Buttiamo la bellezza in un cestino di plastica

Passeggiando un sabato sera lungo il Corso nazionale, zigzagando fra gli assembramenti di giovani adolescenti felicemente ammassati uno sull’altro, birretta in mano e privi di mascherine – state tranquilli non mi avventurerò in reprimende ispirate ai vaneggiamenti di Galli della Loggia sulla gioventù di periferia che invade i centri urbani con la voglia di una spericolata rivalsa sociale – si stagliano in tutto il loro orrore plasticoso i nuovi cestini per i rifiuti scelti dall’amministrazione comunale.

Cilindrotti di color verde militare, alticci, non d’alcool ma di statura, appoggiati malamente sui pali della illuminazione, come reduci di notti brave. Con tanto di coperchio da sollevare ogniqualvolta il passante ligio al decoro urbano decida di volerli utilizzare e renderli funzionali all’uso.

Passi la valutazione igienica, anche se siamo in tempi di Coronavirus e qualche domanda sul numero di mani che toccano quei coperchi e il loro potenziale rischio di contagio qualcuno se la sarebbe dovuta fare.

Quello che davvero disorienta è il gusto estetico della scelta. Lungo il Corso del passeggio, nel salotto buono della città si è deciso di posizionare la peggiore opzione possibile in termini di estetica e design. E sì che di cestini nei centri delle città italiane a vocazione turistica come la nostra ne abbiamo visti: di legno, di ferro, d’alluminio, perfino di plastica. Ma nessuno così brutto e sgraziato, così poco funzionale e pericoloso.

Insomma questa scelta appare dettata dalla totale assenza di gusto estetico, dall’idea che il dettaglio non sia utile per conferire un maggiore status alla nostra cittadina. Si darà, la scelta è forse dettata dal desiderio di risparmiare. E qui allora occorre ricordare che non è il Comune che paga, il Comune suggerisce e la ditta appaltatrice esegue all’interno di un corrispettivo complessivo già stabilito dalla gara d’appalto. Il risparmio non è della comunità che quel che deve pagare pagherà comunque nel costo complessivo previsto dal bando. L’eventuale risparmio è del privato.

A noi cittadini resta il pericolo di toccare con le mani quei coperchi per poter tenere pulita la nostra città e la sensazione che il bello, la cura del dettaglio, il senso estetico siano lussi dei quali possiamo fare a meno. Di quel che resta al privato non è questo il momento di parlare.