da parte dell’imputato di strumenti idonei al frazionamento in dosi della droga. E il confezionamento avveniva all’interno della casa nonostante l’imputato all’epoca si trovasse già agli arresti domiciliari.

La polizia giudiziaria ha anche chiarito che i fori circolari praticati sulla busta di plastica sequestrata servivano a ricavare i tipici involucri utilizzati per il confezionamento della sostanza stupefacente. Quelle che il ventiquattrenne riceveva a casa, secondo la Cassazione, “non erano visite di cortesia” perché era sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari e perciò interdetto a coltivare rapporti con estranei.

L’attività di spaccio, secondo i giudici di Appello prima e della Cassazione poi, è avvenuta con spregiudicatezza ove era sottoposto alla misura cautelare di cui abbiamo detto.

Questo dimostra “una non trascurabile capacità a delinquere dell’uomo”, il quale ha quindi violato ripetutamente le cautele imposte dall’autorità giudiziaria a tutela della collettività.

Altro punto focale della relazione conclusiva rispetto alla condanna confermata in Cassazione è stato quello relativo al sistema di videosorveglianza attraverso il quale il 24enne monitorava costantemente l’area antistante la sua abitazione e quindi per i giudici poteva prevedere in anticipo eventuali irruzioni delle forze di polizia.

Per questi motivi il termolese è stato confermato colpevole del reato per cui la squadra mobile lo ha arrestato (e cioè spaccio di sostanze stupefacenti) e ha confermato la pena ad un anno e sei mesi di reclusione oltre a 4mila euro di multa e disposto la confisca di tutti gli elementi  sequestrati.